Roma – A distanza di anni dalla delibera che sancì il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari, voluta con forza dal Movimento 5 Stelle durante il primo governo Conte, Paolo Guzzanti torna a far sentire la sua voce. Giornalista, ex senatore ed ex presidente della Commissione Mitrokhin, Guzzanti si scaglia contro quella che definisce “un’ingiustizia morale”, difendendo il diritto a ricevere il vitalizio, non come privilegio, ma come riconoscimento per il lavoro svolto in Parlamento.
“Non è questione di soldi, è questione di rispetto”
In un’intervista al Corriere della Sera, Guzzanti chiarisce subito il punto: non si tratta di una questione economica.
“Il mio conto in banca? Non navigo nell’oro”, ammette, ma precisa che la sua battaglia non è mai stata dettata dalla necessità finanziaria.
“Non mi sono opposto per soldi, ma per un principio”, ribadisce.
Il vitalizio come garanzia per chi serve lo Stato
Guzzanti difende l’istituto del vitalizio richiamandosi al suo senso originario, quello pensato dai “padri fondatori” della Repubblica:
“Il principio del vitalizio, così come era stato concepito, era sacrosanto”, spiega.
“Se sei un cittadino che svolge un lavoro — che sia l’avvocato, il medico, il giornalista — e a un certo punto ti sacrifichi, lasci il tuo mestiere e vai in Parlamento, devi avere la garanzia di un vitalizio. È una forma di tutela per chi si mette al servizio delle istituzioni, non un privilegio”.
Lo scontro con il Movimento 5 Stelle: “Atto violento contro il Parlamento”
L’ex parlamentare non risparmia le critiche al Movimento 5 Stelle, accusandolo di aver scatenato una “violenza politica” contro le istituzioni con la delibera che tagliò i vitalizi.
“Quando i 5 Stelle approvarono la sforbiciata, io mi incazzai”, racconta senza giri di parole.
“La loro azione fu violenta, non solo nei confronti degli ex parlamentari, ma verso il Parlamento stesso, che è il cuore della nostra democrazia”.
Per Guzzanti, quella manovra andava ben oltre il risparmio economico o la lotta ai privilegi:
“Fu un atto di discredito istituzionale. Gettarono fango su deputati e senatori, facendo passare il messaggio che chi aveva servito il Paese fosse un parassita”.
“Ho dato il sangue per il Parlamento”
Nell’intervista, l’ex senatore rievoca con orgoglio il proprio impegno durante gli anni trascorsi in Parlamento:
“Ho dato il sangue per il Parlamento”, afferma con tono fermo.
Una dichiarazione che suona come una risposta a chi lo accusa di difendere una rendita di posizione.
“Per me il Parlamento è sacro, perché sono nato e cresciuto nella democrazia e so cosa rappresenta”, aggiunge.
Una battaglia solitaria contro il populismo
Oggi, Guzzanti si considera quasi una voce fuori dal coro, in un’Italia che — secondo lui — continua a cedere al populismo e alla retorica anti-casta:
“È passata l’idea che chiunque abbia varcato la soglia di Montecitorio o Palazzo Madama sia un privilegiato. Ma non è così. In Parlamento si lavora, si studiano dossier, si fanno sacrifici”.
“Non sono un privilegiato, ma un ex servitore dello Stato”
Alla fine del suo sfogo, Paolo Guzzanti lascia un messaggio chiaro:
“Non sono un privilegiato. Sono un ex servitore dello Stato che ha fatto il proprio dovere. Non accetto lezioni da chi ha fatto della lotta ai vitalizi un modo per distruggere il rispetto verso le istituzioni”.
Un’intervista che sicuramente farà discutere, rilanciando il dibattito — mai davvero sopito — sui vitalizi e sul valore del lavoro parlamentare.
La risposta di Stefano Buffagni (M5S):
Oggi l’ex parlamentare Guzzanti grida allo scandalo perché gli hanno tagliato il vitalizio. Parla di “ingiustizia”. Ma sapete qual era la vera ingiustizia? Prendersi pensioni d’oro dopo aver versato solo due lire, costringendo i cittadini a mantenere a vita chi non aveva versato i contributi dovuti.
Noi non abbiamo fatto nulla di scandaloso: con orgoglio, nella scorsa legislatura, abbiamo tagliato i vitalizi, semplicemente rapportandoli ai contributi versati, come avviene per ogni altro cittadino italiano.
Abbiamo fatto quello che avevamo promesso, nonostante una certa informazione abbia sempre raccontato un’altra storia. Io stesso ho rinunciato a diversi privilegi, ho restituito 300.000 euro netti. E l’ho fatto con orgoglio, perché mantenere gli impegni presi con i cittadini è una grande soddisfazione.
E oggi? Mentre le famiglie non arrivano a fine mese, gli affitti e le bollette volano, le imprese chiudono, la Fiat fugge dall’Italia e abbiamo la guerra alle porte… leggo questa vergogna: il governo sta discutendo per ridare quei soldi ai parlamentari.
Concedetemi la franchezza: io resto della vecchia scuola. Tagliare i privilegi inutili non è mai un errore. E il contributivo, credetemi, non ha mai fatto male a nessuno.
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Il botta e risposta tra Paolo Guzzanti e il Movimento 5 Stelle riaccende il mai sopito dibattito sui vitalizi. Da un lato, l’ex senatore rivendica il diritto a un trattamento economico che considera “garanzia per chi serve lo Stato” e accusa il M5S di aver colpito il Parlamento con una “violenza politica” per ragioni puramente populiste. Dall’altro, i 5 Stelle — con Stefano Buffagni — respingono ogni accusa e rivendicano con orgoglio il taglio dei vitalizi come una misura di equità e rispetto verso i cittadini, che pagano le tasse e ricevono pensioni legate ai contributi versati.
Due visioni inconciliabili, che riflettono un conflitto più ampio: quello tra chi difende un certo modello istituzionale e chi lo contesta in nome di un principio di giustizia sociale.
Quel che è certo è che il tema continuerà a dividere, specie in un momento storico in cui milioni di famiglie lottano con salari bassi, affitti e bollette alle stelle. E mentre la politica discute di vitalizi, il Paese reale resta in attesa di risposte concrete.



















