Cade anche Zelensky? Arrivano le dimissioni shock che cambiano tutto – Ecco che accade

In Ucraina esplode un nuovo terremoto ai vertici della sicurezza: Vasyl Malyuk si è dimesso da capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu). L’annuncio, netto e pubblico, è arrivato dallo stesso Malyuk ed è stato diffuso tramite il canale Telegram ufficiale della Sbu, poi rilanciato dai media ucraini, tra cui Rbc Ukraina.

La notizia arriva in un momento in cui l’apparato di intelligence e controspionaggio è uno dei pilastri della tenuta dello Stato in guerra. Per questo la domanda “cade anche Zelensky?” rimbalza immediatamente: perché quando si muovono i servizi, in tempo di conflitto, non è mai solo una questione amministrativa.

Chi è Malyuk e perché le sue dimissioni pesano

Malyuk guidava la Sbu dal luglio 2022, uno dei periodi più critici della storia recente ucraina, con la guerra in corso e una profonda riorganizzazione della macchina di sicurezza interna.

La Sbu in questi anni è stata centrale su più fronti: contrasto allo spionaggio, protezione delle infrastrutture critiche, operazioni speciali e controllo della sicurezza interna. In un Paese sotto attacco, cambiare il capo dei servizi significa intervenire su un nervo scoperto: la catena di comando della sicurezza nazionale.

“Mi dimetto”: annuncio secco, nessuna spiegazione su pressioni o contrasti

La frase usata è diretta: “Mi dimetto dalla carica di capo del Servizio di Sicurezza”. Nel messaggio non vengono citati esplicitamente né contrasti interni né pressioni politiche. Proprio questa assenza di spiegazioni rende la notizia più ambigua e, per certi versi, più inquietante: quando non si spiegano le cause, aumenta lo spazio per interpretazioni, sospetti, retroscena.

E in un contesto di guerra, l’incertezza è già di per sé una notizia: perché parla di equilibri delicati, di possibili frizioni, o comunque di un passaggio che non può essere considerato “normale”.

Ma Malyuk non lascia lo Stato: resta nell’Sbu con un ruolo operativo

C’è un dettaglio decisivo: Malyuk chiarisce di non uscire dall’apparato. Anzi: “Rimarrò all’interno del sistema Sbu”, spiegando che il suo nuovo ruolo sarà focalizzato sull’implementazione di operazioni speciali asimmetriche “di livello mondiale”, con l’obiettivo di “infliggere il massimo danno al nemico”.

Questo punto cambia la lettura politica:

non è un addio,

non è un ripiegamento,

non è (almeno formalmente) una rottura con lo Stato.


È più simile a una trasformazione: dalla guida istituzionale alla funzione operativa. Ed è proprio questa trasformazione a porre domande: perché un uomo al vertice sceglie di lasciare la poltrona più alta per tornare “sul campo”?

Zelensky entra in scena: offerte di incarichi alternativi e un rifiuto

Secondo quanto riportato dai media ucraini, Volodymyr Zelensky avrebbe offerto a Malyuk un trasferimento in un altro ruolo di alto profilo istituzionale. Tra le ipotesi citate:

la guida dell’intelligence estero;

un ruolo nel Consiglio per la sicurezza nazionale.


Ma Malyuk avrebbe rifiutato queste opzioni, preferendo restare dentro la struttura operativa della Sbu invece di assumere incarichi più “politici” o di coordinamento strategico.

Anche qui il segnale è forte: rifiutare ruoli prestigiosi proposti dal presidente, in un momento così delicato, suggerisce che Malyuk voglia mantenere un’identità specifica: operativa, non politica. Oppure che non voglia esporsi su un piano di responsabilità istituzionale più ampio. In entrambi i casi, è una scelta che pesa.

“Cade anche Zelensky?” Cosa significa davvero questa crisi

La notizia, per come è raccontata, non contiene alcuna indicazione diretta di un imminente crollo di Zelensky. Non c’è un annuncio di dimissioni del presidente, né un atto formale che faccia pensare a un ribaltamento di leadership.

Ma la domanda non nasce dal nulla: nasce dal fatto che i servizi sono sempre politica, soprattutto in guerra. Le dimissioni del capo dell’Sbu possono indicare:

un riassetto di potere tra vertice politico e apparati;

una fase di riorganizzazione strategica delle operazioni;

un possibile cambio di linea sulla sicurezza interna e sulle priorità operative.


Insomma: non è automaticamente “cade Zelensky”, ma è certamente un segnale che qualcosa si muove ai piani alti.

Perché la Sbu è centrale: spionaggio, infrastrutture, operazioni speciali

Il testo lo sottolinea: le dimissioni arrivano mentre la sicurezza interna resta un pilastro della difesa ucraina. La Sbu ha un ruolo decisivo nel:

contrasto a infiltrazioni e spionaggio;

tutela delle infrastrutture critiche;

operazioni speciali e non convenzionali.


Cambiare il capo significa toccare l’architettura della guerra “invisibile”: quella che non passa solo dal fronte, ma dalle reti, dalle informazioni, dalle operazioni coperte.

La domanda aperta: chi prenderà il posto di Malyuk

Ora il nodo è uno: chi guiderà la Sbu. La sostituzione non è un dettaglio, perché può ridefinire:

l’equilibrio tra governo e apparati di sicurezza;

le priorità tra difesa interna e azione offensiva non convenzionale;

lo stile di gestione (più politico o più operativo).


E mentre Malyuk resta nel sistema con un ruolo focalizzato sulle “operazioni asimmetriche”, la guida dell’agenzia diventa il vero barometro: la scelta del successore dirà molto su quale direzione intende imprimere Zelensky alla macchina della sicurezza.

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Le dimissioni di Vasyl Malyuk non certificano da sole una crisi finale di Zelensky, ma aprono un interrogativo reale: quanto è stabile l’equilibrio interno ucraino mentre la guerra continua a ridefinire tutto?

Il fatto che Malyuk lasci la guida dell’Sbu, restando però nell’apparato con un ruolo operativo “di massimo impatto”, racconta una transizione delicata: non una fuga, ma un riassetto. E in un Paese in guerra, i riassetti ai vertici della sicurezza non sono mai neutri.

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