Nel pieno dello sciopero del 3 ottobre e a due giorni dal voto in Calabria, Giuseppe Conte è stato ospite di L’Aria che Tira su La7, condotto da David Parenzo. In apertura ha collegato la protesta di oggi alle scelte del governo su Gaza e alla gestione della cosiddetta “Flotilla”, rivendicando la legittimità delle manifestazioni pacifiche. Le sue parole arrivano all’indomani della frase della premier Giorgia Meloni secondo cui “weekend lungo e rivoluzione non stanno insieme”, battuta che ha innescato una polemica con sindacati e opposizioni.
L’attacco frontale a Meloni: “Tecnica della provocazione”
Conte inquadra la linea di Palazzo Chigi come una strategia deliberata di esasperazione del confronto pubblico:
“È un atteggiamento provocatore, estremista. La presidente del Consiglio in questo momento sta facendo la leader di Colleoppio, è il primo agitatore di piazza… Lei fomenta l’odio, alza i toni, provoca le piazze… e alla fine vuole soffocare il dissenso, non vuole il confronto, per poi rivendicare la stabilità del Paese contro gli ‘estremisti’. Ma noi non ci caschiamo.”
Sul legame con lo sciopero odierno, Conte sposta il baricentro su Gaza e sulla Flotilla:
“Sono per strada e oggi c’è uno sciopero… per l’inerzia complice del nostro governo. La responsabilità se oggi l’Italia si ferma è del nostro governo. Se il governo avesse fatto quello che hanno fatto altri 153 Paesi, oggi non avremmo le piazze piene.”
Il riferimento è al contesto delle manifestazioni e alla gestione della Flotilla intercettata in acque internazionali, evento che ha acceso proteste e cortei in decine di città italiane.
Diritto di sciopero, ordine pubblico e “linee del confine”
Inc incalzato da Parenzo sulla liceità dei blocchi (binari, snodi stradali) e sull’eventuale uso della forza, Conte richiama due discrimini:
“Il discrimine è questo: violenza / manifestazione pacifica. E poi tra democrazia e autocrazia: in una democrazia si può almeno contestare un governo pacificamente o no? Protestare per strada o no? Ci mancherebbe. Siamo in una democrazia.”
Quando il conduttore gli chiede cosa farebbe “da ministro dell’Interno” sui blocchi, Conte evita la trappola del sì/no secco e riporta la questione al piano politico-diplomatico:
“Ricordo che ho bloccato le forniture militari agli Emirati Arabi perché le utilizzavano contro popolazione civile nello Yemen. Oggi avrei interrotto la cooperazione militare con Israele immediatamente… e sicuramente non avremmo avuto questo clima di scontro.”
Poi il passaggio più duro, ancorato al caso Flotilla:
“Qual è il Paese che può tollerare che dei suoi concittadini disarmati… vengano fermati illegalmente in acque internazionali dall’esercito di un altro Paese… arrestati e detenuti illegalmente? E questo Paese non fa nulla. Barche italiane, acque internazionali, cittadini italiani. Nessun Paese, solo l’Italia.”
Le cronache di queste ore riportano intercettazioni, fermi ed espulsioni legati alla Flotilla, con decine di italiani coinvolti e un braccio di ferro diplomatico in corso.
La polemica sul “weekend lungo”
Conte ribalta il frame scelto da Meloni per delegittimare la protesta:
“Oggi stai dicendo: questi sono gli scioperanti del weekend lungo. Ma guardate che il weekend lungo l’ha proposto il ministro della Meloni quando ha chiesto la settimana corta per i parlamentari…”
Il riferimento è diretto alle parole della premier, che alla vigilia della mobilitazione aveva definito lo sciopero “una scusa per il weekend lungo”. La narrazione governativa punta a minimizzare le ragioni dei cortei e a sottolineare i disagi; quella delle opposizioni, al contrario, connette sciopero e Flotilla alla richiesta di una svolta sulla linea italiana verso Israele.
“Argine all’estremismo?”
Alla provocazione di Parenzo (“Facciamo un’agenzia: ‘Noi siamo argine all’estremismo’?”), Conte si colloca come contrasto all’escalation governativa:
“Se assecondassimo il disegno di questo governo… norme restrittive, decreto sicurezza… nei confronti dei potenti si inchinano, si accucciano a Washington, e poi vogliono reprimere e incarcerare chi manifesta pacificamente. È una tecnica: alzi i toni, provochi e poi dici ‘vedete come sono cattivi, noi assicuriamo stabilità’.”
La dinamica descritta dall’ex premier — provocazione → scontro → strette sull’ordine pubblico → rivendicazione di stabilità — è la chiave con cui il M5S rilegge l’atteggiamento di Palazzo Chigi nelle ultime 48 ore. Nel frattempo, la giornata di sciopero ha visto cortei molto partecipati, blocchi e momenti di tensione in alcune città.
Calabria, ultimo miglio: l’asse con Tridico
Conte intreccia lo scontro nazionale con il terreno elettorale calabrese, dove il M5S sostiene Pasquale Tridico nel campo progressista. La contesa con Roberto Occhiuto (centrodestra) è il banco di prova simbolico del “nuovo corso” pentastellato nel Mezzogiorno. Nelle ore finali, i tour elettorali e le chiusure di lista fanno da cassa di risonanza alle posizioni espresse in tv.
Leggi anche

Assurdo cosa ha fatto il Ministro Carlo Nordio – L’accusa shock – Ora sotto i riflettori per aver….
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio sceglie la linea più dura della campagna referendaria e accende un nuovo scontro frontale
VIDEO:
L’ospitata di Conte a L’Aria che Tira cristallizza due narrazioni inconciliabili. Da una parte, il governo che legge lo sciopero come “scusa da weekend lungo” e mette l’ordine pubblico al centro; dall’altra, l’ex premier che denuncia una “tecnica della provocazione” volta a delegittimare il dissenso e chiede una svolta sulla linea verso Israele.
Il confronto non si consuma sui soli binari bloccati o sugli slogan, ma sull’idea di democrazia: fino a dove si estende il diritto di protesta in una fase di guerra percepita come “genocidio” da una parte consistente dell’opinione pubblica? La risposta, nelle ore in cui le piazze si riempiono e la Calabria si prepara al voto, definirà anche l’orizzonte della prossima stagione politica: se prevarrà il racconto della stabilità “contro gli estremisti”, o quello di una democrazia che contempla il conflitto sociale — purché non violento — come strumento di indirizzo politico. E su questo terreno, Conte ha scelto con chiarezza da che parte stare.



















