Roma, 10 novembre 2025 – ore 18:15
L’Aula della Camera ha assistito oggi a uno degli interventi più duri della legislatura sul tema della libertà di stampa.
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi, ha preso la parola durante la discussione seguita alle polemiche tra Report e il Garante della Privacy, attaccando frontalmente Fratelli d’Italia e il governo Meloni.
“Qualcuno dice che in Italia c’è la libertà di stampa perché abbiamo Report. Poi non importa se mettono una bomba sotto casa di Ranucci, se non si ritirano le querele o se arrivano dichiarazioni come quelle di Mollicone, che dopo una penosa solidarietà a Ranucci bastona il programma con le parole. Questa non è libertà, è ipocrisia”
ha esordito Ricciardi tra gli applausi dei deputati del M5S e dei banchi dell’opposizione.
“Puniti i giornalisti scomodi, premiati i servi del potere”
Il deputato grillino ha denunciato un clima di crescente intimidazione e delegittimazione del giornalismo libero, citando casi recenti che hanno fatto discutere.
“In Italia c’è la libertà di stampa, certo. Infatti Gabriele Nunziati, giornalista dell’agenzia Nova, può andare in Europa a chiedere se l’Ue pensa di trattare Israele come la Russia sul tema della ricostruzione nelle guerre. Peccato che poi sia stato licenziato. E se viene punito chi fa domande a Bruxelles, cosa succede al giornalista locale che indaga sul politico del territorio che prende voti opachi?”
Un passaggio che ha acceso i toni in Aula, con Ricciardi che ha proseguito sottolineando la connivenza tra informazione e potere economico:
“Quando vedremo i giornalisti de Il Giornale, Libero o Il Tempo fare un’inchiesta sulla sanità privata gestita dal parlamentare Angelucci? Quando vedremo su Mediaset servizi sulle banche o sulle assicurazioni? Qui la campagna di delegittimazione non la fanno contro chi si è intascato 165 miliardi in tre anni, ma contro chi ha preso 500 euro di reddito di cittadinanza.”
Attacco frontale a Meloni: “Ha sciacallato sulla morte di tre carabinieri”
Ricciardi non ha risparmiato neanche la premier Giorgia Meloni, accusandola di sfruttare le tragedie per fini politici:
“C’è la Presidente Meloni, che ha sciacallato sulla morte di tre carabinieri per non presentarsi a una conferenza stampa sulla manovra. Questo è il livello del rispetto per l’informazione e per le istituzioni.”
Parole durissime, accolte da proteste dai banchi della maggioranza e dagli applausi dell’opposizione.
“In Italia ci sono giornalisti che strisciano per non inciampare”
Il capogruppo del M5S ha poi tracciato un quadro amaro del giornalismo italiano, diviso – a suo dire – tra chi rischia la vita per raccontare la verità e chi si piega ai poteri forti.
“In Italia ci sono giornalisti che, per non inciampare, strisciano sempre. Noi distinguiamo tra giornalisti e servi. I primi li difendiamo sempre, i secondi si difendono da soli. E non dimentichiamo i 250 giornalisti morti a Gaza, che hanno fatto informazione per tutti, non per un partito.”
“La libertà di stampa è concessa solo per non farci soffocare”
Nel finale, Ricciardi ha denunciato l’ipocrisia di una libertà di stampa “formale ma non sostanziale”:
“La verità è che la libertà di stampa concessa in questo Paese è solo quella che serve per non farci soffocare. Ma chi osa respirare un po’ di più, chi indaga, chi non si piega, viene bastonato. E oggi lo vediamo con Report, simbolo di un giornalismo che dà fastidio al potere.”
Un intervento che scuote Montecitorio
L’intervento di Ricciardi, accolto da un lungo applauso dell’opposizione, ha riacceso lo scontro politico sulla libertà d’informazione e sulle pressioni del potere politico sui media.
Nelle prossime ore, l’Aula voterà la mozione unitaria di M5S, Pd e Avs per chiedere l’azzeramento del collegio del Garante della Privacy e il rafforzamento delle tutele per la stampa libera.
Un dibattito che, come ha concluso Ricciardi,
“non riguarda solo i giornalisti, ma la democrazia stessa. Perché senza informazione libera, nessun cittadino può dirsi davvero libero.”
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In conclusione, l’intervento di Ricciardi sposta il baricentro oltre il caso Report: il punto non è un singolo programma, ma le condizioni materiali in cui opera il giornalismo — tra querele temerarie, pressioni politiche e autorità indipendenti percepite come tali solo di nome. Il voto sulla mozione congiunta di M5S, PD e Avs diventa così un test di credibilità per la maggioranza: se davvero si vuole difendere la libertà d’informazione, servono impegni verificabili su tutela dalle SLAPP, indipendenza degli organi di garanzia, trasparenza delle risorse pubbliche ai media e regole chiare su accesso, replica e rettifica, lontane da ogni forma di censura preventiva.
Resta una scelta di fondo: accettare il conflitto democratico che la stampa inevitabilmente genera oppure ridurlo a scontro di tifoserie. Da questa decisione passa una parte della qualità della nostra democrazia, perché — come ha ricordato lo stesso Ricciardi — senza informazione davvero libera, anche la libertà dei cittadini resta solo formale.



















