Caos Almasri, il governo Meloni nella bufera: arriva il tribunale giudiziaro a… – ULTIM’ORA

Il caso Almasri si complica: autorizzata la visione degli atti da parte di Bongiorno, ma emergono nuovi elementi su conoscenze e omissioni del Ministero della Giustizia. Cresce la pressione sull’esecutivo e su Nordio. L’opposizione chiede le dimissioni.

L’inchiesta sul caso Almasri: svolta o stallo?

Il Tribunale dei ministri ha autorizzato la senatrice Giulia Bongiorno, avvocato difensore della premier Giorgia Meloni e di alcuni ministri coinvolti, a visionare gli atti dell’indagine sul caso Almasri. Si tratta del comandante libico accusato di crimini contro l’umanità, arrestato in Italia lo scorso gennaio e poi rimpatriato senza essere consegnato alla Corte penale internazionale (Cpi). L’accusa che pende sul governo è grave: favoreggiamento e omissione di atti d’ufficio.

Non si tratta ancora di un atto conclusivo, ma la decisione del Tribunale apre uno scenario teso e potenzialmente esplosivo per l’esecutivo. Gli atti a disposizione della difesa sono stati messi a disposizione con una clausola rigorosa: non sarà possibile copiarli né riprodurli in alcuna forma, poiché includono anche documenti classificati dell’Aise, il servizio segreto estero.

Il nodo via Arenula: il ministro Nordio sotto pressione

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, il Ministero della Giustizia — guidato da Carlo Nordio — era a conoscenza della detenzione di Almasri già dal 19 gennaio, giorno dell’arresto. La capa di gabinetto del ministro, Giusi Bartolozzi, venne informata nel primo pomeriggio dal capo del Dipartimento affari giustizia, Luigi Birritteri, tramite una mail nella quale si parlava dell’arresto del generale libico e si raccomandava massima cautela nelle comunicazioni interne.

Il contenuto della mail — secondo una ricostruzione pubblicata dal quotidiano Il Dubbio — mostrerebbe che il ministero non aveva ancora ricevuto i documenti ufficiali della Corte penale internazionale, elemento che tecnicamente avrebbe impedito l’esecuzione del mandato internazionale. Tuttavia, il governo viene accusato di aver agito con una certa consapevolezza, e soprattutto con una tempistica che, agli occhi dell’opinione pubblica e della magistratura, solleva sospetti di omertà istituzionale.

I giudici denunciano la fuga di notizie: aperto un nuovo fronte

Non solo politica e diplomazia: la vicenda ha ora anche un risvolto penale. Il Tribunale dei ministri ha presentato una denuncia formale per la divulgazione di atti coperti da segreto. Una fuga di notizie già segnalata anche in febbraio, che torna a scuotere la tenuta e la credibilità delle istituzioni. I documenti segreti sono custoditi in una cassaforte all’interno della cancelleria della Corte d’Assise. Secondo quanto trapelato, si tratterebbe di elementi particolarmente delicati, tali da esporre il governo a rischi politici e giudiziari.

La reazione del governo: “Pronti a riferire, ma solo con elementi concreti”

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha dichiarato che l’esecutivo riferirà in Aula “appena ci saranno elementi interessanti da comunicare”. Una risposta che ha subito infiammato l’opposizione, giudicata ambigua e dilatoria. “Lo faremo come abbiamo sempre fatto”, ha aggiunto Ciriani, nel tentativo di mantenere una parvenza di normalità. Ma il clima politico è tutt’altro che tranquillo.

L’opposizione all’attacco: “Nordio ha mentito, si dimetta”

Durissima la posizione del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein non usa mezzi termini: “Nordio ha mentito in Aula. Non può restare un ministro che ha mentito al Parlamento e quindi al Paese”. A farle eco, Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi-Sinistra): “Se Meloni non chiede le dimissioni di Nordio, vuol dire che è complice”.

Enrico Borghi (Italia Viva) sottolinea il rischio internazionale: “La premier e il sottosegretario Mantovano non possono continuare a fare finta di nulla. Ne va della credibilità del nostro Paese all’estero”.

Giuseppe Conte: Sul caso Almasri sono stati bugiardi, abbiamo rimpatriato su un volo di stato uno stupratore di bambini, e adesso abbiamo le prove, Nordio deve dimettersi.

Le possibili conseguenze: crisi di governo o trincea politica?

Sul tavolo, ora, ci sono due scenari: l’archiviazione del procedimento oppure la richiesta di autorizzazione a procedere per gli indagati, che potrebbe coinvolgere direttamente la premier Meloni e alcuni ministri. Il rischio per il governo è di trovarsi presto in un vicolo cieco, con una maggioranza sotto assedio e un’opposizione compatta nel chiedere chiarezza.

La tensione è destinata a salire nei prossimi giorni, soprattutto in vista del tavolo di maggioranza previsto mercoledì sulle Regionali. Ma l’agenda politica rischia di essere travolta dal caso Almasri, che si conferma uno snodo potenzialmente letale per la tenuta dell’esecutivo.

Il caos politico e giudiziario che ruota attorno alla mancata consegna del generale Almasri alla Corte penale internazionale è ben lontano dall’essere risolto. Le accuse all’esecutivo, le fratture istituzionali, le fughe di notizie e il crescente pressing dell’opposizione delineano uno scenario in cui la tenuta del governo Meloni appare, oggi più che mai, messa a dura prova.

Il tempo stringe. E la crisi, da ipotesi, potrebbe presto diventare realtà.

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Il caso Almasri ha ormai superato i confini della cronaca giudiziaria, trasformandosi in un terremoto politico che rischia di scuotere le fondamenta del governo Meloni. Tra omissioni, tempistiche sospette, documenti classificati e accuse incrociate, la credibilità dell’esecutivo è sempre più fragile, così come il ruolo del ministro Nordio, sotto assedio da opposizioni e opinione pubblica.

In un momento in cui sarebbe necessario uno scatto di trasparenza e responsabilità, l’esecutivo sembra trincerarsi dietro formule attendiste e risposte elusive. Ma l’inchiesta avanza, e con essa cresce la pressione istituzionale e mediatica.

Se non arriveranno chiarimenti immediati e convincenti, il rischio è che il caso Almasri diventi la crepa definitiva nel racconto di solidità e rigore che il governo ha cercato finora di offrire.

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