Il risultato delle elezioni regionali in Toscana – dove il Movimento 5 Stelle si è fermato intorno al 4%, dopo il 7% delle precedenti consultazioni – ha scosso il partito di Giuseppe Conte, riaprendo un dibattito interno che sembrava sopito dai tempi della Costituente del 2024.
Al centro della discussione: il rapporto con il Partito Democratico e la strategia del campo largo, che in Toscana ha portato i pentastellati a sostenere il governatore uscente Eugenio Giani, già avversato per cinque anni.
Appendino: “Troppo schiacciati sul Pd”
Secondo quanto emerso dall’ultima riunione dei parlamentari M5S, la vicepresidente del Movimento, Chiara Appendino, avrebbe espresso forti perplessità sulla linea seguita in Toscana, giudicando il Movimento “troppo appiattito” sulle posizioni del Partito Democratico.
“Appendino ha posto un tema di postura, di come si sta in un’alleanza – ha spiegato la deputata Vittoria Baldino – Io condivido la direzione generale del M5S in Toscana, ma anche lei ha ragione: bisogna capire come stare dentro un’alleanza senza perdere identità.”
Le parole della deputata torinese, considerate da molti un monito a Conte, hanno avuto un peso simbolico: non tanto per la critica politica, quanto per il malumore crescente di una parte del Movimento che teme di trasformarsi nel “partito satellite” del Pd.
Ricciardi getta acqua sul fuoco: “Normale dibattito, nessun dramma”
A spegnere sul nascere le voci di tensione è intervenuto il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, che ha minimizzato la portata del confronto interno:
“C’è stato un dibattito, come si fa sempre, ma senza alcuna drammatizzazione. Nel M5S ci confrontiamo ogni settimana: non è una novità, è la normalità della nostra vita democratica.”
Ricciardi ha inoltre escluso qualsiasi ipotesi di frattura interna o di dimissioni da parte di Appendino:
“Non c’è stata nessuna minaccia, nessuna lettera. Si è discusso di linea politica, non di ruoli.”
Todde: “Abbiamo già dato. Nessuna scissione, il progetto va avanti”
Anche la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha preso posizione, ribadendo la compattezza del Movimento e l’importanza del progetto comune con il centrosinistra:
“Abbiamo già dato con le scissioni – ha detto Todde, alludendo all’uscita di Luigi Di Maio nel 2022 –. Il progetto del campo largo è paradossalmente rafforzato. In Toscana e nelle Marche abbiamo deciso di andare insieme, e lo faremo anche in Puglia e Campania. Questo non significa essere subordinati, ma costruire un progetto condiviso.”
Todde ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di mantenere un’alleanza strategica senza però rinunciare all’identità pentastellata:
“Essere in coalizione non vuol dire farsi dettare la linea da altri. Conta la coerenza delle battaglie, non la convenienza delle poltrone.”
Tra identità e alleanze: la linea di Conte sotto osservazione
La vicenda toscana ha riaperto una riflessione più ampia: come conciliare l’identità originaria del M5S con la logica delle alleanze.
Conte, per ora, resta saldo al vertice e deciso a proseguire sulla strada del campo largo, ma il voto toscano dimostra che una parte del Movimento chiede più autonomia, più voce e più riconoscibilità.
In un momento in cui la crisi sociale e la manovra economica del governo Meloni polarizzano il dibattito, i 5 Stelle non possono permettersi l’immobilismo.
Il voto in Toscana, pur limitato nei numeri, suona come un campanello d’allarme politico: un test non solo per il campo progressista, ma per la stessa tenuta del “nuovo corso” di Conte, tra pragmatismo istituzionale e radici movimentiste.
“Il dibattito è aperto e serve a crescere – ha detto un deputato vicino al presidente – ma guai a confondere il confronto con la frattura. Il Movimento non si divide: si evolve.”
Conte ha minimizzato la polemica: “non c’è stato nessun annuncio di dimissioni, io non ho ricevuto nulla… e comunque le cariche sono tutte in scadenza”; ha ricordato di essere lui ad aver nominato Appendino vicepresidente. Sky TG24+1
Sulle alleanze col PD, ha ribadito la linea: M5S forza progressista autonoma; si va insieme solo con programmi chiari, condivisi e messi per iscritto (niente “schiacciamento” sul PD).
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E, almeno per ora, il Movimento 5 Stelle prova a tenere la barra dritta, tra unità di facciata e fermento sotterraneo, mentre il Paese si prepara a una nuova tornata elettorale decisiva per gli equilibri del centrosinistra.



















