Per quarantotto ore la domanda è stata sempre la stessa: la decisione di Eni sarebbe rimasta un caso isolato oppure avrebbe costretto le altre grandi compagnie a muoversi?
Le prime reazioni erano state prudenti. Dal mondo petrolifero era arrivato l’avvertimento che non tutti gli operatori dispongono della struttura industriale e finanziaria necessaria per replicare un’operazione del genere. I gestori avevano parlato addirittura del rischio di una concorrenza difficilmente sostenibile per le reti indipendenti.
Adesso, però, è arrivato il primo segnale concreto che modifica il quadro.
Una seconda grande compagnia ha deciso di intervenire. E non si tratta soltanto di un annuncio generico: l’operazione partirà progressivamente dalla rete IP e potrebbe successivamente coinvolgere una fetta ancora più ampia del mercato italiano.
Dopo Eni si muove Socar: price cap anche sulla rete IP
Domenica 27 settembre Socar, compagnia energetica statale dell’Azerbaijan che controlla Italiana Petroli, ha annunciato la decisione di calmierare i prezzi dei carburanti commercializzati in Italia attraverso IP.
L’obiettivo dichiarato è introdurre un limite ai prezzi di vendita di benzina e gasolio.
Il meccanismo verrà applicato progressivamente, partendo dalla rete a marchio IP. Socar spiega inoltre che il livello del prezzo dovrà essere determinato tenendo conto della necessità di preservare la sostenibilità della filiera e delle migliaia di operatori che ne fanno parte.
La novità è politicamente ed economicamente rilevante perché arriva appena due giorni dopo l’annuncio di Eni.
Quello che fino a poche ore fa era soltanto un possibile «effetto emulazione» comincia dunque ad avere una prima conferma concreta.
Ma attenzione: IP non ha ancora annunciato gli stessi prezzi di Eni
C’è però una differenza fondamentale.
Eni ha già comunicato cifre precise: massimo 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, a partire dal 28 settembre, inizialmente per trenta giorni e con la possibilità di prolungare l’iniziativa fino alla fine dell’anno.
Socar-IP, invece, ha annunciato il principio del limite e la sua applicazione progressiva, ma nella comunicazione riportata da ANSA non ha indicato un tetto nazionale identico a quello di Eni.
È una distinzione importante.
Non è quindi corretto sostenere, almeno sulla base delle informazioni disponibili nel pomeriggio del 27 settembre, che da lunedì anche tutti i distributori IP venderanno automaticamente benzina a 1,99 euro e diesel a 2,19.
La compagnia parla invece di prezzi che saranno definiti tenendo conto delle diverse esigenze della filiera.
E il meccanismo potrebbe allargarsi ulteriormente
La portata dell’operazione potrebbe non fermarsi alla sola insegna IP.
Secondo quanto comunicato dal gruppo, saranno studiate le modalità attraverso cui estendere il meccanismo anche alle stazioni che operano con altri marchi ma sono legate alla rete di approvvigionamento di Italiana Petroli.
Questo elemento rende particolarmente interessante ciò che accadrà nelle prossime settimane.
Perché se il modello dovesse progressivamente coinvolgere una parte più ampia della distribuzione, la pressione competitiva sulle altre grandi compagnie potrebbe aumentare.
Socar è entrata da poco nel controllo di Italiana Petroli
C’è anche un particolare societario importante.
Socar ha finalizzato lo scorso 8 maggio l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding.
La compagnia azera definisce quindi la nuova iniziativa come un modo per rafforzare il proprio impegno nei confronti dell’Italia.
Nella nota viene fatto esplicito riferimento alle difficoltà affrontate da famiglie e imprese per prezzi dei carburanti rimasti molto elevati negli ultimi mesi e alle conseguenze dell’instabilità geopolitica sulle catene internazionali di approvvigionamento.
E c’è un altro elemento destinato ad alimentare il dibattito politico: Socar afferma esplicitamente di aderire all’appello del governo italiano.
Tajani rivendica l’interlocuzione con Socar
Antonio Tajani ha immediatamente commentato l’annuncio.
Il vicepresidente del Consiglio ha ricordato di avere incontrato a inizio settembre il presidente di Socar, Rovshan Najaf, e sostiene di avergli chiesto di muoversi proprio in questa direzione.
Per Tajani la scelta di IP, dopo quella di Eni, dimostrerebbe la validità della linea sostenuta da Forza Italia: contributi volontari delle grandi società anziché nuove imposte o interventi obbligatori.
«Nessuna imposizione dall’alto, nessuna nuova tassa per le imprese, ma un contributo volontario per aiutare i cittadini italiani», ha dichiarato il leader azzurro.
È la lettura politica di Tajani della vicenda. Il fatto documentato è che Socar ha effettivamente annunciato il nuovo meccanismo e ha dichiarato di aderire all’appello del governo.
Solo poche ore prima il settore aveva frenato: «Non tutti possono farlo»
La rapidità con cui si sta evolvendo la situazione è notevole.
Dopo l’annuncio di Eni, Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli, aveva invitato a «tenere a freno l’emotività», sottolineando come fosse ancora tutto da verificare che l’operazione potesse produrre un effetto emulativo.
Il motivo è strutturale.
Eni è un gruppo verticalmente integrato, presente nella produzione, nella raffinazione e nella distribuzione. Altri operatori, soprattutto quelli indipendenti, non dispongono necessariamente delle stesse condizioni economiche.
L’annuncio di Socar dimostra però che almeno un altro grande soggetto ha scelto di intervenire.
Non significa ancora che tutte le compagnie seguiranno. Ma significa che Eni non è più sola.
La prima mossa era arrivata da Eni
Tutto è iniziato venerdì 25 settembre.
Eni ha annunciato un tetto massimo per i carburanti venduti attraverso Enilive:
1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.
Secondo la società, le soglie corrispondevano a circa 17 centesimi al litro in meno rispetto ai livelli medi presi come riferimento al momento dell’annuncio.
Il price cap partirà il 28 settembre e durerà inizialmente trenta giorni.
La società si è però riservata la possibilità di prolungarlo fino alla fine del 2026 in base all’andamento del mercato e alle condizioni degli approvvigionamenti.
Perché il tetto di Eni è così importante
La parola «tetto» può generare qualche equivoco.
Eni non sta imponendo un prezzo unico di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel.
Sta fissando un massimo.
Un distributore Enilive potrà quindi vendere a un prezzo inferiore, mentre il limite stabilito dalla compagnia impedirà di superare quelle soglie nell’ambito dell’iniziativa.
Ed è proprio questo meccanismo che rischia di creare una pressione fortissima sui concorrenti.
Se due distributori vicini applicano differenze significative di prezzo, molti automobilisti potrebbero naturalmente scegliere quello più conveniente.
Il timore dei gestori: «Rischio concorrenza sleale»
Ciò che rappresenta un vantaggio immediato per il consumatore può però produrre conseguenze più complesse nella filiera.
La Figisc-Confcommercio, federazione dei gestori degli impianti, ha espresso forti preoccupazioni.
Secondo l’organizzazione, l’operazione Eni rischia di mettere «in scacco» sia altre grandi reti sia gli operatori indipendenti.
Il problema riguarda soprattutto chi non dispone di una compagnia in grado di assorbire parte dei maggiori costi.
La Figisc sottolinea che i margini dei gestori sono generalmente legati ai litri venduti e non semplicemente al prezzo finale esposto sulla colonnina. Un operatore indipendente che acquista carburante a condizioni meno favorevoli potrebbe quindi non avere la possibilità economica di rispondere a una riduzione molto aggressiva dei prezzi.
«Che ne sarà dei gestori che non sono Eni?»
È proprio questa la domanda posta dalla federazione.
Secondo Figisc, gli operatori che non appartengono alla rete Eni potrebbero trovarsi «fuori mercato» se non riceveranno un sostegno equivalente dalle proprie compagnie.
L’annuncio di Socar-IP cambia parzialmente questa prospettiva.
La stessa Socar ha infatti sottolineato che il proprio meccanismo dovrà essere costruito garantendo la «sopravvivenza della filiera», composta da migliaia di operatori.
La scelta delle parole non sembra casuale: il gruppo annuncia di voler ridurre la pressione sui consumatori senza ignorare la sostenibilità economica dei distributori.
I prezzi restano molto elevati
La ragione di questa corsa agli interventi è evidente osservando le quotazioni alla pompa.
Il caro carburanti continua a pesare fortemente sui bilanci delle famiglie e delle imprese, con il diesel particolarmente sotto pressione.
La stessa Eni ha motivato il proprio intervento richiamando la contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati, le crisi geopolitiche e la perdita di capacità di raffinazione europea.
Secondo il gruppo, in Europa sono state chiuse quasi trenta raffinerie negli ultimi quindici anni.
Il risultato è che il problema non riguarda soltanto il prezzo del petrolio greggio: conta anche quanto prodotto raffinato è effettivamente disponibile sul mercato.
Adesso potrebbe iniziare una vera corsa tra le compagnie
Ed è qui che l’annuncio di Socar assume il suo significato più importante.
Quando Eni ha comunicato il price cap, Assoutenti aveva indicato due possibili effetti: il primo era un risparmio immediato per chi utilizza la rete Enilive; il secondo era una possibile spinta concorrenziale sulle altre compagnie, che avrebbero potuto adottare misure analoghe per evitare di perdere quote di mercato.
A distanza di appena due giorni, una seconda grande rete ha annunciato di voler percorrere quella strada.
Questo non consente ancora di parlare di una riduzione generalizzata dei carburanti in Italia.
Ma il meccanismo competitivo ipotizzato dalle associazioni dei consumatori ha iniziato concretamente a manifestarsi.
Chi sarà il prossimo?
È adesso questa la domanda centrale.
Con Eni ed IP che intervengono contemporaneamente, aumenta la pressione sulle altre grandi reti.
Per un automobilista la fedeltà a un marchio ha generalmente un peso inferiore rispetto alla convenienza del prezzo. Se le differenze tra stazioni vicine diventassero consistenti, i flussi di clienti potrebbero spostarsi rapidamente.
Le altre compagnie dovranno quindi decidere se mantenere i propri listini, introdurre promozioni oppure adottare a loro volta forme di calmieramento.
Non risulta ancora una decisione generalizzata in questo senso.
E proprio per questo i prossimi giorni saranno decisivi.
Ma non è ancora un price cap nazionale
C’è un’altra distinzione essenziale.
Le iniziative di Eni e Socar-IP sono decisioni aziendali volontarie.
Non esiste, al momento, un prezzo massimo imposto per legge a tutti i distributori italiani.
Assoutenti ha invece chiesto al governo di valutare proprio un price cap temporaneo nazionale, sostenendo che l’iniziativa di Eni dimostrerebbe la possibilità di intervenire sul mercato.
Su questo terreno le posizioni politiche sono differenti.
Forza Italia privilegia gli accordi volontari con le imprese; altre forze chiedono invece misure pubbliche più incisive o interventi sugli extraprofitti.
Il governo rivendica la moral suasion, le opposizioni chiedono misure strutturali
Dopo l’annuncio di Eni, Palazzo Chigi aveva parlato di un «lodevole atto di attenzione all’Italia».
Tajani aveva sostenuto che la strada preferibile fosse quella della «responsabilità, collaborazione e mercato», contrapponendola a nuove tassazioni sugli extraprofitti.
Le opposizioni hanno dato una lettura differente, chiedendo perché iniziative di contenimento non fossero state sollecitate prima e reclamando interventi strutturali contro il caro carburanti.
L’arrivo di Socar-IP offre quindi nuovi argomenti al confronto: per il governo rappresenta una conferma dell’efficacia del dialogo con le aziende; per chi chiede interventi più ampi resta da verificare durata, dimensione e reale impatto dei tetti volontari sull’intero mercato.
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Il 28 settembre diventa la data chiave
La giornata di lunedì 28 settembre sarà quindi molto più importante di quanto sembrasse appena qualche giorno fa.
Da una parte scatterà ufficialmente il price cap Enilive: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel.
Dall’altra inizierà progressivamente anche l’intervento annunciato da Socar sulla rete IP.
Poi inizierà la partita più interessante: osservare i prezzi effettivamente praticati sul territorio e soprattutto le decisioni degli altri grandi operatori.
Da un caso isolato a un possibile effetto domino
Fino a questa mattina il dubbio era se Eni potesse restare sola.
Ora sappiamo che non sarà così.
Socar-IP ha deciso di seguire la strada del contenimento dei prezzi, pur con modalità differenti e senza avere ancora annunciato un tetto nazionale identico a quello di Eni.
È ancora presto per parlare di una vera «guerra dei prezzi», perché servono le cifre effettive di IP e soprattutto bisognerà vedere la risposta delle altre compagnie.
Ma il primo tassello è caduto.
E se nelle prossime ore altri grandi operatori dovessero muoversi, ciò che era iniziato come un’iniziativa autonoma di Eni potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più significativo: una competizione tra le grandi reti per abbassare il prezzo alla pompa e trattenere gli automobilisti.
Per milioni di italiani che ogni settimana fanno il pieno, sarà questa la partita da seguire da lunedì.



















