Caso Almasri, Appendino (M5S) all’attacco: “Film horror, Meloni venga in Aula a riferire” – VIDEO

Roma, 9 luglio – Il caso Almasri continua a scuotere la politica italiana e ad alimentare le tensioni in Parlamento. A intervenire con parole durissime è stata oggi alla Camera Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che ha accusato frontalmente il governo e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando di un vero e proprio “film horror” e di “depistaggio di Stato”.

L’esponente pentastellata ha chiesto con forza che la premier riferisca immediatamente in Aula, spiegando agli italiani cosa sia accaduto realmente nella gestione di questa vicenda, definita ormai “sempre più grave e vergognosa”.

Le accuse di Chiara Appendino: “Meloni regista del film horror”

Nel suo intervento, Appendino ha tracciato un quadro impietoso della condotta del governo Meloni, puntando il dito in particolare contro la premier.
“Sul caso Almasri sta crollando il castello delle bugie, giorno dopo giorno”, ha esordito, sottolineando come la vicenda si stia trasformando in un simbolo di opacità e malagestione politica.

Secondo l’ex sindaca di Torino, la verità sarebbe stata occultata sin dall’inizio per ragioni politiche:
“Le bugie hanno le gambe corte, anche se sei potente, anche se sei una mentitrice compulsiva”, ha detto rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio.

Appendino ha chiesto che Meloni si presenti in Parlamento per un’informativa urgente, nella quale chiarisca i contorni dell’intera vicenda:
“La verità è un dovere verso i cittadini, invece questo governo l’ha voluta negare agli italiani fin dal primo giorno”.

L’affondo contro il ministro Nordio: “Va mandato a casa subito”

Nel mirino della vicepresidente M5S è finito anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, più volte criticato dai 5 Stelle in queste settimane per la sua gestione della vicenda.
“Sono mesi che chiediamo di liberare l’Italia dalla sua incompetenza”, ha dichiarato Appendino, sollecitando ancora una volta le dimissioni del Guardasigilli.

Nel suo intervento, Appendino ha ricordato i numerosi episodi di confusione istituzionale legati al caso Almasri:
“In questi mesi è successo di tutto, uno spettacolo vergognoso: ministri che dicono cose diverse tra loro, versioni differenti tra Aula, tv e giornali, colpe date ai giudici brutti e cattivi, scuse ridicole, capri espiatori”.

“Il governo sotto ricatto di un torturatore libico”

Il passaggio più duro del suo intervento è stato quello in cui Appendino ha accusato il governo di essere stato di fatto ricattato da un criminale libico, arrivando a liberare un condannato per reati gravissimi:
“La presidente Meloni mentiva sapendo di mentire a reti unificate”, ha affermato.

Secondo la vicepresidente del M5S, il governo avrebbe “provato in tutti i modi a depistare, mascherare e coprire la verità”, ovvero che “è sotto ricatto di un torturatore libico” e che per una scelta politica avrebbe “liberato uno stupratore di bambini e lo avrebbe rimandato in patria con volo di Stato”.

Le richieste del M5S: “Ora si faccia chiarezza”

Il Movimento 5 Stelle, con la voce di Appendino, chiede ora che Giorgia Meloni si assuma le sue responsabilità in Parlamento, spiegando con trasparenza tutti i passaggi della vicenda.
Una richiesta destinata ad alimentare ancora il confronto politico, mentre sul caso Almasri crescono tensioni, sospetti e polemiche anche all’interno della stessa maggioranza, che continua a fornire versioni contraddittorie e incomplete.

Nel frattempo, l’opposizione promette di non fermarsi e di tenere alta la pressione sul governo fino a quando la verità non verrà chiarita.

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Il caso Almasri si conferma una bomba politica pronta a esplodere in Parlamento. Con l’intervento durissimo di Chiara Appendino, il Movimento 5 Stelle alza il livello dello scontro e mette Giorgia Meloni e il governo di fronte a una sfida diretta: dire la verità in Aula o affrontare l’accusa di aver orchestrato un “depistaggio di Stato”.

Le opposizioni promettono battaglia e, con il M5S in prima fila, il caso si avvia a diventare un terreno di scontro permanente, tra sospetti, retroscena e una maggioranza sempre più in difficoltà nel reggere l’urto politico e mediatico. La partita è aperta, e il Parlamento resta il campo principale su cui si giocherà lo scontro.

 

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