Caso Bignami Fdi, Serra avverte Formigli: “Facciamo attenzione a…” – IL VIDEO SHOCK

L’ironia è la sua cifra, ma questa volta sotto la battuta si sente chiarissimo l’allarme. A Piazzapulita, collegato con Corrado Formigli, Michele Serra prende di petto il caso Garofani – il consigliere del presidente Mattarella finito nel tritacarne mediatico dopo le indiscrezioni de La Verità – e insieme mette a nudo le contraddizioni del governo Meloni su immigrazione e sicurezza.

Ne esce un quadro nerissimo: istituzioni trascinate nel fango delle “fantasie sul Colle”, maggioranza che usa il caso Quirinale per deviare l’attenzione, promesse mancate su frontiere e legalità, provvedimenti “spot” studiati per fare il giro dei social.

Il siparietto con Formigli: “Attento a quello che dici, Corrado…”

Serra entra in scena scherzando, ma il riferimento è chiarissimo.
«Facciamo attenzione a quello che diciamo stasera, tutti ascoltano tutti. Non si può neanche dire qualcosa al ristorante con gli amici…», dice rivolto a Formigli, alludendo alla cena “romanista” durante la quale Francesco Saverio Garofani – consigliere del Capo dello Stato ed ex deputato Pd – avrebbe parlato di un “progetto politico” per arginare il centrodestra e auspicato una sorta di nuova lista moderata stile Ulivo.

Formigli annuisce: «No, niente, niente…». E Serra insiste: «Quindi attento a quello che dici stasera perché qualcuno potrebbe ascoltare te, e anche me».

Sembra una gag, ma in realtà è il modo con cui l’editorialista di Repubblica fotografa il clima avvelenato: ogni chiacchiera privata può diventare un’arma politica, ogni conversazione a tavola una prova a carico, ogni frase rubata un pretesto per una nuova guerra istituzionale.

Il caso Garofani: “Pittoresca montatura, non complotto”

Quando Formigli passa al registro più serio e gli chiede «Che effetto ti fa questa vicenda?», Serra abbandona la battuta e va al punto:
per chiamarlo complotto, dice, «bisogna avere la fantasia giornalistica di chi l’ha fatto». Altro che scoop: per lui siamo di fronte a una «pittoresca montatura giornalistica».

L’editorialista non nega la leggerezza del consigliere del Quirinale – che non ha smentito di aver parlato, limitandosi a definire quelle frasi “chiacchiere tra amici” – ma rifiuta l’idea di un “piano anti-Meloni” orchestrato dal Colle. E di fatto rimette al centro la sproporzione tra parole dette a voce bassa in una cena privata e il polverone politico-mediatico che ne è scaturito, con il capogruppo FdI Galeazzo Bignami a chiedere una smentita ufficiale e parte della destra a evocare addirittura una regìa quirinalizia contro il governo.

Serra, insomma, vede nel racconto de La Verità più propaganda che giornalismo: un’operazione costruita per spostare l’attenzione sul “nemico al Colle”, mentre il Paese fa i conti con problemi ben più concreti.

Dal Quirinale all’immigrazione: “Su questo Scanzi ha centomila volte ragione”

E proprio qui entra in gioco l’altra parte, ancora più tagliente, del suo intervento. Serra allarga il ragionamento e commenta il bilancio del governo Meloni, a partire dal tema che più di ogni altro ha alimentato le promesse elettorali del centrodestra: l’immigrazione.

La diagnosi è senza appello:

«Sicuramente l’immigrazione non è stata affrontata come era stato promesso. Nessuna sicurezza. Non è stato fatto quello che era stato promesso. Su questo Andrea Scanzi ha centomila volte ragione. Non c’è dubbio».

Per Serra non è un’opinione isolata: «Chi ha votato questo governo lo sa benissimo». Gli stessi elettori di FdI – sostiene – percepiscono una distanza enorme tra gli slogan urlati in campagna elettorale e la realtà dei fatti: sbarchi mai davvero ridotti, accordi esterni fragili, presenza sul territorio insufficiente.

“Provvedimenti spot” e illusioni pericolose

L’editorialista non si limita a registrare la delusione: indica un meccanismo politico preciso, definito «doppiamente pericoloso».

Da una parte, il governo annuncia misure roboanti, immediatamente rilanciate sui social come “pugno duro” contro migranti e degrado; dall’altra, sa già che quei provvedimenti non risolveranno davvero i problemi.

«Molto spesso – osserva Serra – si fanno dei provvedimenti per fare il lancio sui social. Sconfitto il reato di casa… Non è vero. È doppiamente pericoloso, perché se tu, dopo non aver risolto il problema, dai l’illusione di fare il provvedimento spot che sai già, quando lo fai, che non risolverà nulla…».

E qui chiama direttamente in causa il senatore di maggioranza seduto in studio: «Lo sapevate tutti, senatore Bocci, che quello sulle case non avrebbe risolto il problema».

Il risultato, avverte, è un boomerang politico:

«È doppiamente la rabbia dei tuoi elettori. Di quelli che dicono: mi stai prendendo in giro».

“Rispetto per gli elettori di Meloni, traditi sulle promesse di sicurezza”

Pur criticando duramente il governo, Serra mostra una forma di rispetto proprio per chi l’ha votato:

«Meloni deve rispetto ai suoi elettori, perché si aspettavano sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza molto di più».

Non chiede miracoli – «è vero che non si può eliminare di colpo l’immigrazione» – ma sottolinea che «sui rimpatri si può fare di più» e «come presenza sul territorio qualcosa in più andava fatto».

Per lui il punto non è solo l’inefficacia delle politiche, ma il tradimento psicologico di un elettorato a cui è stato promesso l’impossibile, senza nemmeno compiere quel “qualcosa in più” che sarebbe stato comunque percepito come un tentativo serio.

Il messaggio in controluce: meno fantasie sul Colle, più realtà

Mettendo insieme battute, allarmi e analisi, il quadro è chiaro: mentre la politica si accapiglia sulle frasi di Garofani, sul “piano anti-Meloni” e sulle teorie di complotto contro il governo, la realtà dell’Italia scivola sullo sfondo.

Da un lato un consigliere del Quirinale trasformato nel protagonista di una “fantasia giornalistica”, dall’altro un esecutivo che – dice Serra – non ha mantenuto le promesse su immigrazione, sicurezza e case, preferendo i colpi di teatro ai risultati concreti.

Il monito finale, tra l’ironico e il serissimo, è proprio questo: meno caccia alle conversazioni private, meno ossessione per il “nemico” al Colle, più responsabilità verso gli elettori che si sentono traditi. Perché quando la politica vive di “provvedimenti spot” e di “pittoresche montature”, il rischio è che la rabbia – quella vera – non resti più solo davanti allo schermo di una trasmissione tv.

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In definitiva, dalle parole di Serra emerge un messaggio tanto semplice quanto esplosivo: mentre la destra di governo agita lo spettro del “complotto dal Colle” e trasforma una cena privata in caso nazionale, evita accuratamente di fare i conti con il proprio fallimento sulle promesse di sicurezza e controllo dei flussi migratori. Il caso Garofani diventa così il sintomo di una politica che preferisce inscenare battaglie simboliche, alimentare sospetti e costruire “fantasie” sul Quirinale, invece di misurarsi con la frustrazione concreta di quegli elettori a cui era stato garantito un cambio di rotta radicale.

La conclusione implicita del suo ragionamento è che il rispetto dovuto agli italiani – e in particolare a chi ha creduto in Meloni proprio su immigrazione e legalità – non si misura nei titoli a effetto o nei provvedimenti spot buoni per i social, ma nella serietà con cui si affrontano problemi reali, senza alibi e senza nemici immaginari. Meno montature pittoresche, meno caccia alle conversazioni private, più verità sulle cose fatte (o non fatte): solo così si può abbassare il livello di avvelenamento del dibattito pubblico e restituire un minimo di credibilità alle istituzioni e a chi le governa.

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