Dalla condanna definitiva allo scontro istituzionale
Il caso di Mario Roggero non riguarda più soltanto la legittima difesa e la proporzionalità della pena. Dopo la condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour, la vicenda ha aperto un confronto politico e istituzionale sulle prerogative del presidente della Repubblica e sui limiti entro i quali il governo può intervenire nella procedura per la concessione della grazia.
Il presidente Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per ricordargli che la decisione sulla grazia appartiene esclusivamente al capo dello Stato. Il richiamo, però, non rappresenta un rifiuto della clemenza nei confronti di Roggero: il Colle non si è pronunciato sul merito del caso, ma ha voluto ristabilire con chiarezza ruoli e competenze previsti dalla Costituzione.
La rapina del 28 aprile 2021
La vicenda giudiziaria nasce il 28 aprile 2021, quando tre uomini entrarono nella gioielleria di Mario Roggero a Grinzane Cavour, nel Cuneese. I rapinatori minacciarono la moglie e la figlia del commerciante utilizzando una pistola giocattolo, privata del tappo rosso, e un coltello.
Dopo essersi impossessati dei preziosi, i tre uscirono dal negozio e tentarono di allontanarsi. Roggero recuperò la pistola che deteneva legalmente, li inseguì all’esterno e sparò diversi colpi. Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, mentre Alessandro Modica rimase ferito.
Il punto decisivo affrontato nei processi non è stato la gravità della rapina, mai messa in discussione, ma l’esistenza di un pericolo ancora attuale nel momento in cui il gioielliere aprì il fuoco. Secondo i giudici, l’aggressione era terminata: i rapinatori avevano lasciato il negozio e stavano fuggendo. Per questo sono state escluse sia la legittima difesa sia l’applicazione delle disposizioni previste per chi reagisce durante un’aggressione ancora in corso.
La condanna a 14 anni e 9 mesi
In primo grado, nel dicembre 2023, la Corte d’Assise di Asti condannò Roggero a 17 anni di reclusione per duplice omicidio volontario e tentato omicidio. La Corte d’Assise d’Appello di Torino confermò la responsabilità penale, riducendo però la pena a 14 anni e 9 mesi.
Il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la sentenza. Roggero, oggi settantaduenne, è quindi entrato nel carcere milanese di Bollate per iniziare a scontare la pena. I suoi avvocati hanno annunciato di voler esaminare le motivazioni della Suprema Corte e di valutare anche un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
La condanna definitiva non significa che i giudici abbiano ignorato il trauma della rapina o la paura vissuta dalla famiglia. Significa che, sulla base delle immagini e degli altri elementi processuali, hanno ritenuto che gli spari non fossero necessari per respingere un’offesa ancora presente.
La mobilitazione politica per la grazia
Subito dopo la sentenza della Cassazione, Matteo Salvini ha chiesto pubblicamente a Mattarella di concedere la grazia. I capigruppo parlamentari del centrodestra hanno inoltre avviato una raccolta di firme per sostenere il gioielliere, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito la vicenda un’ingiustizia e ha chiesto di valutare ogni possibilità per evitargli il carcere.
Antonio Tajani ha assunto una posizione più sfumata: ha riconosciuto che Roggero ha sbagliato, ma ha invocato il perdono della società, richiamando l’età del condannato e il contesto nel quale maturò la sua reazione. Giorgia Meloni ha invece contestato la proporzione della pena e soprattutto il principio per cui una persona vittima di un reato possa essere chiamata a risarcire chi ha partecipato all’aggressione o i familiari di chi è rimasto ucciso.
La mobilitazione parlamentare, tuttavia, ha soltanto un valore politico. Una petizione o una raccolta di firme non obbligano il capo dello Stato a concedere la grazia e non possono sostituire l’istruttoria prevista dal Codice di procedura penale.
L’annuncio di Nordio e l’intervento di Mattarella
Il 16 luglio il ministro Carlo Nordio ha annunciato di aver avviato l’istruttoria finalizzata alla grazia. Poche ore dopo è arrivata la convocazione al Quirinale.
La nota della Presidenza della Repubblica è stata breve ma molto netta: Mattarella ha ricevuto Nordio per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro, ricordando che la facoltà di concedere la grazia è riservata esclusivamente al presidente della Repubblica.
Il Colle non ha quindi espresso un giudizio favorevole o contrario alla richiesta. Fonti del Quirinale hanno sottolineato che una valutazione sarebbe stata prematura, anche perché non erano ancora state pubblicate le motivazioni con le quali la Cassazione aveva respinto il ricorso di Roggero.
Il richiamo ha riguardato il metodo: il governo può raccogliere gli atti, istruire la pratica e formulare valutazioni, ma non può presentare la grazia come una decisione già orientata o come un provvedimento appartenente all’indirizzo politico dell’esecutivo.
Perché la decisione appartiene al presidente della Repubblica
L’articolo 87 della Costituzione attribuisce al capo dello Stato il potere di concedere la grazia e di commutare le pene. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 200 del 2006, ha chiarito che si tratta di una prerogativa sostanzialmente presidenziale.
Il ministro della Giustizia ha un ruolo importante, ma principalmente istruttorio: deve acquisire la documentazione, raccogliere i pareri degli organi competenti e trasmettere il fascicolo al Quirinale. La valutazione finale sulla presenza di eccezionali ragioni umanitarie spetta però al presidente della Repubblica.
Anche qualora il ministro esprimesse un giudizio contrario, non potrebbe esercitare un potere di veto assoluto. La Consulta ha stabilito che il Guardasigilli non può bloccare un’istruttoria richiesta dal capo dello Stato e che la controfirma ministeriale assume, in questo caso, un valore prevalentemente formale.
Il precedente richiamato dalla Corte è quello di Ovidio Bompressi, sul quale nacque un conflitto tra il presidente Carlo Azeglio Ciampi, favorevole alla grazia, e l’allora ministro Roberto Castelli, contrario. La sentenza del 2006 risolse quel conflitto affermando la prevalenza della decisione presidenziale.
La domanda presentata dalla moglie
Dopo l’ingresso di Roggero nel carcere di Bollate, la moglie Mariangela Sandrone ha formalmente presentato la domanda di grazia. Contemporaneamente, i difensori Stefano Marcolini e Sergio Rovani hanno depositato un’istanza per ottenere il differimento dell’esecuzione della pena. Si tratta di due percorsi distinti: la grazia riguarda il possibile condono o la riduzione della pena, mentre il differimento punta a sospenderne temporaneamente l’esecuzione in presenza dei presupposti previsti dalla legge.
Le comunicazioni provenienti dal ministero sono apparse inizialmente contraddittorie. Il 16 luglio era stato annunciato l’avvio dell’istruttoria; successivamente, Via Arenula ha precisato che l’iter formale non era ancora partito. La correzione è arrivata dopo il richiamo del Quirinale e prima della presentazione dell’istanza da parte della moglie.
Come funziona concretamente l’istruttoria
La grazia presuppone una sentenza definitiva. La domanda può essere presentata dal condannato, da un prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore, dal curatore o da un avvocato. Può anche essere concessa in assenza di una richiesta, su iniziativa del presidente della Repubblica.
Poiché Roggero è detenuto, la procedura dovrà coinvolgere la magistratura di sorveglianza. Durante l’istruttoria vengono acquisiti la sentenza, i precedenti dell’interessato, le informazioni sulle sue condizioni familiari ed economiche, la condotta mantenuta in carcere e gli eventuali pareri delle autorità giudiziarie.
Possono essere valutati anche il rapporto del condannato con il reato commesso, l’eventuale risarcimento, le dichiarazioni delle persone offese e il comportamento tenuto durante l’esecuzione della pena. Tutti questi elementi vengono trasmessi al ministro, che formula le proprie osservazioni e invia il fascicolo al capo dello Stato.
L’istanza, da sola, non sospende la condanna. Fino a un eventuale provvedimento diverso, Roggero resta detenuto e la pena continua a essere eseguita.
Che cosa può fare Mattarella
Mattarella non è obbligato a scegliere soltanto tra la concessione totale e il rigetto della domanda. La grazia può essere integrale, parziale oppure trasformare la pena in una sanzione differente prevista dall’ordinamento.
Un eventuale provvedimento non cancellerebbe la condanna e non dichiarerebbe Roggero innocente. Verrebbe meno, in tutto o in parte, soltanto l’obbligo di scontare la pena. La responsabilità penale stabilita dai giudici resterebbe quindi ferma.
Il Quirinale dovrà valutare soprattutto l’esistenza di ragioni umanitarie eccezionali: l’età, le condizioni personali e familiari, la condotta, il percorso compiuto dopo il reato e ogni altro elemento raccolto nell’istruttoria. Non si tratterà di celebrare un quarto grado di giudizio, ma di decidere se attenuare gli effetti di una sentenza pienamente valida.
Il nodo del ravvedimento
Uno dei punti più delicati riguarda il comportamento di Roggero dopo i fatti. Il gioielliere ha sempre sostenuto di avere agito per difendere la propria famiglia e ha continuato a definire ingiusta la condanna.
All’ingresso nel carcere di Bollate ha dichiarato di aspettarsi la grazia e ha rivolto parole molto dure anche al presidente Mattarella. Ha ammesso che, con il senno di poi, esiste un pentimento, continuando però a collegare la propria reazione alla paura vissuta durante la rapina.
Questo elemento potrebbe essere valutato durante l’istruttoria. Il riconoscimento della responsabilità non è un requisito automatico fissato dalla Costituzione, ma il rapporto del condannato con il reato, la sua condotta e l’eventuale ravvedimento rientrano tra gli aspetti normalmente esaminati prima di un provvedimento di clemenza.
I risarcimenti e il sequestro dei 50mila euro
La vicenda comprende anche un rilevante capitolo economico. La sentenza ha riconosciuto provvisionali immediatamente esecutive per complessivi 480mila euro in favore di quattordici familiari dei due rapinatori uccisi e del terzo uomo rimasto ferito. La quantificazione definitiva dei danni sarà stabilita attraverso un separato giudizio civile.
Il 20 luglio la Procura generale di Torino ha inoltre comunicato di aver ottenuto il sequestro conservativo di 50mila euro depositati su un conto tunisino intestato a Roggero e alla moglie. La somma proveniva da un bonifico effettuato dal conto del comitato “#iostoconmarioroggero” prima del processo d’appello.
È importante distinguere i due aspetti: il sequestro dei 50mila euro è stato disposto a garanzia delle spese di giustizia e non costituisce il pagamento delle provvisionali riconosciute alle parti civili.
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Una vicenda diventata terreno di scontro politico
La richiesta di grazia ha ormai superato i confini del singolo caso giudiziario. Per il centrodestra, Roggero è diventato il simbolo di chi subisce un reato e viene poi punito per avere reagito. Per le opposizioni, invece, la maggioranza sta utilizzando una vicenda drammatica per contestare una sentenza definitiva e mettere sotto pressione il Quirinale.
Esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Più Europa hanno difeso le prerogative di Mattarella, accusando il governo di aver trasformato la grazia in uno strumento di propaganda politica.
È legittimo discutere della disciplina della legittima difesa, della durata della pena e delle norme sui risarcimenti. Ma queste questioni appartengono al Parlamento e riguardano le leggi future. La grazia, invece, è una valutazione individuale e non può diventare uno strumento per modificare indirettamente una sentenza ormai definitiva.
Conclusione: Mattarella non ha detto no, ma ha fermato la pressione politica
Il richiamo di Mattarella a Nordio non chiude la porta alla grazia per Mario Roggero. Il presidente della Repubblica non ha espresso alcun giudizio sulla richiesta e non ha anticipato la propria decisione.
Ha però stabilito un punto fondamentale: la clemenza non può essere annunciata dal governo, negoziata tra i partiti o presentata come la correzione politica di una sentenza. La Costituzione affida la decisione al capo dello Stato proprio perché sia assunta fuori dalla competizione tra maggioranza e opposizioni, attraverso una valutazione imparziale e fondata su ragioni umanitarie.
Ora dovranno essere raccolti gli atti, esaminate le motivazioni della Cassazione, valutate le condizioni personali di Roggero e acquisiti i pareri previsti. Soltanto al termine di questo percorso il fascicolo potrà arrivare compiutamente al Quirinale.
Nel frattempo, la condanna resta pienamente efficace e Roggero continuerà a scontare la pena a Bollate. La sua vicenda rimane dolorosa e divisiva: da una parte la violenza della rapina subita e il trauma vissuto dalla famiglia, dall’altra due persone uccise e una terza ferita quando, secondo tre gradi di giudizio, il pericolo non era più attuale.
La grazia potrà eventualmente attenuare la pena. Non potrà cancellare i fatti, riaprire il processo o trasformare una decisione di clemenza in una nuova assoluzione.
Posso monitorare l’iter e segnalarti solo gli sviluppi realmente decisivi.



















