Caso Quirinale, Travaglio affonda il colpo: Ecco come affossa il Capogruppo FDI Bignami – VIDEO

Una polemica destinata ad allargarsi

Lo scontro politico e istituzionale sul presunto “piano del Quirinale” riportato dal quotidiano La Verità non accenna a spegnersi. La vicenda, nata da un articolo che attribuisce a un consigliere del Colle — Tommaso Garofani — giudizi pesanti sul governo Meloni e persino l’auspicio di una “coalizione alternativa”, sta ora assumendo contorni più ampi e politicamente esplosivi.

Nella puntata di Otto e Mezzo del 18 novembre 2025, Marco Travaglio ha commentato duramente l’intera vicenda, definendola “grottesca, mal gestita e culturalmente imbarazzante”.

Il punto di partenza: l’articolo di La Verità e la reazione della destra

Tutto parte da un presunto colloquio intercettato informalmente in un locale romano. Secondo il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, il consigliere del Quirinale Tommaso Garofani — un passato nel Partito Democratico — avrebbe espresso giudizi gravemente critici nei confronti del governo Meloni, arrivando a ipotizzare la necessità di una “grande lista civica nazionale” in grado di impedire una nuova vittoria del centrodestra alle prossime Politiche.

Una ricostruzione che ha subito acceso la miccia politica.

Il primo a reagire è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha chiesto una “smentita immediata” e chiesto al Quirinale di chiarire il ruolo e la posizione del consigliere.

Il Quirinale, con una nota riservata ma netta, ha definito la vicenda “talmente surreale da sconfinare nel ridicolo”.

Travaglio entra nella scena: “Garofani non è incompatibile: è inopportuno”

Nel suo intervento televisivo, Marco Travaglio ha fatto una distinzione chiara tra legalità dell’incarico e opportunità politica:

“Il problema non è se Garofani possa stare al Quirinale: tecnicamente sì. Il problema è che non dovrebbe. Perché un ex dirigente del PD che fa il consigliere istituzionale del Presidente dovrebbe essere neutro. Non opinionista da bar.”

Secondo il direttore de Il Fatto Quotidiano, l’istituzione più alta della Repubblica richiede non solo imparzialità formale, ma percezione pubblica di imparzialità. E questo, sostiene, è oggi compromesso.

La bordata a Bignami: “Sgrammaticato e isterico politicante”

Ma la parte più dura del commento di Travaglio è rivolta al capogruppo di FdI.

“Bignami è talmente preso dall’agitazione da non riuscire neppure a formulare frasi corrette. Non è solo allarmato: è sgrammaticato. E quando i politici smettono di governare e iniziano a inseguire fantasmi complottisti, significa che stanno perdendo sicurezza.”

Una frase che ha fatto rapidamente il giro dei social, alimentando la polarizzazione politica già accesissima.

 

Il nodo istituzionale: crisi o teatrino?

Gli analisti sono divisi.

Per la maggioranza, l’articolo de La Verità confermerebbe l’esistenza di ostilità di poteri istituzionali nei confronti del governo Meloni.

Per l’opposizione, si tratterebbe di una “caccia alle streghe” finalizzata a delegittimare l’informazione e il ruolo del Colle.


Nel mezzo c’è un’istituzione, il Quirinale, visibilmente irritata dal fatto che la polemica sia arrivata a coinvolgerla come soggetto politico — scenario rarissimo nella storia repubblicana recente.

 

Chi deve dimettersi?

Travaglio lo dice senza mezzi termini:

“Garofani avrebbe già dovuto dimettersi ieri. Non perché colpevole di complotti — che non esistono — ma perché un consigliere del Presidente non parla di politica partitica. Mai.”

Una conclusione aperta: episodio isolato o inizio di una frattura?

La sensazione è che la vicenda non si chiuderà presto.

La maggioranza vuole chiarimenti formali.

Il Quirinale vuole che la polemica cessi.

L’opposizione osserva e incassa il caos a destra.

La stampa continua a scavare.


Come ha concluso Travaglio in diretta:

“È la prima volta nella storia recente che un governo sospetta il Quirinale di fare politica. E quando accade questo, significa che il dialogo istituzionale non è solo incrinato: è saltato.”

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VIDEO:

In questo quadro, lo scontro sul “caso Garofani” finisce per diventare il simbolo di qualcosa che va oltre il singolo consigliere: il nervo scoperto del rapporto tra governo e istituzione di garanzia. Più la maggioranza alza i toni contro il Colle, più rischia di trasformare un incidente politico-mediatico in una questione di fiducia istituzionale; più il Quirinale viene trascinato nel dibattito pubblico come soggetto “di parte”, più si logora quella distanza di neutralità che dovrebbe restare intatta.

Resta da capire se questo episodio verrà archiviato come un eccesso polemico alimentato dai giornali e dai leader di partito, oppure se segnerà un precedente destinato a pesare sui prossimi passaggi della legislatura. Perché una volta incrinata – o, come suggerisce Travaglio, addirittura “saltata” – la percezione di un dialogo leale tra Palazzo Chigi e Colle, ricucire non è solo difficile: è politicamente rischioso per tutti i protagonisti in campo.

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