Caso Roggero, il Fatto Quotidiano pubblica le carte del processo: “Le sue bugie e il progetto di…”

Dopo la condanna definitiva di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, Il Fatto Quotidiano dedica un approfondimento alle motivazioni dei giudici e agli atti processuali.

L’articolo, firmato da Leo Amato e intitolato “Le sue bugie al processo e il progetto per la fuga”, ricostruisce alcuni degli elementi che, secondo le sentenze, hanno portato i magistrati a escludere la legittima difesa e a confermare la responsabilità del gioielliere.

L’inchiesta sostiene che le decisioni dei giudici non si siano basate soltanto sulla dinamica degli spari, ma anche sul comportamento successivo dell’imputato e su altri elementi emersi durante il procedimento.

Le dichiarazioni ritenute non credibili

Secondo quanto riportato dal quotidiano, uno dei punti centrali delle sentenze riguarda le dichiarazioni rese da Roggero nel corso del processo.

L’articolo evidenzia che i giudici avrebbero ritenuto non credibili alcune versioni fornite dal gioielliere sulla dinamica della rapina e dell’inseguimento.

In particolare, viene ricordato che Roggero avrebbe sostenuto di essere stato spinto fuori dal negozio e di aver agito in una situazione di pericolo ancora attuale.

Le corti, però, sarebbero giunte a conclusioni diverse sulla base delle immagini delle telecamere, delle perizie e delle altre prove raccolte durante il procedimento.

La dinamica ricostruita dalle sentenze

L’approfondimento richiama la ricostruzione già confermata nei tre gradi di giudizio.

Secondo i magistrati, dopo la rapina Roggero uscì dalla gioielleria e inseguì i tre uomini mentre questi stavano fuggendo.

È proprio questo aspetto ad aver escluso, secondo le sentenze, la configurabilità della legittima difesa.

Per i giudici, infatti, il pericolo immediato era cessato nel momento in cui i rapinatori si stavano allontanando dal luogo della rapina.

La “piena aderenza alla realtà”

Uno dei passaggi richiamati dal Fatto Quotidiano riguarda una frase contenuta nelle motivazioni giudiziarie.

Secondo il quotidiano, i magistrati avrebbero parlato di “piena aderenza alla realtà”, riferendosi ad alcuni comportamenti di Roggero immediatamente successivi ai fatti.

L’articolo sostiene che questi elementi sarebbero stati utilizzati dalle corti per valutare la lucidità dell’imputato nelle fasi successive alla sparatoria.

Il tema del possibile espatrio

Tra gli aspetti evidenziati dall’inchiesta compare anche un capitolo relativo al rischio di fuga.

Secondo il quotidiano, la Procura avrebbe sostenuto che Roggero potesse trasferirsi all’estero dopo la condanna definitiva.

L’articolo ricorda che il Tribunale del Riesame dispose in passato il divieto di espatrio.

Viene inoltre citato un provvedimento con cui furono sequestrati beni patrimoniali, misura che, secondo la ricostruzione del giornale, sarebbe stata collegata anche al timore di un possibile trasferimento di risorse fuori dall’Italia.

I movimenti patrimoniali citati nell’articolo

L’inchiesta richiama anche alcuni movimenti economici già affrontati nelle decisioni giudiziarie.

Secondo quanto riportato, sarebbero stati presi in esame trasferimenti di denaro e beni effettuati dopo la condanna di primo grado.

Il quotidiano riferisce che tali circostanze sono state valutate dagli organi giudiziari nell’ambito delle misure cautelari patrimoniali e personali adottate nel corso del procedimento.

Il precedente del 2005

Un altro elemento richiamato dall’articolo riguarda un episodio risalente al 2005.

Secondo il Fatto Quotidiano, le motivazioni della Corte d’Appello ricordano una precedente vicenda nella quale Roggero venne coinvolto dopo essersi presentato armato a casa dell’allora fidanzato della figlia.

Il quotidiano riferisce che quell’episodio sarebbe stato richiamato dai giudici nel valutare alcuni aspetti della personalità dell’imputato, pur trattandosi di fatti molto precedenti rispetto alla rapina del 2021.

La strategia difensiva

L’articolo ricorda inoltre che la difesa di Roggero ha sempre sostenuto una ricostruzione diversa.

Nel corso del processo gli avvocati hanno insistito sul forte trauma vissuto dal gioielliere durante la rapina e sullo stato emotivo nel quale avrebbe agito.

La tesi difensiva, tuttavia, non è stata accolta né in primo grado né in appello né, infine, dalla Corte di Cassazione.

Il dibattito resta aperto

La pubblicazione dell’approfondimento del Fatto Quotidiano arriva mentre il caso Roggero continua a dividere profondamente l’opinione pubblica.

Da una parte vi sono coloro che ritengono il gioielliere una vittima che ha reagito sotto shock dopo una rapina armata.

Dall’altra, le sentenze definitive hanno stabilito che la reazione sia avvenuta quando il pericolo era cessato e che, quindi, non ricorressero i presupposti della legittima difesa.

La richiesta di grazia

Nel frattempo, la moglie di Roggero ha presentato al presidente della Repubblica una domanda di grazia, mentre i legali hanno chiesto il differimento dell’esecuzione della pena.

Sul tema si è aperto anche un confronto politico, con prese di posizione favorevoli e contrarie alla concessione di un eventuale provvedimento di clemenza.

La richiesta resta distinta dal giudizio penale: la grazia, infatti, non cancella la condanna né mette in discussione la responsabilità accertata con sentenza definitiva.

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Una vicenda che continua a far discutere

L’approfondimento pubblicato dal Fatto Quotidiano propone una lettura della vicenda fondata sugli atti processuali e sulle motivazioni delle sentenze, soffermandosi sugli elementi che, secondo il giornale, hanno portato i giudici a escludere la legittima difesa e a ritenere non credibili alcune dichiarazioni dell’imputato.

La vicenda di Mario Roggero continua così ad alimentare un intenso dibattito pubblico, giuridico e politico. Da un lato rimane il forte impatto emotivo di una rapina subita da un commerciante; dall’altro, resta la valutazione espressa in via definitiva dalla magistratura, che ha ricostruito la dinamica dei fatti sulla base delle prove raccolte nel corso del processo.

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