Caso Ursola Von der Leyen GPS manomesso? Arriva la scomoda verità che la… – INEDITO

Dai titoli sensazionalistici alla smentita tecnica: come nasce e cade una narrazione

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia secondo cui l’aereo che trasportava la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sarebbe stato “oscurato” da un attacco russo al sistema GPS durante l’atterraggio a Plovdiv, in Bulgaria. Una storia che ha immediatamente occupato i titoli dei giornali internazionali, condita da allarmi sulla guerra ibrida di Mosca e sull’ennesimo atto di destabilizzazione contro l’Europa. Ma a smontare quella che appare oggi come una fake news mal costruita sono stati prima i dati tecnici, poi le analisi degli esperti.

La versione ufficiale: “interferenza inequivocabile”

Secondo il Financial Times, citando fonti interne, il sistema GPS della zona aeroportuale di Plovdiv sarebbe rimasto inattivo, costringendo il pilota dell’aereo di Ursula von der Leyen a effettuare un atterraggio manuale dopo circa un’ora di attesa in volo. La notizia è stata accompagnata dalle dichiarazioni della Bulgarian Air Traffic Services Authority, che ha ricordato come dal 2022 siano aumentati i casi di jamming e spoofing (disturbi e falsificazioni del segnale satellitare).

Il messaggio, subito rilanciato da Bruxelles, era chiaro: Mosca continua a colpire l’Europa anche fuori dal campo di battaglia ucraino, rendendo sempre più fragile la nostra sicurezza.

La smentita: i dati di Flightradar24

Peccato che i dati raccontino altro. Flightradar24, piattaforma che monitora i voli civili in tempo reale, ha mostrato che il volo di Ursula:

non è mai rimasto un’ora in attesa, ma ha impiegato 1h57 minuti contro le 1h48 previste, un ritardo minimo;

ha sempre trasmesso un segnale GPS stabile, con valori NIC (indice di coerenza del segnale) ottimali dal decollo all’atterraggio.


Insomma, nessuna “zona nera” e nessun volo sospeso nel vuoto. La narrativa dell’atterraggio con mappe cartacee, degna di una spy story, è stata smentita dai numeri.

L’esperto Bryen: “Una fabbricazione scadente”

A confermare i dubbi è stato anche Stephen Bryen, ex funzionario del Pentagono ed esperto di sicurezza:

un aereo commerciale come quello usato da Ursula vola sempre sotto controllo positivo dei sistemi radar terrestri (VOR, marcatori radio, ecc.), che non dipendono dal GPS;

tutti i velivoli di quel tipo hanno sistemi di navigazione inerziale (INS) che garantiscono la rotta anche senza satelliti;

i moderni ricevitori non usano solo il GPS USA, ma anche Glonass, BeiDou e Galileo, quindi per bloccarli servirebbe un’operazione militare imponente, non un disturbo generico.


La sua conclusione è netta: non c’è alcuna prova di un’azione russa. Piuttosto, è plausibile che eventuali interferenze derivino da attività militari locali delle basi bulgare attorno a Plovdiv.

Travaglio e la satira amara: “Ha stata Ursula”

Sul caso si è inserito anche Marco Travaglio, che nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano ha scelto l’arma dell’ironia. Con il titolo “Ha stata Ursula”, il direttore ha messo in ridicolo la rapidità con cui Bruxelles ha puntato il dito contro Mosca senza prove solide, ricordando come l’Ue spenda montagne di denaro per combattere le fake news e finisca poi col produrne una in prima persona.

La satira di Travaglio non è solo un gioco di parole: sottolinea la fragilità della narrazione ufficiale, evidenziando il rischio che la Commissione cada nelle stesse logiche di propaganda che dice di combattere.

La coincidenza politica

Il tempismo della vicenda non è casuale: il caso esplode mentre a Tianjin si tiene il vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO), con Putin, Xi, Modi e altri leader del “Sud globale”. Un’occasione in cui il blocco non occidentale mostra compattezza e alternative geopolitiche. In questo contesto, la narrativa di un Putin disturbatore di voli europei serve a ricompattare l’opinione pubblica occidentale dietro le istituzioni Ue.

Il paradosso: fake news contro le fake news

Da anni Bruxelles investe milioni per contrastare le fake news, presentandosi come baluardo della verità contro la propaganda russa. Eppure, proprio sulla pelle della sua presidente, rischia ora di essere travolta da una bufala mal congegnata, che mina la credibilità della Commissione.

La vicenda dimostra quanto sia sottile il confine tra narrazione politica e informazione reale: il rischio, nel tentativo di costruire il nemico esterno, è di cadere in una trappola di auto-propaganda che finisce per indebolire chi la usa.

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Conclusione: un boomerang per Bruxelles

Il “caso GPS” di Ursula von der Leyen si sta trasformando in un boomerang comunicativo. Non solo la Russia non c’entra, ma la fretta di puntare il dito senza prove solide ha esposto la Commissione a una figuraccia internazionale.

Un messaggio, però, arriva forte e chiaro: la vera forza dell’Europa non sta nelle storie costruite a tavolino, ma nella trasparenza e nella capacità di distinguere fatti da suggestioni. Altrimenti la battaglia contro le fake news rischia di essere persa… proprio dalle istituzioni che dicono di volerla combattere.

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