C’è un grafico che, da solo, racconta una contraddizione esplosiva nella percezione di sicurezza del Paese: mentre i reati tornano a salire, il numero di unità in divisa diminuisce anno dopo anno. È la fotografia sintetica contenuta nell’infografica che circola in queste ore di The GAP, con una tabella che incrocia due colonne: “Personale forze di polizia” e “Reati”, dal 2019 al 2025 (per i reati 2025 il dato è indicato come n.d., non disponibile).
Al di là degli slogan e delle tifoserie, il punto politico è semplice: se la domanda di sicurezza cresce e l’offerta di “presenza sul territorio” si assottiglia, la forbice diventa un problema concreto. Non solo di propaganda. Di capacità operativa.
Cosa dice la tabella: la traiettoria 2019–2025
Partiamo dai numeri così come riportati nell’immagine.
Personale: il calo è costante
2019 (Conte): 201.700
2020 (Conte): 201.600
2021 (Conte/Draghi): 197.800
2022 (Draghi/Meloni): 195.800
2023 (Meloni): 193.700
2024 (Meloni): 191.930
2025 (Meloni): 189.480
Dal 2019 al 2025 la riduzione è di 12.220 unità (da 201.700 a 189.480), pari a circa -6,1%. E non è un calo “a strappi”: è una discesa progressiva, quasi lineare, che attraversa governi diversi ma che oggi ricade interamente sull’attualità politica dell’esecutivo Meloni, perché l’ultimo tratto (2023–2025) avviene sotto la sua responsabilità.
Reati: dopo il minimo 2020, la risalita fino al 2024
La colonna “reati” (sempre come riportata nell’infografica) mostra:
2019: 2.301.900
2020: 1.900.600
2021: 2.104.100
2022: 2.255.800
2023: 2.341.580
2024: 2.380.650
2025: n.d.
Il dato 2020 è nettamente più basso degli altri anni: un’anomalia evidente nella serie, che andrebbe letta con cautela e contestualizzata (cambiamenti sociali, mobilità, denunce, dinamiche eccezionali). Ma proprio per questo, la risalita successiva pesa di più: dal 2020 al 2024 l’aumento indicato è di 480.050 reati (circa +25,3%).
Se invece si confronta il 2024 con il 2019, la crescita è più contenuta ma comunque presente: +78.750 (circa +3,4%). E tra 2023 e 2024 l’incremento è di +39.070 (circa +1,7%).

Il “dato che fa paura”: più pressione, meno risorse
Qui sta l’effetto politico e comunicativo della tabella: la tendenza è divergente.
Reati: risalgono (almeno fino al 2024).
Personale: scende (fino al 2025).
Detto in modo brutale: mentre la cronaca alimenta l’ansia sociale e il tema sicurezza diventa un asse di consenso, la macchina che dovrebbe reggere la risposta — uomini, turni, pattuglie, uffici investigativi, presidio — viene rappresentata con numeri in contrazione.
Ed è questo che “fa paura” agli italiani non perché il grafico dimostri automaticamente un rapporto causa-effetto (non basta una tabella per dirlo), ma perché mette in scena un rischio intuitivo: meno organico significa, potenzialmente, meno capacità di coprire territorio, gestire emergenze, fare prevenzione e investigazione con la stessa intensità.
Il nodo vero: sicurezza promessa e sicurezza praticabile
La sicurezza, in politica, è spesso raccontata come una questione di linea dura, norme, annunci, inasprimenti. Ma qualunque strategia — severa o garantista — ha un prerequisito: la tenuta dell’organico.
Se l’organico cala, si aprono almeno tre problemi pratici:
1. Copertura del territorio
Più turni scoperti, più carichi di lavoro, meno elasticità nel rispondere ai picchi (eventi, allarmi, emergenze).
2. Qualità dell’azione investigativa
L’attività non è solo “presenza”: servono uffici, tempo, competenze, continuità. Se le risorse si riducono, la pressione aumenta.
3. Effetto interno
Quando il personale scende, il sistema tende a compensare con straordinari, riorganizzazioni, spostamenti. Soluzioni che tampano oggi ma possono logorare domani.
Attenzione: cosa misura davvero quel “personale”?
C’è un punto importante, che va detto per serietà: in basso l’infografica indica come fonte il Ministero dell’Interno e un “Documento di pianificazione strategica del Personale della Polizia di Stato”.
Questo dettaglio può significare che la voce “personale” non includa tutte le forze nel senso più ampio (ad esempio altre componenti), ma faccia riferimento — almeno in origine — alla Polizia di Stato. In altre parole: prima di trasformare quel numero nella fotografia totale di “tutte le forze dell’ordine”, serve chiarezza su cosa sia stato conteggiato esattamente.
Lo stesso vale per i “reati”: il dato potrebbe essere legato a denunce, registrazioni, criteri statistici. Anche qui, il numero è forte, ma va sempre interpretato: variazioni possono dipendere da molti fattori, non solo dall’azione di governo.
Perché il tema diventa un problema per Meloni
Perché nell’immaginario politico la sicurezza è una delle bandiere principali. E allora una tabella che suggerisce “più reati, meno personale” diventa un boomerang: non è una polemica astratta, è una questione di coerenza tra narrazione e capacità dello Stato.
Il punto non è dire “colpa di uno” con automatismo. Il punto è che l’ultimo tratto della curva (2023–2025 per il personale, 2023–2024 per i reati) cade nel pieno dell’attuale legislatura e quindi chiede una risposta politica: qual è il piano sugli organici? Come si regge il sistema se la pressione sociale sulla sicurezza resta alta?
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Se l’infografica fotografa correttamente la serie, il messaggio è netto: l’Italia arriva a un bivio. Da una parte una curva dei reati che, dopo il 2020, torna a salire fino al 2024; dall’altra una curva del personale che scende fino al 2025. È questa forbice — non lo slogan del giorno — il “dato che fa paura”.
Perché la sicurezza non si garantisce solo con i proclami: si garantisce con strutture che reggono, organici che non si assottigliano, e scelte trasparenti su assunzioni, turnover e capacità operativa. E quando il grafico racconta il contrario, la politica non può cavarsela con una frase: deve spiegare come intende chiudere quella forbice.




















