Centrosinistra Contecentrico? Piena crisi per Schlein – Ecco cosa accade nel PD – Shock

Nel campo progressista la questione della leadership torna improvvisamente al centro della scena politica. A riaccendere il dibattito è un sondaggio realizzato dall’istituto Istituto Piepoli per RaiNews24, che offre una fotografia piuttosto chiara degli equilibri interni al centrosinistra.

Il dato che emerge dall’indagine ha il sapore della sorpresa e rischia di creare tensioni all’interno della coalizione progressista: se si arrivasse a scegliere il candidato premier attraverso le primarie, il favorito sarebbe Giuseppe Conte, che staccherebbe nettamente la segretaria del Partito democratico Elly Schlein.

Un risultato che molti osservatori definiscono una vera e propria “mossa inattesa” nel panorama politico italiano, perché riporta l’ex presidente del Consiglio al centro della competizione per la guida del centrosinistra e rischia di mettere in discussione gli equilibri interni al cosiddetto “campo largo”.

Il sondaggio che cambia gli equilibri

Secondo l’indagine Piepoli, una parte significativa dell’elettorato progressista ritiene che la scelta del candidato premier della coalizione debba passare attraverso le primarie.

Questa opzione raccoglie il 29% delle preferenze, segnale che molti elettori chiedono un processo democratico e partecipato per definire la leadership del centrosinistra.

Un altro 26% degli intervistati preferirebbe invece una soluzione più automatica: il leader del partito che otterrà più voti alle elezioni dovrebbe diventare direttamente il candidato alla guida del governo.

C’è poi una terza ipotesi, sostenuta dal 20% del campione, che immagina una figura esterna ai partiti, una sorta di candidato di sintesi capace di tenere insieme tutte le anime della coalizione.

Ma il vero dato politico emerge quando il sondaggio prova a simulare cosa accadrebbe se le primarie si svolgessero davvero.

Conte davanti a Schlein

Nella simulazione di voto il nome più forte è quello di Giuseppe Conte, che raggiungerebbe il 24% delle preferenze.

Molto più indietro Elly Schlein, che si fermerebbe all’11%, mentre al terzo posto compare Silvia Salis con il 7%.

La distanza tra il leader del Movimento 5 Stelle e la segretaria del Partito democratico appare significativa e rischia di alimentare nuove tensioni all’interno della coalizione progressista.

Il sondaggio, tuttavia, contiene anche un altro elemento che pesa molto nell’analisi politica: il 58% degli intervistati risponde “nessuno di questi” quando viene chiesto chi dovrebbe guidare il centrosinistra.

Un dato che evidenzia come una parte importante dell’elettorato non si riconosca pienamente nei nomi oggi in campo e che, allo stesso tempo, segnala la presenza di un potenziale spazio politico ancora da riempire.

Il peso del consenso interno al Movimento 5 Stelle

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il rapporto tra Conte e il suo elettorato.

Secondo il sondaggio, il 90% dei simpatizzanti del Movimento 5 Stelle sceglierebbe proprio Conte come candidato premier. Un dato che conferma quanto la leadership dell’ex presidente del Consiglio sia ancora fortemente consolidata all’interno del movimento.

La situazione appare diversa nel campo democratico.

Tra gli elettori di centrosinistra, infatti, Schlein raccoglie circa il 32% dei consensi interni, un risultato che evidenzia un livello di mobilitazione inferiore rispetto a quello registrato nel Movimento 5 Stelle.

Questo divario contribuisce a spiegare perché Conte riesca a emergere con maggiore forza nella simulazione delle primarie.

Il ritorno sulla scena politica di Conte

Dietro questa crescita di visibilità c’è anche un contesto politico particolare.

Negli ultimi mesi l’ex premier è tornato molto attivo nel dibattito pubblico, intervenendo su diversi temi di politica interna ed estera.

Secondo alcune analisi, tra cui quella della giornalista Marianna Rizzini, diversi fattori starebbero contribuendo a rilanciare il protagonismo politico di Conte.

Da una parte c’è il quadro internazionale, segnato dalle tensioni geopolitiche legate alla crisi in Medio Oriente e alla guerra in Iran. In questo contesto il leader del Movimento 5 Stelle ha attaccato la posizione del governo guidato da Giorgia Meloni, criticando la linea definita del “né-né”, cioè la scelta di non schierarsi apertamente né con una parte né con l’altra.

Dall’altra parte pesa anche il ritorno nel dibattito pubblico della stagione della pandemia. Il sesto anniversario del lockdown ha riportato alla memoria il periodo in cui Conte comunicava con il Paese attraverso le celebri dirette online, momenti che avevano contribuito a rafforzare la sua immagine di leader durante l’emergenza sanitaria.

Il centrosinistra davanti a un bivio

Il risultato del sondaggio non rappresenta una decisione definitiva, ma fotografa una dinamica politica che potrebbe diventare centrale nei prossimi mesi.

Il progetto del “campo largo” – cioè l’alleanza tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e altre forze progressiste – si regge infatti su un equilibrio delicato.

Da un lato c’è il tentativo di costruire una coalizione ampia in grado di competere con il centrodestra. Dall’altro lato resta aperta la questione più difficile: chi deve guidare questa coalizione.

La crescita del consenso attorno a Conte rischia di complicare i rapporti con il Partito democratico, che rivendica tradizionalmente la leadership del campo progressista.

Allo stesso tempo, però, il Movimento 5 Stelle potrebbe usare questi numeri per rafforzare la propria posizione negoziale nelle trattative future.

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La partita è solo all’inizio

Il sondaggio Piepoli non chiude il dibattito sulla leadership del centrosinistra, ma lo riapre con forza.

Da una parte c’è Conte, che appare sempre più deciso a tornare protagonista della scena politica e a giocarsi nuovamente la carta di Palazzo Chigi.

Dall’altra c’è Schlein, impegnata a consolidare il ruolo del Partito democratico e a dimostrare che il Pd resta il perno della coalizione progressista.

In mezzo, però, resta un elettorato ancora incerto e poco convinto dalle leadership attuali.

Ed è proprio questo dato – il 58% di risposte “nessuno di questi” – a ricordare che la partita per la guida del centrosinistra non è affatto chiusa. Anzi, probabilmente è appena iniziata.

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