La nuova media sondaggi del 13 novembre diffusa da BiDiMedia segna un passaggio politico importante: per la prima volta dopo mesi la premier Giorgia Meloni registra un calo netto sia sul piano personale sia su quello del consenso elettorale.
Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma arretra e soprattutto l’indice di fiducia nella premier scende al 41,2%, segnando un crollo di 0,7 punti rispetto alla rilevazione precedente. Un dato mai così basso dall’inizio della legislatura.
Un segnale che, secondo gli analisti, comincia a riflettere il malcontento su economia, sanità e costo della vita, temi su cui il governo viene percepito come lento, lontano o inefficace.
Fratelli d’Italia in calo, centrodestra ancora avanti ma meno solido
Il partito di Giorgia Meloni si ferma al 30%, con un calo dello 0,2%. Non è una caduta verticale, ma è la conferma di una curva in discesa ormai costante da settimane.
Nel resto del centrodestra la situazione appare congelata:
Forza Italia sale lievemente al 9,1% (+0,1%)
Lega resta stabile all’8,4%
Noi Moderati fermi all’1%
La coalizione nel complesso mantiene la maggioranza potenziale con il 48,5%, ma anche questo dato cala, seppur di un modesto 0,1%.
Il messaggio politico è chiaro: l’egemonia non è più indiscutibile come un anno fa.
Opposizione: cresce il Movimento 5 Stelle, AVS continua a salire
Dall’altra parte dello schieramento si registra una novità: il Movimento 5 Stelle recupera terreno. I pentastellati raggiungono il 12,2%, in crescita dello 0,1%. Un movimento lento, ma significativo perché coincide con un contesto sociale segnato da tensioni sul welfare e sulla sanità, temi su cui Conte sta ricostruendo la propria identità politica.
Il Partito Democratico resta stabile al secondo posto con il 21,8%, in lieve calo (-0,1%).
La sorpresa è Alleanza Verdi Sinistra, che cresce ancora (+0,1%) e arriva al 6,4%, consolidando un ruolo crescente soprattutto nelle fasce giovanili e nei territori urbani.
Nel resto del campo progressista:
Azione stabile al 3,2%
Italia Viva al 2,5%
Più Europa in lieve flessione all’1,6%
Democrazia Sovrana Popolare ferma allo 0,8%
Nel complesso il cosiddetto Campo Largo raggiunge il 44,5%, restando distante ma sempre più vicino al blocco di governo.
Il dato politico: l’erosione della fiducia
Il dato più pesante non è nelle percentuali dei partiti, ma nella scivolata dell’indice di fiducia personale nella premier: -0,7 punti in un solo rilevamento.
La premier sembra pagare una serie di nodi aperti:
Sanità pubblica in sofferenza
Aumento del costo della vita
Tagli al welfare percepiti come mirati più ai redditi alti
Tensioni interne su autonomia differenziata e rapporti europei
Secondo diversi osservatori, stiamo assistendo al primo vero logoramento politico del governo Meloni.
Il centrodestra è ancora avanti nelle intenzioni di voto, ma la dinamica politica sta cambiando: il consenso non cresce più, anzi inizia a deteriorarsi.
Nel frattempo, l’opposizione — pur senza un fronte compatto — vede segnali di risveglio, soprattutto nei partiti capaci di intercettare malessere sociale e disagio economico.
Non è ancora un sorpasso, né una crisi imminente.
Ma è il primo campanello d’allarme serio per il governo.
E stavolta non si può far finta di non sentirlo.
Leggi anche

ULTIM’ORA – Bufera a Chigi tra Crosetto e Salvini? Esce il dossier… IL RETROSCENA
La tensione dentro il governo torna a esplodere, e questa volta il terreno di scontro è uno dei dossier più
In conclusione, la fotografia BiDiMedia certifica il primo vero arretramento del governo Meloni: non solo Fratelli d’Italia scende al 30%, ma soprattutto la fiducia personale nella premier scivola al 41,2% (–0,7), minimo della legislatura. Anche la coalizione cala al 48,5% (–0,1): numeri piccoli, ma coerenti con una tendenza che da settimane va in un’unica direzione. Il racconto dell’“egemonia indiscussa” non regge più: Palazzo Chigi perde punti proprio dove fa più male, sul capitale di fiducia.
Sul fronte opposto, il Campo Largo risale al 44,5%, con M5S e AVS in progresso e il PD sostanzialmente stabile: non è un sorpasso, ma è riduzione del margine. Se l’esecutivo non invertirà la rotta su sanità, costo della vita e welfare, la flessione rischia di consolidarsi e di pesare sulle prossime scadenze elettorali. Il messaggio dei sondaggi è chiaro: il vantaggio c’è ancora, ma si sta erodendo—e, per la prima volta, non è più scontato che basti.



















