Un acceso scambio verbale tra Marco Travaglio e Federico Fubini ha infiammato la puntata del 29 maggio di Otto e Mezzo, su La7. Il tema, ancora una volta, è la guerra in Ucraina: chi sta vincendo? Chi sta perdendo? E cosa raccontano davvero i dati sul campo? Il direttore del Fatto Quotidiano e il vicedirettore del Corriere della Sera si sono confrontati su due visioni diametralmente opposte del conflitto, mettendo a nudo non solo contrapposizioni geopolitiche, ma anche profonde divergenze giornalistiche.
Fubini: “Mosca è in affanno. Reclutano alcolizzati tra i senzatetto”
Federico Fubini ha esordito con un’analisi cruda ma netta della situazione militare russa: “Oggi la Russia controlla il 19,4% del territorio ucraino. Nell’aprile del 2022, ne controllava il 27%. Ha continuato ad arretrare. Ha perso 200mila effettivi. L’Ucraina ne ha persi meno perché chi si difende ha meno perdite”.
Secondo Fubini, Mosca è ormai a corto di risorse e uomini: “Non hanno più mezzi corazzati, fanno assalti coi motorini sotto i droni, mandano muli a trasportare materiali nelle retrovie. Su Telegram, persino i canali filorussi mostrano queste immagini. Inoltre, in Jacuzia hanno lanciato il programma ‘Cambia Vita’, per reclutare senzatetto alcolizzati. Questo è un segnale di estrema difficoltà”.
Il giornalista ha poi ribaltato la narrativa secondo cui aiutare Kiev sarebbe inutile: “Non è vero che l’Ucraina sta perdendo. È un messaggio politico fuorviante. In realtà, i russi sono in ritirata”.
“Nessun generale parla più di riconquista”: la linea del compromesso
Il direttore del Fatto ha poi citato il generale Mark Milley, ex capo di stato maggiore congiunto del Pentagono, che nel novembre 2022 dichiarò l’impossibilità per Kiev di riconquistare i territori persi. “Disse che bisognava trattare, che andare avanti era inutile. Ma Biden, completamente rincitrullito, lo ignorò. E noi con lui”.
Secondo Travaglio, il realismo militare è stato sacrificato sull’altare della propaganda politica: “Io ho sempre tifato per l’Ucraina. Ma la verità è che, sul campo, non può più riprendersi quei territori. E se non può farlo militarmente, come potrebbe ottenerli a un tavolo di negoziato?”.
La provocazione finale: “Firma subito, così è vinta”
Concludendo il suo intervento, Travaglio ha lanciato una provocazione amara: “Se davvero l’Ucraina ha vinto, come dice Fubini, io firmo subito. Fermiamo tutto qui. Gli ucraini hanno vinto, i russi hanno perso, e ognuno si tiene quel che ha. Il problema è che Zelensky non firma, perché sa benissimo che quelle regioni le ha perse e non le riconquisterà mai. Ma va bene così, se per voi è una vittoria”.
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Lo scontro Travaglio-Fubini non è solo televisivo: è simbolo di una spaccatura più ampia nella narrazione mediatica della guerra. Da una parte, chi sostiene l’efficacia dell’aiuto occidentale e descrive una Russia in difficoltà; dall’altra, chi evidenzia le contraddizioni di questa lettura e sollecita una riflessione sui limiti della strategia attuale.
Il tutto mentre il fronte resta instabile, con la Russia che minaccia Sumy e l’Ucraina che continua a chiedere armi. La verità, come spesso accade in guerra, è sfuggente. Ma il dibattito resta acceso.
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