Dall’Ucraina ai referendum, il leader del Movimento 5 Stelle interviene su Sky Tg24 criticando le scelte del governo Meloni e proponendo un cambio di rotta nella diplomazia europea.
L’Europa non è credibile come mediatrice, ma deve esserci
Giuseppe Conte, ospite di Sky Tg24 Live in Milano, ha tracciato una linea netta tra il presente dell’Europa e ciò che, secondo lui, dovrebbe essere il suo futuro ruolo nel conflitto tra Russia e Ucraina. “In Europa non siamo certo nella condizione migliore per svolgere un ruolo di mediazione”, ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio, ma ha aggiunto che “dobbiamo esserci per tutelare quanto più possibile le ragioni dell’Ucraina”.
Conte ha criticato apertamente l’esclusione della Cina dai tentativi internazionali di mediazione. “Sicuramente possiamo avvantaggiarci di altri mediatori: non avrei mai espulso la Cina perché ha un’influenza incredibile sulla Russia”, ha detto, sottolineando come la Repubblica Popolare rappresenti uno degli attori chiave nelle dinamiche geopolitiche attuali.
Secondo il leader pentastellato, l’Occidente ha commesso un grave errore strategico negli ultimi anni: “Abbiamo spinto la Russia a stringere accordi commerciali e politici sempre più stretti con la Cina e non credo che questo sia nell’interesse dell’Unione Europea”.
Le sanzioni non hanno funzionato: “Serviva una svolta negoziale”
Nel corso dell’intervista, Conte ha anche messo in discussione l’efficacia delle sanzioni economiche contro Mosca. “Le sanzioni economiche non hanno funzionato: pensavamo di isolare la Russia e Putin”, ha detto, “ma forse avrebbe funzionato accettare da subito una svolta negoziale e lavorare in quella direzione”.
L’ex premier si è quindi allineato a una visione più realista e pragmatica della politica estera, in cui la ricerca di compromessi e la costruzione di ponti – anche con attori tradizionalmente considerati scomodi come la Cina – diventano strumenti essenziali per arrivare alla fine del conflitto.
Referendum e polemiche: “Meloni non ritira le schede? È un imbroglio”
Ma Conte non ha parlato solo di guerra e diplomazia. Sul piano interno, ha lanciato un duro attacco alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito alla sua dichiarata intenzione di non ritirare le schede referendarie al seggio, in occasione delle consultazioni del 9 giugno. “Io dico che la partecipazione è importante. Per la democrazia, lo dicevo prima”, ha esordito Conte, rivendicando l’importanza dell’espressione popolare.
“C’è anche l’astensione, ma l’astensione significa che vai a votare, prendi la scheda e semmai la lasci in bianco. O addirittura esprimi, scrivi un concetto di protesta, se vuoi protestare contro qualcuno o qualcosa, contro lo Stato, contro la galassia”, ha detto con ironia, ma affermando un principio serio: quello della partecipazione attiva, anche quando si sceglie il dissenso.
Il comportamento di Meloni, per Conte, rappresenta una grave mancanza istituzionale: “Francamente a mia memoria non ricordo che un presidente del Consiglio abbia detto: io vado lì, non ritiro la scheda e me ne vado a casa. È un imbroglio”.
Leggi anche

Italia in stato di Emergenza – Ecco cosa hanno deciso a Palazzo Chigi poco fa – SHOCK
L’annuncio è arrivato al termine del Consiglio dei ministri: lo stato di emergenza viene dichiarato per dodici mesi in seguito
Un doppio fronte di critica
Con queste dichiarazioni, Giuseppe Conte rilancia il ruolo del Movimento 5 Stelle come forza di opposizione netta, sia in politica estera che interna. Sulla guerra in Ucraina propone un cambio di paradigma, puntando sulla diplomazia inclusiva e sull’uso più strategico delle relazioni internazionali. Sul fronte interno, denuncia quello che considera un indebolimento della democrazia partecipativa da parte dell’attuale governo.
In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: serve più responsabilità, più dialogo, più rispetto delle istituzioni. E, soprattutto, meno propaganda.
VIDEO:



















