In un panorama politico frammentato, con un astensionismo dilagante e una legge elettorale che premia le coalizioni più compatte, l’ipotesi di una nuova alleanza progressista tra Giuseppe Conte e Alessandro Di Battista comincia a prendere forma, non solo nel dibattito politico ma anche nella mente di molti elettori in cerca di un’alternativa credibile al centrodestra e al cosiddetto “centrismo camaleontico” di Renzi e Calenda.
La proiezione lanciata da Salvatore Granata — attivista e analista politico vicino agli ambienti di “Schierarsi” — è chiara: un’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Di Battista (con o senza una sigla autonoma) potrebbe catalizzare un’importante fetta del voto d’opinione, in particolare tra i delusi e gli astenuti, ricreando un’onda simile a quella del 2013. Ma senza un disegno strategico e coalizionale, ogni opzione rischia di restare sterile.
Il nodo: astensionismo e legge elettorale
Il primo, grande ostacolo è il contesto: un tasso di astensione sempre più alto, soprattutto tra i giovani e nelle periferie, e una legge elettorale mista con forte componente maggioritaria, che premia chi riesce a costruire alleanze ampie. Una legge che, come ha evidenziato Granata, continua a garantire seggi anche a forze marginali come quella di Maurizio Lupi (che alle scorse elezioni ha ottenuto meno dell’1%), se all’interno della coalizione giusta.
In questo schema, chi resta isolato — anche con il 10-15% dei consensi — rischia l’irrilevanza parlamentare.
Tre scenari sul tavolo
Granata, nella sua analisi, ipotizza tre principali scenari, tutti più o meno problematici:
Un’alleanza allargata con il PD: Movimento 5 Stelle, AVS (Verdi e Sinistra Italiana), “Schierarsi” (nuovo progetto in fase di formazione con la presenza auspicata di Di Battista), Potere al Popolo e Rifondazione Comunista. Un cartello largo, eterogeneo e non facile da gestire.
Un terzo polo con M5S, Schierarsi, AVS, PaP e RfC, ma senza il PD. Tuttavia, anche in questo caso, per ottenere una maggioranza parlamentare sarebbe comunque necessario un accordo post-elettorale con i democratici.
Un terzo polo più compatto, formato da M5S e Schierarsi, che poi si allei agli altri soggetti minori di sinistra. Ma anche in questo caso, senza il PD, resterebbe difficile costruire una reale alternativa di governo.
L’utopia strategica: unire i voti veri del cambiamento
C’è poi quella che Granata definisce “un’utopia”: una mobilitazione massiccia di elettori verso un polo composto da M5S e Schierarsi, con Di Battista come catalizzatore dei voti degli astenuti e dei delusi dalla sinistra tradizionale. Un polo radicale nei contenuti, autonomo dai giochi di palazzo, capace di imporsi anche grazie al carisma e alla coerenza politica dei suoi leader.
Ma i numeri, almeno per ora, non garantirebbero la governabilità. E quindi, si aprirebbero due strade:
restare all’opposizione per mantenere la coerenza e costruire nel tempo una forza strutturata;
o accettare un compromesso (al rialzo o al ribasso) con il Partito Democratico per entrare in una coalizione di governo.
Conte e Di Battista: un ticket possibile?
La questione centrale resta politica: Giuseppe Conte e Alessandro Di Battista insieme rappresenterebbero due anime complementari del Movimento 5 Stelle e del campo progressista. Il primo, figura istituzionale, garante dell’equilibrio e dell’affidabilità; il secondo, voce radicale, capace di mobilitare e parlare a chi non vota più da anni.
La loro collaborazione è stata travagliata, con Di Battista uscito dal M5S nel 2021 in polemica con la linea moderata seguita da Conte. Ma oggi, di fronte a una destra sempre più radicata e a un centrosinistra incapace di entusiasmare, il loro riavvicinamento potrebbe rappresentare la svolta elettorale del prossimo futuro.
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Conclusione: un’alternativa esiste, ma va costruita adesso
Il messaggio è chiaro: non c’è tempo per divisioni inutili. In un sistema che penalizza chi corre da solo e premia le coalizioni, i progressisti non possono più permettersi egoismi politici, frammentazioni ideologiche e orgogli di parte.
Un’alleanza strategica tra Giuseppe Conte e Alessandro Di Battista, sostenuta da nuove forze come Schierarsi, PaP, RfC e AVS, potrebbe rompere lo schema bipolare dominato dal centrodestra e dai centristi di cartapesta. Ma per riuscirci servono coraggio, visione e soprattutto un’assunzione collettiva di responsabilità.
O si costruisce una nuova casa politica, oppure si resta fuori. E in quel caso, il problema non sarà più solo la destra. Sarà aver perso l’ultima occasione utile per cambiare davvero questo Paese.



















