Conte e i 209 miliardi, quando Sassoli elogiò l’allora Presidente in diretta RAI – VIDEO INEDITO

Cinque anni fa, nel luglio 2020, l’Europa viveva uno dei momenti più critici della sua storia recente. La pandemia di Covid-19 aveva messo in ginocchio economie e società, seminato lutti e incertezze. In quei giorni difficili, a Bruxelles, si svolse un Consiglio europeo durato oltre 90 ore, al termine del quale fu approvato il Recovery Fund, il piano da 750 miliardi di euro per sostenere la ripresa nei Paesi membri. L’Italia ne uscì con un risultato storico: 209 miliardi tra prestiti e sussidi.

A sottolineare la portata di quell’accordo fu una voce autorevole e carica di umanità: quella di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. Le sue parole, pronunciate al Tg3 con la consueta sobrietà, suonano oggi ancora più significative. «La delegazione italiana è arrivata qui con 170 miliardi sul tavolo, stanotte è tornata con 209», disse Sassoli. «Ma non è solo questa l’importanza che ha avuto l’Italia: la squadra guidata da Conte ha fatto onore a un Paese fondatore dell’Unione».

L’ultima battaglia politica di un europeista convinto

Quelle dichiarazioni, oggi tornate alla luce, assumono un significato profondo anche alla luce della vicenda personale di Sassoli. All’epoca già segnato dalla malattia che lo avrebbe portato via poco più di un anno e mezzo dopo, nel gennaio 2022, Sassoli trovò la forza di difendere un’idea alta e solidale di Europa, fatta di cooperazione, responsabilità e visione comune.

Nonostante i primi segnali della sua patologia lo accompagnassero già nel 2020, il presidente del Parlamento europeo non smise mai di lavorare. E in quel frangente decisivo non esitò a schierarsi pubblicamente, con sobrietà ma con fermezza, a favore di una risposta coraggiosa e ambiziosa da parte dell’Unione. Le sue parole, oggi, risuonano come il testamento morale di un politico che ha vissuto l’Europa non come burocrazia, ma come speranza.

Una trattativa lunga e difficile

Il risultato ottenuto dall’Italia non fu scontato. Il premier Giuseppe Conte si trovò a mediare con i cosiddetti “Paesi frugali” – Olanda, Austria, Danimarca e Svezia – che chiedevano rigore e condizioni stringenti per ogni aiuto. L’accordo finale mantenne l’impianto originario del Recovery Plan proposto dalla Commissione, ma a caro prezzo: vennero concessi sconti sui contributi al bilancio a diversi Stati, e furono effettuati tagli a programmi simbolo dell’integrazione europea, come Erasmus, la ricerca e gli investimenti green.

Sassoli, pur esprimendo «grande soddisfazione» per il piano da 750 miliardi, non mancò di evidenziare questi limiti: «Alcuni tagli non ci piacciono. Vogliamo discutere e dobbiamo aprire una negoziazione». Una posizione chiara, che confermava il ruolo attivo e critico dell’Europarlamento nel processo di approvazione.

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L’eredità di Sassoli

Cinque anni dopo, quell’intervento torna a circolare sui social, in particolare grazie a un video inedito diffuso da esponenti dell’ex Movimento 5 Stelle. È un’occasione per riflettere non solo sulla portata politica di quell’accordo, ma anche sul valore umano e istituzionale del messaggio di Sassoli.

«L’Europa è forte quando si occupa di tutti i Paesi, non solo di alcuni», ricordava. Una frase che, riletta oggi, si carica di commozione e attualità, in un momento in cui l’Unione è chiamata ad affrontare nuove sfide: guerre, crisi ambientali, instabilità economica e tensioni interne.

Sassoli ci ha lasciato troppo presto, ma il suo europeismo gentile, sobrio e determinato continua a essere un riferimento. In quei giorni del luglio 2020, al fianco di Conte e degli altri leader europei, fece la sua ultima grande battaglia pubblica. E la fece da uomo delle istituzioni, ma anche da cittadino consapevole che l’Europa, se vuole essere all’altezza della sua storia, deve prima di tutto prendersi cura dei suoi popoli.
VIDEO:

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