L’Aula della Camera si trasforma in un campo di battaglia politico nel corso del premier time. A infiammare il dibattito è stato l’intervento del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha chiesto ai deputati di alzarsi in piedi per una protesta silenziosa in memoria delle vittime civili di Gaza. Un gesto simbolico che ha visto la partecipazione compatta delle opposizioni, mentre la premier Giorgia Meloni, i membri del governo e la maggioranza di centrodestra sono rimasti seduti.
“Un segno di umanità diamolo tutti, senza distinzioni politiche. Condanniamo in silenzio questo sterminio di bambini, di donne, di giornalisti”, ha dichiarato Conte al termine del suo intervento. La mancata adesione della premier e dei deputati di Fratelli d’Italia ha suscitato l’immediata reazione degli esponenti del M5S, che hanno gridato “vergogna” dai banchi dell’opposizione. Dai ranghi di FdI è però partita una replica ancor più dura, con l’accusa rivolta a Conte di essere un “sciacallo”.
Protesta simbolica e gelo istituzionale
La scena ha assunto toni drammatici: mentre i deputati M5S e delle altre forze di opposizione si alzavano in piedi in segno di protesta e cordoglio, il silenzio dell’esecutivo e della maggioranza ha pesato come un macigno. Conte, visibilmente colpito, ha sottolineato l’immobilismo della premier: “Rimane seduta, presidente”.
Il gesto era volto a richiamare l’attenzione sulla crisi umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, aggravata da mesi di bombardamenti e da un altissimo numero di vittime civili. La richiesta di Conte di condannare lo sterminio “in silenzio”, lungi dal suscitare una risposta condivisa, ha invece aperto l’ennesima frattura politica.
Dalla Palestina al riarmo europeo: duello a distanza tra Conte e Meloni
Lo scontro non si è limitato al tema del Medio Oriente. Nella stessa seduta, Giuseppe Conte ha attaccato duramente il piano europeo di riarmo (RearmUe) e la linea seguita da Meloni a Bruxelles. “Lei ha sottoscritto spese folli per le armi, mentre firmava tagli su scuola, sanità, lavoro, ricerca. Ha agito senza mandato del Parlamento”, ha detto il leader pentastellato. “È una scolara obbediente che ha messo un cappio al collo dell’Italia”, ha aggiunto, ironizzando: “A Berlino le faranno una statua, e noi arrancheremo”.
La replica della premier non si è fatta attendere. Difendendo il suo operato sul piano della difesa e degli accordi europei, Meloni ha risposto: “Io non cambio idea in base a dove gira il vento. La libertà e la sovranità hanno un costo. Dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza per noi stessi, non per fare un favore agli Stati Uniti”.
La premier ha anche rivendicato la coerenza del suo partito: “Fratelli d’Italia sosteneva l’aumento delle spese per la difesa anche quando era all’opposizione. Altri cambiano idea secondo convenienza”.
Divergenze profonde su strategia, metodo e visione dell’Europa
Al centro dello scontro tra Conte e Meloni c’è una visione radicalmente opposta del ruolo dell’Italia in Europa. Il leader M5S accusa la premier di non aver saputo negoziare, di avere “tradito l’interesse nazionale” e di aver avallato un progetto di militarizzazione dell’Unione Europea che penalizzerà l’Italia.
Conte ha ricordato il suo operato durante il governo: “Noi abbiamo speso un miliardo per le armi, ma abbiamo portato 209 miliardi con il PNRR. Ci provi lei a fare lo stesso”. A giudizio dell’ex premier, RearmUe rischia di allontanare la difesa comune europea anziché rafforzarla, mettendo il Paese in una posizione subalterna rispetto a potenze come Germania e Francia.
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Conclusioni: il Parlamento come specchio delle fratture del Paese
La giornata del 14 maggio resterà impressa come uno dei momenti più tesi della legislatura. Tra accuse reciproche, divergenze abissali sulla politica estera e difensiva, e simboli che dividono anziché unire, emerge un quadro preoccupante di paralisi e conflitto istituzionale.
Il gesto di Conte sulla Palestina ha messo a nudo le fratture profonde che attraversano il Parlamento italiano: la sensibilità verso il dramma umanitario a Gaza da un lato, la volontà di non cedere al simbolismo dall’altro. E mentre l’Italia si confronta con scelte strategiche cruciali sul suo ruolo in Europa e nel mondo, lo scontro Conte-Meloni si conferma la cartina tornasole di una politica sempre più polarizzata, dove ogni gesto è una dichiarazione di guerra.
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