Un intervento durissimo, quello del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte alla Camera dei Deputati, durante la discussione sulla mozione per la libertà di stampa presentata con Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra.
L’ex presidente del Consiglio ha puntato il dito contro il Garante della Privacy, definendo l’istituzione “non più credibile” dopo le rivelazioni andate in onda su Report e chiedendone l’azzeramento immediato.
L’attacco di Conte: “Il Garante non è indipendente, è una succursale di Fratelli d’Italia”
Nel suo intervento, Conte ha ricordato quanto emerso nell’ultima puntata di Report:
“Abbiamo appreso che un componente del Garante della Privacy si è recato poche ore prima della multa a Report nella sede di Fratelli d’Italia, immagino per ricevere istruzioni da Arianna Meloni. Poi abbiamo scoperto, sempre grazie al giornalismo d’inchiesta, che lo stesso componente – indicato a suo tempo da FdI – si era attivato in occasione dell’interrogazione parlamentare sull’abitazione della premier Giorgia Meloni per verificare quali informazioni potessero essere coperte o nascoste”.
Conte non fa nomi, ma il riferimento è chiaro a Agostino Ghiglia, ex parlamentare di Fratelli d’Italia e attuale componente del Garante per la protezione dei dati personali.
“La domanda è semplice: questo componente del Garante lavora così sodo per tutti i cittadini o solo per i capi di FdI? Rappresenta l’autorità indipendente o soltanto il garante delle sorelle Meloni? Un’istituzione non può diventare la succursale di un partito politico, neppure di Colle Oppio”,
ha incalzato Conte tra gli applausi dei banchi dell’opposizione.
Il caso Report e la polemica sulla multa
L’attacco arriva a pochi giorni dalla multa inflitta dal Garante della Privacy alla trasmissione Report, accusata di aver violato la normativa sulla protezione dei dati personali in una delle sue inchieste.
Una decisione che ha provocato un’ondata di proteste nel mondo giornalistico e politico, con molti che vi hanno letto un tentativo di intimidire la stampa d’inchiesta.
Il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma, aveva parlato di una “pressione diretta contro la libertà di informazione” e ringraziato pubblicamente Conte, Schlein e Fratoianni per la mozione parlamentare in difesa del diritto di cronaca.
Ghiglia e le parole che infiammano il dibattito
A peggiorare la situazione, sono arrivate le dichiarazioni di Ghiglia, che in mattinata aveva definito Report
“un programma che vale quanto i Teletubbies”.
Una battuta che ha scatenato ulteriormente le opposizioni e i sindacati dei giornalisti, che hanno parlato di “disprezzo istituzionale verso la stampa libera”.
Nonostante le richieste di dimissioni da parte del centrosinistra e di diverse associazioni, Ghiglia ha dichiarato che “non lascerà l’incarico”, sostenendo che il Garante “è indipendente dalla politica”.
La replica di Meloni: “È stato eletto anche dai vostri governi”
La premier Giorgia Meloni, interpellata dai giornalisti a margine del Consiglio dei ministri, ha liquidato così la polemica:
“Ricordo che il collegio del Garante è stato eletto anche con i voti delle opposizioni. Non accetto lezioni di indipendenza da chi ha nominato i suoi amici ovunque”.
Ma la risposta non ha placato le tensioni. La segretaria del Pd Elly Schlein ha replicato a stretto giro:
“Se il governo è davvero estraneo alla vicenda, allora voti la mozione per l’azzeramento del Garante. Altrimenti è chiaro che dietro c’è un disegno per intimidire il giornalismo critico”.
Un Parlamento spaccato sulla libertà di stampa
Il caso Ghiglia si inserisce in un clima politico già incandescente sul tema della libertà di stampa e del controllo dell’informazione.
Dopo gli attacchi a Report, le critiche al Fatto Quotidiano e i provvedimenti contro alcune testate regionali, l’opposizione accusa il governo di “insofferenza verso l’autonomia dei media”.
“Questo governo vuole un’informazione addomesticata – ha detto Conte in Aula – ma noi non ci piegheremo. La stampa libera è l’ultimo argine della democrazia. Se cade questo, cade tutto”.
Verso il voto sulla mozione
La mozione unitaria presentata da M5S, Pd e Avs chiede al Parlamento di impegnare il governo a:
Azzerare e rinnovare l’attuale collegio del Garante della Privacy;
Garantire l’indipendenza effettiva delle autorità di vigilanza;
Tutela piena per i giornalisti e le redazioni che svolgono inchieste d’interesse pubblico.
Il voto è atteso nelle prossime ore e si preannuncia teso: i gruppi di maggioranza hanno già annunciato astensione o voto contrario, ma il caso Ghiglia potrebbe spingere alcuni parlamentari centristi a chiedere un passo indietro.
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L’intervento di Conte segna un nuovo fronte di scontro con il governo Meloni, dopo settimane di tensioni sulla manovra economica e sulla gestione dell’informazione pubblica.
Al centro della vicenda non c’è solo un funzionario, ma il principio stesso di indipendenza delle istituzioni.
Come ha dichiarato Conte in chiusura del suo intervento:
“Non si può parlare di democrazia se chi deve garantire la privacy dei cittadini risponde ai vertici di un partito politico. Il Garante della Privacy deve tornare ad essere di tutti, non di Fratelli d’Italia”.
Un discorso che ha infiammato l’Aula e riacceso un tema destinato a restare centrale nei prossimi giorni:
chi controlla davvero chi dovrebbe garantire la trasparenza e la libertà d’informazione in Italia?



















