ROMA – Una conferenza stampa al vetriolo, quella tenuta oggi da Giuseppe Conte nella sede del Movimento 5 Stelle a Roma. Il presidente del M5S ha scandito una lunga serie di messaggi chiari e divisivi, che segnano una nuova fase dei rapporti con gli alleati del campo progressista. Sul banco degli imputati finiscono il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Toscana Eugenio Giani, e persino l’ipotesi di un’alleanza stabile con Pd e Verdi-Sinistra.
“Sala si dimetta: ha promosso il far west edilizio”
L’affondo più duro Conte lo riserva al primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, accusato di aver confezionato — con gli uffici del Comune — la norma cosiddetta “Salva Milano”, poi portata al centrodestra e inizialmente sostenuta anche dal PD.
“Ribadisco la richiesta di dimissioni di Sala. Non per via di un avviso di garanzia, ma perché si è rivelato al centro di un sistema che ha dato il via al far west edilizio. Quella norma non solo condonava gli abusi del passato, ma li estendeva a tutta Italia per gli anni a venire. È incompatibile con qualsiasi proposta alternativa al governo Meloni.”
Un attacco che sa anche di monito per gli alleati:
“Che proposta alternativa possiamo costruire se poi accettiamo questo modello di gestione del territorio? Non è il nostro modo di fare politica.”
Regionali: no a formule preconfezionate
Conte ha poi escluso che il Movimento 5 Stelle si presenterà ovunque con la stessa coalizione:
“Non garantisco affatto la stessa alleanza in tutte le regioni. Dipende dai territori, dai programmi, dalle persone in campo. Ci sono potentati locali con cui non è possibile lavorare. Valuteremo caso per caso.”
In Toscana, dove è in discussione un possibile ingresso del M5S nella giunta Giani, Conte frena:
“È una giunta che abbiamo contrastato per cinque anni. Oggi si ripresenta lo stesso candidato. Entrare sarebbe un sacrificio politico notevole. E c’è molta inquietudine nella nostra base. Non stiamo imponendo nulla, c’è un confronto in corso con i territori.”
Caso Ricci: “Ha risposto con trasparenza, nessun passo indietro”
Il leader M5S ha anche difeso il candidato alle Marche, Matteo Ricci, destinatario di un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “Affidopoli”:
“Non ci sono elementi che provino una sua consapevolezza nell’ipotesi accusatoria. Ha risposto subito, con puntualità e trasparenza, senza avvalersi della facoltà di non rispondere. Non c’è motivo per chiedergli un passo indietro. Sarebbe un brutto precedente e un modo per fare di tutta l’erba un fascio.”
Conte ha anche voluto smentire con forza ogni retroscena che collegherebbe la posizione del M5S sul caso Ricci alla trattativa per una candidatura in Campania:
“Se ci fosse un collegamento anche minimo tra la nostra posizione su Ricci e le valutazioni in Campania, significherebbe che il Movimento fa mercimonio sui valori dell’etica pubblica. E io sarei un buffone. Non c’è alcun collegamento, non anticipate soluzioni che sono ancora in via di definizione.”
“Nessuna alleanza organica col centrosinistra”
L’ennesimo paletto riguarda i rapporti con Pd e Avs. Conte è netto:
“Un’alleanza organica è impossibile. Vorrebbe dire legarci mani e piedi agli altri. Noi siamo e resteremo una forza indipendente. Nessuno però metta in dubbio la nostra volontà autentica di costruire un’alternativa di governo, ma vogliamo farlo con compagni di viaggio affidabili.”
Rai e Corte dei Conti: “Colpi di mano e demolizioni istituzionali”
Infine, due affondi contro il governo Meloni: la riforma della Rai e quella della Corte dei Conti.
“Sulla Rai, se ho capito bene la proposta della maggioranza, è irricevibile: permette colpi di mano da parte di chi governa. Sulla Corte dei Conti stanno abolendo un controllo virtuoso, il controllo concomitante. È un attacco alla trasparenza e all’imparzialità. Noi chiediamo a Ricci, ad esempio, di pubblicare in anticipo gli affidamenti sul sito della Regione: questo è il nostro codice etico, questo è il nostro modo di governare.”
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Con la sua conferenza stampa, Giuseppe Conte ha segnato un punto di svolta nei rapporti tra il Movimento 5 Stelle e il cosiddetto campo largo. Nessun automatismo nelle alleanze, nessuna disponibilità a compromessi che tradiscano l’identità del Movimento: questa la direzione politica tracciata con fermezza dal leader pentastellato.
Il messaggio è duplice e chiaro: da un lato, il M5S non è disposto a farsi trascinare in alleanze opache o a sostenere amministrazioni che ritiene lontane dal proprio modello etico e di governo; dall’altro, rivendica una piena autonomia strategica, pronta al confronto ma indisponibile all’accomodamento.
In un contesto politico segnato da equilibri instabili e tensioni crescenti tra forze progressiste, le parole di Conte suonano come un avviso a tutti gli interlocutori: la costruzione di un’alternativa credibile al governo Meloni passa per coerenza, trasparenza e affidabilità. E, per il Movimento 5 Stelle, queste non sono opzioni negoziabili.



















