Conte senza freni faccia a faccia da Bruno Vespa – Ecco cosa ha dichiarato in diretta su Rai1 – VIDEO

Roma, 5 novembre 2025 –
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha espresso una netta contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal governo Meloni, che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Ospite della trasmissione 5 minuti condotta da Bruno Vespa, Conte ha definito il provvedimento “una misura inutile, che serve solo a blindare la politica e a rendere i magistrati meno liberi”.

“Siamo assolutamente contrari ed è per una ragione di buon senso – ha dichiarato l’ex premier –. Con tutti i problemi che oggi hanno i cittadini italiani, dal record di poveri al crollo dei salari reali e della produzione industriale, non è questo il momento di toccare la Costituzione per un tema che non esiste.”

“I problemi della giustizia sono altri: processi lenti, cause civili infinite”

Conte ha criticato l’approccio del governo, accusandolo di usare la giustizia come terreno di scontro politico, anziché come priorità sociale.

“Se si vuole intervenire sulla giustizia bisogna farlo davvero, ma i problemi della giustizia sono questi: l’aumento dei tempi per chiudere le cause civili, le inefficienze del sistema, la mancanza di personale e di risorse. E invece questo governo propone una riforma che separa i pubblici ministeri dai giudici, ma non serve a nulla.”

Secondo i dati citati da Conte, i passaggi tra le due funzioni – giudicante e requirente – sono inferiori all’1% negli ultimi anni, e quindi la separazione delle carriere non risponde ad alcuna esigenza concreta del sistema giudiziario.

“Parliamo di un problema che semplicemente non esiste – ha aggiunto –. È una riforma ideologica, fatta solo per mettere sotto controllo la magistratura.”

“Vogliono politici intoccabili: si torna alla casta”

Il leader del M5S ha poi alzato il tono, accusando la maggioranza di voler limitare l’autonomia della magistratura per proteggere la classe politica.

“La verità è che vogliono politici intoccabili. Si ritorna alla casta. Con questa riforma vogliono mettere il controllo dei pubblici ministeri sotto il governo di turno, e questo mina alla base la separazione dei poteri.”

Conte ha ricordato che la Costituzione italiana garantisce l’indipendenza dei magistrati come pilastro della democrazia, e ha messo in guardia contro qualsiasi tentativo di assoggettare la giustizia alla politica:

“Quando il potere politico può influenzare le inchieste o condizionare chi indaga, non c’è più uno Stato di diritto. Ci sarà solo uno Stato di convenienza.”

Il precedente del 2019 e la questione del CSM

Durante l’intervista, Conte ha ripercorso anche la posizione storica del Movimento 5 Stelle sul tema del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), ricordando la proposta di un sorteggio temperato per la scelta dei suoi componenti.

“Nel 2019 – ha spiegato – eravamo favorevoli a un sorteggio, ma temperato, cioè bilanciato da criteri di merito e trasparenza. C’era un problema di correnti all’interno della magistratura, un problema poi esploso con il caso Palamara.”

Secondo Conte, invece, la riforma proposta dal governo Meloni prevede “un sorteggio affidato alla pura casualità”, che rischia di disarticolare la magistratura e consegnare il controllo delle nomine ai partiti.

“Così si indeboliscono i pubblici ministeri e si rafforza il Parlamento, che manderà i propri rappresentanti con un mandato politico preciso. Comanderanno loro, non più i magistrati indipendenti.”

Un referendum che divide la politica

La riforma, fortemente voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e sostenuta dalla premier Giorgia Meloni, dovrà passare attraverso un referendum confermativo previsto per la primavera del 2026.
Nel frattempo, le opposizioni – dal M5S al Partito Democratico – si preparano a dare battaglia, denunciando una “deriva autoritaria” e un attacco alla Costituzione nata dalla Resistenza.

Conte ha annunciato che il Movimento 5 Stelle farà campagna per il NO, in difesa della giustizia indipendente e del principio di equilibrio tra i poteri dello Stato.

“Noi saremo nelle piazze e tra la gente per spiegare che questa non è una riforma per migliorare la giustizia, ma per proteggere chi comanda. Gli italiani devono saperlo: questa è una legge che riporta indietro il Paese di decenni.”

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Con le sue dichiarazioni, Conte ha rilanciato uno dei temi identitari del Movimento 5 Stelle: la lotta alla casta e alla politicizzazione delle istituzioni.
Nel suo intervento ha ribadito come il vero problema dell’Italia non siano le carriere dei magistrati, ma la povertà crescente, il lavoro precario e la perdita di fiducia nello Stato.

“Chi ha responsabilità di governo dovrebbe pensare ai cittadini, non a proteggere se stesso dalle inchieste. Questa riforma è un passo indietro nella storia della Repubblica. Noi diremo NO, perché difendere la magistratura significa difendere la democrazia.”

Un messaggio che segna l’inizio di una nuova fase di scontro politico e che promette di trasformare il referendum sulla giustizia in uno dei principali banchi di prova per il governo Meloni e per l’opposizione nei mesi a venire.

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