Corrado Formigli ferma tutto e fa un Monologo colpendo la Premier Giorgia Meloni e… – VIDEO

Nel suo editoriale a Piazzapulita (La7) del 15 gennaio 2026, Corrado Formigli ha messo sotto accusa la collocazione internazionale di Giorgia Meloni, partendo da un elemento preciso: un video elettorale diffuso dal premier ungherese Viktor Orbán in vista delle elezioni parlamentari in Ungheria, previste per aprile 2026, nel quale diversi leader inviano un messaggio di sostegno al leader di Fidesz.

Formigli usa quello “spot corale” come grimaldello politico per arrivare al punto che gli interessa davvero: l’idea che in Europa si stia consolidando un’unica destra, “trumpiana fino al midollo”, e che Meloni—nel suo ragionamento—ne faccia parte a pieno titolo.

Il “video che mi ha molto colpito”: la campagna di Orbán e la chiamata agli alleati

L’editoriale si apre con un tono quasi confidenziale, ma immediatamente orientato all’accusa: “Vorrei parlarvi di un video che mi ha molto colpito”, dice Formigli, spiegando che nel filmato “si vedono una serie di leader” che “mandano un messaggio di sostegno elettorale” a Orbán.

Il punto sottolineato dal conduttore è la ragione stessa dell’endorsement: Orbán, sostiene Formigli, “questa volta non è così sicuro di vincere” e quindi avrebbe chiesto aiuto ai suoi “amici europei e non”.
La cornice è quella di una campagna che, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, punta a rafforzare Orbán mostrando una rete internazionale di sostegni politici.

“Cara presidente del Consiglio”: l’affondo diretto contro Meloni

Dopo l’introduzione, Formigli cambia registro e si rivolge direttamente alla premier: “Cara presidente del Consiglio…”. Il bersaglio non è solo l’atto di partecipare a un video, ma ciò che quella presenza rappresenta politicamente.

La frase che sintetizza il giudizio è durissima: Formigli dice di non credere che Meloni “si sarebbe trovata così tanto a suo agio in questa compagnia”. E da lì costruisce la sua tesi: “in Europa si fa largo una destra sola: trumpiana fino al midollo”, che—nel suo racconto—è anche “indulgente con la Russia di Putin” e sostenitrice di un leader “illiberale” per definizione (riferimento a Orbán).

La “destra trumpiana” come blocco politico: Russia, illiberalismo e obiettivo Europa

Il cuore dell’editoriale è una rappresentazione in blocco: non singole scelte isolate, ma un’area politica che Formigli descrive come coerente e riconoscibile. La definizione “trumpiana fino al midollo” non viene usata come insulto generico: per Formigli è una categoria politica che implica posture e alleanze—soprattutto sul fronte internazionale e sulla tenuta dell’Unione.

Da qui l’interrogativo centrale: se davvero “oggi più che mai” servirebbe “un’Europa con la schiena dritta” capace di “parlare con una voce”, com’è possibile—chiede Formigli—“salvare l’Europa” restando “in compagnia di leader politici che hanno come unico obiettivo affossarla”?

Groenlandia, Venezuela, Iran: la sequenza che alza il livello dello scontro

Nella parte più incalzante del testo, Formigli allarga lo sguardo e richiama una serie di scenari internazionali per rafforzare l’idea di un mondo entrato in una fase più pericolosa e meno governabile. Nel suo editoriale cita:

la volontà del presidente americano di “occupare la Groenlandia”;

un “golpe in Venezuela”;

la tentazione di una “pericolosissima escalation in Iran”.


È una sequenza costruita per produrre un effetto: mettere la leadership italiana di fronte a un bivio politico, non solo diplomatico. E farlo con una domanda implicita: se le democrazie europee sono sotto pressione, con quali alleati si costruisce la risposta?

Le domande finali: “Come si salva l’Ucraina… andando a braccetto con questa banda?”

L’editoriale si chiude come un atto d’accusa sotto forma di domanda retorica: Formigli chiede a Meloni come si possa “salvare l’Europa” e, insieme, come si possa “salvare l’Ucraina, oppure la Groenlandia” andando “a braccetto con questa banda di trumpian-putiniani”.

Qui sta il senso politico del suo intervento: la critica non è solo “morale” o di stile, ma strategica. Formigli descrive un campo politico internazionale che, a suo dire, indebolisce l’Europa e la rende meno capace di difendere i propri interessi e le proprie alleanze.

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VIDEO:

Nel ragionamento di Formigli, il video di Orbán non è una parentesi comunicativa: è una cartina di tornasole. Il conduttore lo usa per sostenere che esiste una destra europea sempre più allineata a un modello “trumpiano” e che la presenza della premier italiana in quel contesto rende più difficile rivendicare, allo stesso tempo, autonomia europea e “schiena dritta”.

Ed è proprio questa sovrapposizione—tra dichiarazioni europeiste e frequentazioni internazionali—che l’editoriale prova a far esplodere: non con un resoconto neutro, ma con un attacco frontale costruito su domande e contrapposizioni.

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