Un sondaggio Euromedia rivela un dato allarmante: per il 29% degli italiani la corruzione politica è aumentata rispetto a dieci anni fa. Una percezione che stride con le parole rassicuranti del ministro della Giustizia Carlo Nordio e con la narrazione del governo Meloni, che da mesi minimizzano il peso delle inchieste e cercano di depotenziare il ruolo della magistratura.
Il dato generale racconta un Paese diviso: la maggioranza assoluta, oltre il 52%, ritiene che la corruzione sia rimasta invariata e “sempre molto diffusa”, mentre solo un marginale 4,2% vede una diminuzione. Più del 10% non sa o non risponde, segno di sfiducia e disincanto.
Gli elettori e la percezione della corruzione
Interessante è la differenza tra i vari elettorati. Tra i simpatizzanti di Lega e Movimento 5 Stelle la convinzione che la corruzione sia aumentata tocca punte altissime: 31,8% per la Lega e 47,5% per il M5S, numeri che dimostrano quanto l’onda di scandali e malaffare continui a incidere nel cuore del consenso popolare.
Diverso il quadro per Forza Italia e Fratelli d’Italia, i cui elettori tendono a considerare la corruzione come “rimasta invariata”, rispettivamente al 75,5% e al 59,6%. Una linea che ricalca perfettamente la narrazione governativa: il problema c’è, ma sarebbe “da sempre” e dunque non imputabile all’attuale esecutivo.
Nordio e la linea del governo
Il sondaggio sembra smentire in pieno la strategia di Carlo Nordio, che ha impostato la sua agenda sulla riduzione delle intercettazioni, sull’attacco a quella che definisce “giustizia spettacolo” e sulla volontà di limitare i poteri della magistratura. Una linea che, però, non trova riscontro nell’opinione pubblica: i cittadini, al contrario, percepiscono un sistema politico sempre più permeabile a interessi opachi.
Anche Giorgia Meloni, che rivendica un governo “del merito e della serietà”, esce indebolita: l’idea che la corruzione non stia diminuendo ma anzi resti endemica mina il racconto di discontinuità rispetto ai governi precedenti.
Inchieste e voto: un legame diretto?
Il sondaggio di Euromedia parte da una domanda precisa: le inchieste giudiziarie avranno effetto sul voto? La risposta appare chiara: la fiducia dei cittadini nella politica resta fragile e ogni nuovo scandalo rischia di pesare. La convinzione che la corruzione sia in crescita potrebbe diventare un fattore determinante alle prossime elezioni, soprattutto tra i giovani e tra chi già si sente distante dalle istituzioni.
Un Paese segnato dagli scandali
Non è la prima volta che l’Italia si confronta con il fantasma della corruzione. Già negli anni ’90, con Tangentopoli e l’inchiesta di Mani Pulite, il Paese aveva visto crollare l’intero sistema della Prima Repubblica. Da allora, però, nonostante riforme e proclami, la percezione di una politica corrotta non si è mai spenta.
Negli ultimi anni, casi come Mafia Capitale a Roma, le inchieste sugli appalti in Lombardia, i fondi pubblici utilizzati in modo illecito da consiglieri regionali di diversi schieramenti e i sospetti sulle grandi opere (dal Mose di Venezia al caso Expo) hanno rafforzato l’idea che il potere politico ed economico resti legato a dinamiche opache.
La corruzione continua a essere percepita come un male sistemico, capace di resistere a qualsiasi governo, che esso sia di centrodestra o di centrosinistra.
Il dato del 29% che parla di corruzione in aumento è un colpo diretto al cuore del governo. Nordio e Meloni cercano di depotenziare la questione, ma i cittadini sembrano pensarla diversamente. La distanza tra politica e opinione pubblica resta ampia e, in un clima di disillusione, il rischio è che il voto venga influenzato più dalla rabbia e dalla sfiducia che dalle proposte concrete.
La storia italiana dimostra che ogni volta che il tema della corruzione esplode, il sistema politico ne esce trasformato. Oggi come allora, la domanda rimane la stessa: riuscirà la classe dirigente a cambiare rotta o si limiterà a negare l’evidenza?
Leggi anche

Manifestazione contro Nordio e Meloni su Referendum Giustizia – L’immagine shock
Roma torna a essere teatro di una protesta ad alta tensione politica e simbolica. In piazza, tra bandiere palestinesi, slogan
Il sondaggio Euromedia non fotografa soltanto una percezione, ma mette a nudo un problema strutturale: la distanza crescente tra la narrazione della politica e il sentimento dei cittadini. Mentre il governo insiste nel minimizzare, una parte consistente del Paese avverte che la corruzione non solo non arretra, ma continua a insinuarsi nel tessuto istituzionale. È una frattura che rischia di trasformarsi in crisi di legittimità: senza risposte concrete, ogni scandalo diventa benzina sul fuoco della sfiducia. La storia recente insegna che quando la politica ignora questi segnali, il conto arriva inevitabilmente alle urne, con effetti profondi sugli equilibri di governo e sull’intero sistema democratico.



















