Crisi nera nel Governo – Ecco cosa sta accadendo – Adesso Salvini e Crosetto stanno… – ULTIM’ORA

La maggioranza torna a scricchiolare su un dossier di politica estera. Matteo Salvini ha rivendicato pubblicamente una frenata italiana sull’invio di armi all’Ucraina, evocando “scandali di corruzione” e sostenendo che “allungare il percorso di morte non aiuta nessuno”. Le parole del leader leghista hanno aperto uno scontro frontale nel governo.

La risposta della Difesa

La replica del ministro Guido Crosetto è stata immediata e gelida: l’Italia mantiene gli impegni presi con Kyiv e con gli alleati, ha fatto trapelare la Difesa, bollando le uscite di Salvini come non rappresentative della linea italiana nella Nato. In parallelo, Crosetto ha ricordato la natura degli attacchi russi (“il 93% colpisce i civili”), rimarcando l’esigenza di proseguire il supporto militare.

Farnesina: “Dodicesimo pacchetto in arrivo”

A chi cercava una mediazione, il titolare degli Esteri Antonio Tajani ha risposto confermando che è pronto un nuovo pacchetto di materiale militare per Kyiv, da firmare “nelle prossime ore”. La precisazione arriva mentre la Farnesina parla apertamente di 12° pacchetto in preparazione.

Il contesto: frizioni su fondi e piani di acquisto

Sul fondo si muovono due partite: i piani di acquisto per l’Ucraina (compreso il dossier PURL sponsorizzato da Washington) e i margini di bilancio italiani, con timori del Tesoro e le resistenze politiche della Lega. Nelle ultime 48 ore, anche in sede G7, è trapelato l’imbarazzo di Roma e una cautela di Meloni su nuovi impegni finanziari, proprio per evitare una crisi interna.

Perché Salvini alza i toni

Gli osservatori leggono la sortita del leader leghista come un tentativo di:

  • marcare un profilo identitario in chiave elettorale presso l’elettorato più scettico sugli aiuti, anche alla luce dei recenti scandali in Ucraina citati dalla stampa;

  • ricordare il peso della Lega nei dossier sensibili dell’esecutivo. Corriere Roma

La fotografia politica

Il quadro che emerge è quello di universi divergenti nello stesso esecutivo: Farnesina e Difesa ribadiscono la rotta euro-atlantica, mentre il vicepremier leghista mette in discussione il ritmo e il perimetro del sostegno a Kyiv. Il risultato è un messaggio dissonante agli alleati, proprio mentre si definiscono i prossimi invii.

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Il governo resta formalmente allineato sul supporto all’Ucraina, ma lo strappo pubblico di Salvini e la smentita di Crosetto, seguite dalla conferma operativa di Tajani, certificano una frattura politica che va oltre il linguaggio: riguarda priorità, tempi e risorse. Finché Palazzo Chigi non restituirà una voce unica su armi e impegni finanziari, l’Italia apparirà meno affidabile agli occhi degli alleati e più vulnerabile alle torsioni interne. E quando la divisione tocca la politica di difesa, non è solo una crepa di maggioranza: è un segnale di instabilità strategica. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

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