Crozza monumentale. Con ironia demolisce e sbugiarda la Manovra del Governo – VIDEO EPICO

Maurizio Crozza non perdona. Nella puntata del 17 ottobre di Fratelli di Crozza su Nove, il comico genovese ha letteralmente fatto a pezzi la manovra economica del governo Meloni, trasformando la satira in un’analisi più lucida e tagliente di molti talk politici.
Con il suo consueto mix di ironia e indignazione, Crozza ha dipinto la legge di bilancio come “una manovra che promette aiuti, ma nasconde tagli”, definendola “una partita di giro in cui a rimetterci, come sempre, è chi lavora e paga le tasse”.

“Promesse all’italiana”: Crozza apre il monologo con sarcasmo

“Quando un governo dice che la manovra è ‘di sostegno alle famiglie’, bisogna chiedersi quali famiglie”, ha esordito Crozza tra gli applausi del pubblico.

“Perché se la tua famiglia si chiama Eni, Leonardo o Banca Intesa, allora sì, sei sostenuto eccome. Ma se ti chiami Rossi e devi fare benzina per andare al lavoro, allora sostieni tu la manovra… sulle tue spalle.”

Il comico ha definito la finanziaria 2025 “un’operazione di illusionismo contabile”, costruita per dare l’idea di un aiuto generale, ma basata su tagli lineari, aumenti indiretti e zero visione industriale.
Il risultato? “Un Paese che si racconta in crescita, ma si scopre ogni anno più povero”.

“Il governo regala parole, ma toglie servizi”

Nel suo monologo, Crozza ha toccato uno per uno i nodi principali della manovra: sanità, scuola, fisco e pensioni.

“Hanno parlato di ‘rafforzamento della sanità pubblica’, ma nella tabella c’è scritto che i fondi restano sotto la media europea. È come dire che stai migliorando la dieta… riducendo le calorie a chi già non mangia.”

Poi la stoccata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti:

“Dice che ‘i conti tornano’. Certo, ma solo se li scrive lui. Perché a forza di tagliare i capitoli di spesa, a tornare non sono i conti, ma i problemi.”

Crozza ha ricordato che il PIL resterà stagnante, come ammesso dallo stesso MEF, e che la manovra non prevede interventi strutturali su salari e produttività.
Intanto, “crescono accise, rincari e tasse indirette, ma tutto viene confezionato come ‘riallineamento tecnico’”.

Banche e carburante: “Il trucco del contributo volontario”

Uno dei momenti più applauditi della puntata è stato il passaggio in cui Crozza ha parodiato il linguaggio tecnico dei comunicati ministeriali.

“Il governo introduce un ‘contributo volontario’ sulle banche. Volontario come il sorriso del cassiere quando gli chiedi di non pagare il bollo.
E intanto le accise sui carburanti tornano su, così la prossima volta che fai il pieno, ricorda: non è inflazione, è patriottismo!”

Il riferimento è al cosiddetto “prelievo solidale” sugli extraprofitti bancari, che – come spiega Crozza – è in realtà “un anticipo sulle tasse future, spacciato per equità sociale”.

Scuola e ceto medio, i grandi dimenticati

Crozza ha poi rivolto un pensiero amaro al mondo dell’istruzione e del ceto medio:

“Alla scuola danno un po’ di fondi straordinari, ma solo per ‘digitalizzazione e transizione’. Cioè puoi comprare un tablet, ma non pagare un supplente.
E per il ceto medio, che ormai è diventato basso, c’è sempre la stessa promessa: l’anno prossimo va meglio. È la nostra versione del lieto fine.”

Ha anche scherzato sul bonus figli:

“Dicono che aumenta. Sì, ma solo se il figlio è già laureato e paga l’IVA.”

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“Meglio i comici che i ministri”: la stoccata finale

Il monologo si è chiuso con un messaggio che ha strappato risate ma anche riflessioni amare:

“I politici raccontano favole, i giornalisti embedded applaudono, e alla fine tocca ai comici spiegare la manovra. Almeno noi, quando mentiamo, lo facciamo per farvi ridere.”

E il pubblico è esploso in un applauso che suonava come un segno di riconoscenza.
Perché in un Paese in cui la trasparenza economica sembra un miraggio, Crozza è riuscito a dire la verità ridendo, senza bisogno di grafici o slide.

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