Un confronto acceso, nato da una frase che ha fatto molto discutere e che ha costretto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a intervenire pubblicamente per chiarire. A “È sempre Cartabianca”, il programma condotto da Bianca Berlinguer, è andato in scena un botta e risposta piuttosto teso tra Valditara e Paolo Del Debbio, dopo la gaffe del ministro sull’omicidio di Piersanti Mattarella.
Il caso è esploso dopo che Valditara, parlando dell’ex presidente della Regione Siciliana assassinato nel 1980, aveva attribuito l’uccisione alle Brigate Rosse. Una ricostruzione sbagliata, perché Piersanti Mattarella fu ucciso dalla mafia. Il ministro ha poi spiegato che si sarebbe trattato di un lapsus, legato a un ragionamento precedente sulle Brigate Rosse e sul clima di contestazione nei suoi confronti.
Ma la giustificazione non ha impedito a Del Debbio di intervenire con parole molto dure.
Del Debbio attacca: “Mi sono cadute le braccia”
Durante la trasmissione, Paolo Del Debbio ha commentato la vicenda con una battuta tagliente, spiegando di essere rimasto profondamente colpito dall’errore del ministro. “Ho pensato che mi posso comprare giacche, cappotti tutti senza maniche perché mi sono cadute le braccia”, ha detto il giornalista, rispondendo alla domanda di Bianca Berlinguer.
Una frase che ha reso subito chiaro il tono del suo intervento: per Del Debbio, confondere le Brigate Rosse con la mafia nell’omicidio di Piersanti Mattarella non è una semplice imprecisione. È un errore grave, soprattutto se commesso da un ministro della Repubblica.
Il conduttore ha poi rincarato la dose con un paragone netto: attribuire alle Brigate Rosse l’uccisione di Piersanti Mattarella sarebbe, secondo lui, come dire che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino siano stati uccisi dalla Banda della Magliana. Un modo per sottolineare quanto il riferimento storico sia delicato e quanto sia importante usare le parole giuste quando si parla di mafia, terrorismo e memoria civile.
“Il lapsus ci sta, ma qui siamo più al raptus”
La frase più dura di Del Debbio è arrivata poco dopo: “Il lapsus ci sta, ma qui siamo più al raptus”. Una battuta pesante, pronunciata in diretta, che ha trasformato il confronto in un vero caso televisivo.
Il punto sollevato dal giornalista riguarda il peso pubblico delle parole. Un lapsus può capitare, ha riconosciuto Del Debbio, ma quando riguarda una pagina così importante della storia italiana diventa inevitabilmente oggetto di discussione. L’omicidio di Piersanti Mattarella non è un episodio qualsiasi: è uno dei simboli dello scontro tra istituzioni democratiche e potere mafioso in Sicilia.
Per questo, secondo Del Debbio, l’errore non poteva passare inosservato.
La replica di Valditara: “È stato un lapsus, non un errore”
A quel punto è intervenuto Giuseppe Valditara, che ha voluto spiegare il contesto in cui sarebbe nata la frase contestata. Il ministro ha raccontato che, poco prima dell’intervento, aveva discusso con i suoi collaboratori di una scritta comparsa sotto al ministero: “Valditara nemico del popolo”.
Secondo Valditara, quella formula gli avrebbe richiamato alla mente il linguaggio delle Brigate Rosse. Da qui, nel suo ragionamento, sarebbe nato il lapsus successivo. Il ministro ha quindi insistito su un punto: non si sarebbe trattato di ignoranza storica, ma di un inciampo verbale dovuto al contesto del discorso precedente.
Valditara ha rivendicato anche il resto del suo intervento, sostenendo di aver ricordato correttamente Piersanti Mattarella come un uomo impegnato nella lotta contro la mafia, citando anche il tema degli appalti e il suo ruolo di contrasto agli interessi criminali. Per il ministro, dunque, isolare solo la frase sbagliata avrebbe prodotto una rappresentazione parziale del suo pensiero.
La distinzione tra lapsus e responsabilità politica
Il cuore della polemica sta proprio qui: può bastare la spiegazione del lapsus per chiudere il caso? Da un lato, Valditara sostiene di conoscere perfettamente la storia di Piersanti Mattarella e di aver semplicemente sbagliato parola in un passaggio del discorso. Dall’altro, Del Debbio ha fatto notare che certi errori, soprattutto quando arrivano da un ministro, hanno un peso diverso rispetto a una normale svista.
Quando si parla di Piersanti Mattarella, infatti, non si parla soltanto di una figura politica. Si parla di un uomo delle istituzioni ucciso dalla mafia, fratello dell’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e simbolo di una stagione drammatica della storia siciliana e italiana.
Confondere terrorismo brigatista e mafia significa mischiare due fenomeni criminali profondamente diversi, entrambi tragici, ma con storie, obiettivi e modalità differenti. È questo il punto che ha reso la gaffe così clamorosa.
Bianca Berlinguer e il tema delle Brigate Rosse evocate troppo spesso
Nel confronto è intervenuta anche Bianca Berlinguer, che ha posto una questione più ampia: l’uso frequente, forse eccessivo, del riferimento alle Brigate Rosse nel dibattito pubblico. Secondo la conduttrice, quel termine viene evocato con troppa facilità, spesso anche fuori contesto.
La domanda ha spostato il discorso dal singolo lapsus a un problema politico e comunicativo più generale: il rischio di usare parole pesantissime, legate agli anni del terrorismo, per descrivere contestazioni, slogan o proteste contemporanee.
Valditara ha risposto sostenendo che vedere la propria immagine appesa a testa in giù con la scritta “nemico del popolo” non sia affatto piacevole. Per il ministro, dunque, il riferimento alle Brigate Rosse sarebbe nato dalla gravità di certe espressioni utilizzate contro di lui.
Un caso che diventa politico e mediatico
La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione politica. Non è soltanto un errore pronunciato in pubblico, ma un episodio che riguarda il rapporto tra memoria storica, responsabilità istituzionale e comunicazione politica.
Il governo Meloni si trova ancora una volta al centro di una polemica legata alle parole dei suoi ministri. In questo caso, il tema è particolarmente sensibile perché tocca la storia della mafia, del terrorismo e di una figura istituzionale come Piersanti Mattarella.
Il botta e risposta con Del Debbio ha dato alla vicenda un’ulteriore esposizione mediatica. Il giornalista, pur riconoscendo che un lapsus possa capitare, ha scelto di non minimizzare. Valditara, invece, ha provato a ricostruire il contesto, difendendosi dall’accusa di aver commesso un errore di conoscenza storica.
Il peso della memoria di Piersanti Mattarella
Piersanti Mattarella fu assassinato il 6 gennaio 1980 a Palermo. La sua figura è rimasta legata all’idea di una politica capace di opporsi agli interessi mafiosi e di riformare dall’interno il sistema amministrativo siciliano. Per questo il suo nome rappresenta ancora oggi un riferimento civile e istituzionale molto forte.
Attribuire il suo omicidio alle Brigate Rosse, anche per errore, significa toccare una memoria collettiva ancora viva. Non è una questione puramente scolastica o nozionistica: è il racconto di una parte decisiva della storia repubblicana.
La reazione di Del Debbio nasce proprio da qui. Non dalla volontà di trasformare un lapsus in uno scandalo fine a sé stesso, ma dalla convinzione che su certi temi non si possa essere superficiali.
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Lo scontro tra Paolo Del Debbio e Giuseppe Valditara ha mostrato quanto le parole, soprattutto quando pronunciate da chi ricopre incarichi istituzionali, possano diventare immediatamente un caso politico. Il ministro ha parlato di lapsus e ha spiegato di aver fatto riferimento alle Brigate Rosse per via di un ragionamento precedente sulle contestazioni ricevute. Del Debbio, però, ha contestato con durezza la gravità dell’errore, ricordando che confondere mafia e terrorismo su una figura come Piersanti Mattarella non può essere liquidato con leggerezza.
La vicenda resta quindi sospesa tra spiegazione personale e responsabilità pubblica. Un lapsus può capitare, ma quando riguarda la memoria di un uomo ucciso dalla mafia e una pagina fondamentale della storia italiana, il chiarimento non cancella il peso dell’errore. E il confronto televisivo lo ha dimostrato: su memoria, mafia e istituzioni, ogni parola conta.



















