Un ricordo personale che diventa denuncia
Nell’ultima puntata di È Sempre Cartabianca, Paolo Del Debbio ha regalato al pubblico uno dei momenti più forti e intensi del dibattito televisivo italiano sul conflitto in Medio Oriente. Intervenendo in diretta, il conduttore di Dritto e Rovescio ha ricordato un episodio familiare che lo lega profondamente alla comunità ebraica:
“Mio padre, che in un campo di deportazione fu molto aiutato dagli ebrei, mi ha trasmesso da bambino un affetto particolare verso di loro”, ha detto Del Debbio.
Un legame che rende ancora più dolorosa, a suo giudizio, la deriva del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu:
“Vedere, non gli ebrei, ma il governo Netanyahu che fa robe di questo tipo, dopo quello che hanno subito… stanno facendo qualcosa di simile su persone innocenti a quello che era stato fatto a loro, ugualmente innocenti”, ha affermato.
“Il silenzio dell’Europa mi fa schifo”
Il giornalista ha poi puntato il dito contro l’inerzia delle istituzioni europee, incapaci – a suo dire – di alzare la voce di fronte a una catastrofe umanitaria:
“Quando si vedono le scene dei bambini mutilati e si sente dire da un esperto che Gaza è diventata il paese con più mutilati al mondo in proporzione alla popolazione, beh, il silenzio dell’Europa a me fa francamente schifo”.
Una frase durissima, che ha suscitato un lungo silenzio in studio e che si è immediatamente diffusa sui social, raccogliendo migliaia di condivisioni e reazioni.
La forza delle immagini e delle parole
Del Debbio ha toccato un nervo scoperto: quello delle immagini quotidiane che arrivano da Gaza e mostrano ospedali pieni di bambini senza arti, vittime delle bombe e degli attacchi israeliani. Una tragedia che ha spinto diverse organizzazioni internazionali a parlare apertamente di “emergenza mutilazioni”, sottolineando come la popolazione più giovane stia pagando un prezzo altissimo.
Il paragone con la storia della Shoah, pur espresso con la cautela di chi distingue tra popolo e governo, ha dato ancora più forza al suo discorso, trasformando la sua indignazione in una riflessione di carattere universale.
Un monito alla politica europea
L’editoriale improvvisato di Del Debbio si inserisce in un contesto politico segnato dall’ambiguità. Se da un lato l’Unione europea ribadisce l’impegno per la “soluzione dei due Stati”, dall’altro non assume decisioni concrete per fermare la guerra, limitandosi a dichiarazioni di principio e ad aiuti umanitari insufficienti.
Le sue parole hanno rappresentato quindi un atto di accusa contro una politica paralizzata, incapace di difendere i diritti umani e di reagire con fermezza davanti a quella che molti giuristi internazionali definiscono una tragedia assimilabile a crimini di guerra.
Reazioni e impatto
Sui social, il video diffuso dal profilo ufficiale di È Sempre Cartabianca ha scatenato un’ondata di reazioni. In molti hanno ringraziato Del Debbio per la chiarezza e il coraggio, sottolineando come in un panorama mediatico spesso timoroso le sue parole abbiano rotto il muro del silenzio. Altri, invece, hanno giudicato il paragone con la Shoah azzardato, pur riconoscendo la gravità della crisi umanitaria.
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Le frasi di Paolo Del Debbio resteranno come uno dei momenti più significativi di questo dibattito pubblico. Al di là delle simpatie politiche, il suo intervento ha ricordato che la memoria storica non è un esercizio astratto, ma un monito vivo che obbliga a non voltarsi dall’altra parte.
In un’Italia e in un’Europa divise tra calcoli geopolitici e prudenza diplomatica, la voce di un giornalista che parla di “schifo” davanti al silenzio diventa il grido di coscienza di chi non accetta l’indifferenza.



















