È un attacco frontale, diretto, senza filtri, quello lanciato dall’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Danilo Della Valle contro la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e, più in generale, contro una parte delle istituzioni europee accusate di “tentare di riscrivere la storia della Seconda Guerra Mondiale”. Il teatro dello scontro è l’aula del Parlamento europeo, dove l’8 maggio – anniversario della fine del conflitto in Europa – è andato in scena un intervento dai toni forti e dalle implicazioni politiche profonde.
> “Forse a qualche europarlamentare servirebbe un ripasso di storia”, ha esordito Della Valle, prendendo la parola durante la sessione plenaria a Strasburgo. “Non dobbiamo mai dimenticare che è stata l’Europa a partorire il mostro del nazi-fascismo e che Hitler e Mussolini non erano dei pazzi venuti da Marte, ma il prodotto di un’ideologia suprematista che purtroppo sopravvive ancora oggi”.
Il revisionismo sotto accusa
Secondo l’europarlamentare pentastellato, negli ambienti comunitari si starebbe compiendo un’operazione di manipolazione della memoria storica, motivata da ragioni politiche legate all’attuale conflitto in Ucraina. Il riferimento implicito, ma neppure troppo velato, è al modo in cui la leadership europea – incarnata da von der Leyen – avrebbe scelto di marginalizzare, o addirittura cancellare, il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazifascismo.
“Qualcuno vorrebbe riscrivere quella storia, escludendo i sovietici – russi e popoli slavi – per pure ragioni di convenienza geopolitica”, ha denunciato Della Valle. “Quello che oggi accade in Ucraina non può essere la scusa per cancellare il contributo di vite umane che i russi e i popoli slavi hanno pagato per liberare tutti noi dal nazifascismo”.
27 milioni di morti dimenticati?
Il cuore dell’intervento di Della Valle è la rivendicazione del tributo di sangue versato dal popolo sovietico durante la guerra. Un numero, più volte ricordato dagli storici, e che spesso riemerge nei dibattiti internazionali: 27 milioni di vittime tra soldati e civili. “Massacrati, bruciati vivi nei villaggi, mandati al fronte a difendere un’Europa che forse non li considerava neanche pari – ha detto – ma che hanno contribuito a liberare”.
In questo contesto, il silenzio o la rimozione del ruolo dell’Armata Rossa nella retorica ufficiale europea diventa, secondo Della Valle, un affronto alla verità storica e alla memoria collettiva. “Quelle morti meritano il nostro rispetto e il nostro ricordo. La memoria ci obbliga alla pace. Alla verità. E al rispetto di tutti i popoli che hanno pagato il prezzo della libertà”.
Uno scontro politico e simbolico
L’intervento non si limita alla denuncia storica, ma si innesta in una più ampia polemica politica. Il Movimento 5 Stelle, negli ultimi mesi, ha assunto posizioni critiche nei confronti dell’impostazione “atlantista” della Commissione von der Leyen, accusandola di seguire ciecamente la linea degli Stati Uniti e della NATO, anche a costo di deformare la lettura degli eventi passati.
Per Della Valle – e per il M5S – la memoria della Seconda Guerra Mondiale non può essere piegata alle esigenze del presente. E, soprattutto, non può essere selettiva. Nel mirino c’è una narrazione “semplificata”, che celebra la liberazione dell’Europa senza riconoscere appieno il ruolo determinante avuto dall’Est, dall’Armata Rossa e dai popoli slavi. Una narrazione che, nel contesto della guerra in Ucraina e del deterioramento dei rapporti con la Russia, rischia di diventare un’arma ideologica.
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La dichiarazione di Della Valle si colloca in un momento particolarmente delicato per l’Unione Europea, che si avvicina alle elezioni di giugno tra tensioni interne, crisi geopolitiche e un acceso dibattito sulla sua identità storica e politica. L’intervento del pentastellato potrebbe riaccendere le polemiche tra i gruppi parlamentari e rinfocolare il dibattito sul rapporto tra memoria e presente, tra verità storica e propaganda.
In conclusione, Della Valle non si limita a un richiamo simbolico, ma lancia un messaggio politico preciso: “La memoria non si cancella. Non si riscrive. E non si usa per dividere. La memoria unisce. E obbliga alla verità, anche quando è scomoda”. Un’affermazione che, nel cuore di Strasburgo, riecheggia come un atto di accusa contro un’Europa che – secondo il M5S – rischia di tradire se stessa.
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