una dichiarazione destinata a far rumore
Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia e volto noto di Fratelli d’Italia, ha scatenato l’ennesima bufera politica con dichiarazioni esplosive rilasciate nel corso di un convegno a Torino. “Certi magistrati parlano come mafiosi”, ha detto, riferendosi indirettamente ma chiaramente al magistrato Marco Patarnello, al centro delle polemiche nei mesi scorsi per una mail inviata all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. La frase, riportata da La Stampa, ha suscitato immediate e durissime reazioni da parte dell’opposizione e del mondo giudiziario.
Il contesto: il “caso Patarnello” come pretesto
Al centro dell’attacco del sottosegretario c’è ancora una volta il cosiddetto caso Patarnello, risalente all’ottobre scorso. In una mail privata condivisa con alcuni colleghi, il pm di Cassazione – esponente di Magistratura Democratica – aveva sostenuto che la pericolosità politica di Giorgia Meloni derivasse proprio dalla sua “purezza giudiziaria”, ovvero dal fatto di non essere oggetto di indagini. Un’osservazione critica ma inserita nel contesto di una riflessione giuridica e istituzionale. Secondo Delmastro, però, simili affermazioni ricordano “quelle dei mafiosi, non dei magistrati”.
Le parole del sottosegretario: “Devasteremo il potere delle toghe rosse”
Oltre al parallelismo shock tra magistrati e mafiosi, Delmastro ha rincarato la dose attaccando apertamente la magistratura progressista: “Vogliono tramortire la riforma sulla separazione delle carriere, perché avrà un effetto devastante sul potere delle toghe rosse”. Un linguaggio da guerra fredda giudiziaria, che trasforma una riforma di sistema in una resa dei conti con l’ordinamento democratico, polarizzando ancora di più il dibattito.
Le reazioni: Pd compatto contro Delmastro
Le reazioni non si sono fatte attendere. Dura la presa di posizione del Partito Democratico, che in modo trasversale chiede le dimissioni del sottosegretario. La senatrice Enza Rando, responsabile Legalità del Nazareno, è categorica: “Mettere sullo stesso piano magistrati e mafiosi è un’affermazione di una gravità inaudita. Delmastro non dovrebbe solo vergognarsi, dovrebbe dimettersi”.
Il senatore dem Walter Verini ha paragonato lo stile di Delmastro al fascismo più becero: “Ogni sua esternazione è accompagnata da un cattivo odore di olio di ricino”. Mentre Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, parla di “una minaccia violenta all’autonomia della magistratura” e di un “insulto alla legalità e allo Stato di diritto”.
Pressioni su Meloni: “Silenzio assordante della premier”
L’eurodeputato Stefano Bonaccini si rivolge direttamente a Giorgia Meloni: “Ho atteso ore, sperando in una smentita netta. Ma non c’è stata. La premier deve intervenire: Delmastro è un pericolo per l’equilibrio istituzionale”.
Ancora più duro Angelo Bonelli, leader di Europa Verde: “Siamo governati da un manipolo di camerati che calpestano ogni principio di responsabilità. Ma la vera responsabile è Giorgia Meloni, che non prende le distanze. Quelle parole riflettono il pensiero del governo?”.
Il CSM prende posizione: “Attacchi scomposti, dannosi per la giustizia”
Dal Consiglio superiore della magistratura è intervenuto Ernesto Carbone, consigliere laico eletto con Italia Viva: “Ogni mese Delmastro attacca la magistratura con modalità scomposte. Non vuole il bene della giustizia né del Paese. Le sue parole non sono innocue: minano la fiducia nelle istituzioni e nella terzietà del potere giudiziario”.
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Conclusione: un conflitto istituzionale che si allarga
Le parole di Delmastro non sono un semplice scivolone: si inseriscono in una strategia politica più ampia che punta a delegittimare la magistratura e a portare avanti, con toni da resa dei conti, la riforma della giustizia tanto voluta da Fratelli d’Italia. Ma l’equilibrio tra i poteri dello Stato, già fragile, rischia di rompersi sotto il peso di simili affermazioni.
In assenza di una presa di distanza chiara da parte della presidente del Consiglio, resta aperta una domanda fondamentale: è ancora possibile un confronto istituzionale fondato sul rispetto reciproco, o il governo ha scelto lo scontro permanente come cifra della sua azione politica?
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