Roma, 26 agosto 2025 – Una denuncia durissima quella lanciata da Alessandro Di Battista sui suoi canali social. L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha puntato il dito contro il sistema dei finanziamenti pubblici all’editoria, accusando giornali e opinionisti di vivere grazie ai contributi statali mentre, a suo dire, difendono “i peggiori terroristi al mondo: quelli israeliani”. Un atto d’accusa che ha immediatamente acceso il dibattito politico e mediatico.
La denuncia sui fondi all’editoria
Secondo Di Battista, mentre le vendite dei giornali tradizionali continuano a calare, lo Stato non solo mantiene i contributi al settore, ma li incrementa. Nel 2024, i fondi pubblici all’editoria sarebbero saliti a 97 milioni di euro, con un aumento del 4,3% rispetto al 2023. Risorse che, secondo l’ex deputato, finiscono anche a testate liberiste e filo-israeliane, che a suo giudizio difendono interessi esterni e logiche estranee ai bisogni del Paese.
“Campano coi soldi pubblici”
Nel post, corredato da una grafica dai toni forti, Di Battista ha indicato testate come Libero e Il Foglio come esempi di un giornalismo che definisce “propagandista del sionismo e sostenitore del liberismo”. Il suo attacco non è solo economico, ma politico e morale: per l’ex parlamentare, questi giornali non sarebbero indipendenti, poiché “campano grazie ai soldi dello Stato” pur difendendo posizioni ideologiche che chiedono meno intervento pubblico e che, secondo lui, si schierano a fianco delle politiche israeliane a Gaza e in Medio Oriente.
La critica al liberismo “a spese dei cittadini”
Il paradosso che Di Battista mette in evidenza è quello di giornali che, mentre predicano riduzione dello Stato, continuano a beneficiare dei finanziamenti statali. Una contraddizione che diventa ancora più grave, a suo avviso, in un periodo storico in cui si chiedono sacrifici ai cittadini comuni. “Prendono soldi pubblici anche i giornali liberisti, quelli del ‘meno Stato’ – ha scritto – e quelli che difendono i terroristi israeliani”.
Israele e Gaza al centro dell’attacco
Il riferimento al conflitto in Medio Oriente è esplicito. Di Battista definisce i militari israeliani “i peggiori terroristi al mondo” e accusa parte dell’informazione italiana di schierarsi a favore di Tel Aviv, giustificando operazioni che, a suo avviso, costituiscono veri e propri crimini di guerra. Un’accusa pesantissima, che rientra nella linea di denuncia che l’ex deputato porta avanti da mesi contro quella che chiama “propaganda filo-israeliana” nei media mainstream.
La strategia di comunicazione
Di Battista non si limita ai social. L’ex deputato ha invitato i suoi lettori a seguire i suoi approfondimenti sul canale Substack, dove promette “scomode verità” sui rapporti tra giornalismo, politica estera e finanziamenti pubblici. Una scelta che conferma la sua linea di comunicazione indipendente, distante dai circuiti tradizionali e sempre più orientata verso un pubblico che rifiuta i media mainstream.
Un tema politico sensibile
La questione dei fondi all’editoria non è nuova. Già in passato Di Battista e altri esponenti del Movimento 5 Stelle avevano chiesto l’abolizione totale dei contributi pubblici ai giornali, sostenendo che in un sistema democratico le testate dovrebbero vivere soltanto grazie ai lettori. Oggi, con l’aumento delle risorse destinate al settore, la polemica si riaccende e tocca corde sensibili: la crisi di credibilità dell’informazione, la trasparenza dei finanziamenti e la libertà di stampa.
Leggi anche

L’Ultimo sondaggio del Referendum che spaventa Nordio – Il vento sta cambiando – Dati
La nuova media sondaggi aggiornata al 12 febbraio racconta un cambiamento che, a poche settimane dal voto, pesa più della
Conclusione
Con il suo post, Alessandro Di Battista non si limita a denunciare uno spreco di denaro pubblico. Collega la questione dei finanziamenti all’editoria a una più ampia critica politica e geopolitica: quella di un’informazione che, a suo avviso, diventa megafono di poteri esterni e ideologie contrarie agli interessi dei cittadini italiani. Una posizione radicale che divide, ma che conferma l’ex deputato come voce fuori dal coro, capace di lanciare accuse dure destinate a far discutere.



















