L’ex deputato annuncia il ritorno dopo giorni difficili: il volo sarà coperto dall’assicurazione privata. Il problema del carburante impone almeno uno scalo, mentre dagli Stati Uniti arriva la disponibilità del Baptist Health di Miami per eventuali nuovi accertamenti
Alessandro Di Battista si prepara a lasciare Cuba e a tornare in Italia dopo il malore che nei giorni scorsi aveva fatto crescere la preoccupazione tra sostenitori, amici e mondo politico. Il rientro, però, non sarà semplice né diretto: le condizioni logistiche dell’isola e la necessità di organizzare un trasferimento sanitario adeguato impongono un viaggio a tappe, con almeno uno scalo tecnico per il rifornimento dell’aeroambulanza.
Due giorni fa era stato lo stesso Di Battista a rassicurare i suoi follower attraverso i social: «Oggi mi sento meglio. Partirò da Cuba il 4 settembre». Un messaggio arrivato dopo giorni complessi, trascorsi sotto controllo medico a L’Avana e segnati anche dall’arrivo di specialisti italiani.
La partenza è dunque prevista per il 4 settembre, mentre l’arrivo in Italia dipenderà dall’organizzazione del viaggio e dagli eventuali ulteriori accertamenti che potrebbero rendersi necessari durante il percorso.
Il rientro con un’aeroambulanza privata
Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio il mezzo utilizzato per tornare in Italia.
Di Battista ha scelto di non usufruire dell’aereo di Stato che il governo aveva messo a disposizione per il suo trasferimento. Il rientro sarà invece organizzato attraverso un’aeroambulanza privata, con i costi coperti dalla compagnia assicurativa presso la quale era stata stipulata una polizza prima della partenza.
Secondo la ricostruzione riportata, la copertura assicurativa era stata predisposta nell’ambito del viaggio legato alla sua attività giornalistica.
In questo modo Di Battista ha deciso di non far ricadere le spese del trasferimento sanitario sullo Stato.
Qualora si rendessero necessarie ulteriori risorse, i suoi sostenitori avrebbero inoltre manifestato la disponibilità ad aiutare attraverso una raccolta fondi collegata all’associazione Schierarsi.
Il problema del carburante a Cuba
La difficoltà principale, però, non riguarda soltanto i costi.
A Cuba permane una pesante scarsità di carburante, conseguenza della difficile situazione economica dell’isola e delle restrizioni che condizionano da anni approvvigionamenti e trasporti.
Una situazione che riguarda le automobili, i mezzi pubblici e inevitabilmente anche il settore aereo.
Per questa ragione, secondo quanto riportato, l’aeroambulanza non sarebbe in grado di effettuare direttamente la tratta Cuba-Roma senza fermarsi.
Sarà quindi necessario almeno uno scalo tecnico per rifornire il velivolo.
L’ipotesi Repubblica Dominicana
La prima soluzione indicata sarebbe quella di una sosta nella Repubblica Dominicana.
Si tratterebbe principalmente di uno scalo tecnico necessario per consentire all’aeroambulanza di fare carburante prima di affrontare la lunga traversata verso l’Europa.
Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici tutti i dettagli del piano di volo.
E non è escluso che una sola sosta possa non essere sufficiente.
A seconda dell’autonomia del velivolo, delle condizioni operative e soprattutto delle esigenze mediche del passeggero, potrebbe essere necessaria una seconda tappa.
Spunta l’ipotesi Miami
Ed è proprio qui che entra in scena Miami.
Dalla Florida è arrivata infatti una disponibilità ad accogliere Di Battista per eventuali ulteriori accertamenti.
A rendere pubblica la possibilità è stato Italo Linfante, direttore del reparto di Neuroradiologia interventistica del Neuroscience Center del Baptist Health di Miami.
Secondo Linfante, una sosta negli Stati Uniti potrebbe rappresentare una soluzione utile soprattutto per evitare a Di Battista lo stress di un viaggio troppo lungo in un’unica tratta.
Miami si trova relativamente vicina a Cuba e potrebbe quindi diventare non soltanto uno scalo tecnico, ma anche un luogo nel quale effettuare ulteriori controlli prima di proseguire verso l’Italia.
Al momento, comunque, non risulta che questa possibilità sia stata definitivamente confermata.
Perché un viaggio diretto potrebbe essere troppo impegnativo
Dopo un ricovero e una fase di stabilizzazione clinica, un lungo volo intercontinentale deve essere valutato con particolare attenzione.
Nel caso di Di Battista, il trasferimento è stato organizzato proprio con un mezzo sanitario attrezzato per garantire assistenza durante il viaggio.
La scelta dell’aeroambulanza consente infatti di avere personale e strumenti adeguati a bordo e di modificare eventualmente la rotta qualora le condizioni lo richiedano.
L’ipotesi di una fermata negli Stati Uniti nasce quindi da un ragionamento prudenziale: spezzare il viaggio potrebbe ridurre lo stress complessivo e permettere nuovi controlli prima della traversata atlantica.
Il volo di Stato messo a disposizione dal governo
Nei giorni dell’emergenza sanitaria si era mobilitata anche la Farnesina.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva lavorato per organizzare un possibile volo di Stato in grado di riportare Di Battista in Italia in sicurezza.
La disponibilità istituzionale era arrivata mentre le sue condizioni erano ancora al centro della preoccupazione e non era chiaro quando sarebbe stato possibile procedere al trasferimento.
Di Battista ha però successivamente deciso di non utilizzare questa soluzione.
Ha preferito ricorrere alla propria assicurazione privata e all’aeroambulanza organizzata attraverso la copertura già esistente.
Il ringraziamento ai medici cubani
Nei suoi messaggi pubblicati dopo il malore, Di Battista ha voluto ringraziare apertamente i sanitari cubani.
L’ex deputato ha raccontato di aver vissuto giorni particolarmente complicati, sottolineando però che i medici intervenuti sull’isola avrebbero agito tempestivamente e individuato la terapia ritenuta più adeguata.
Un riconoscimento arrivato anche dopo l’arrivo di specialisti italiani, che hanno potuto confrontarsi con i colleghi cubani e verificare l’evoluzione delle sue condizioni.
Di Battista ha voluto dunque respingere implicitamente le polemiche emerse nelle ore successive al ricovero sulla capacità del sistema sanitario cubano di assisterlo.
Il messaggio social: “Oggi mi sento meglio”
La svolta è arrivata con l’aggiornamento pubblicato direttamente da Di Battista.
«Oggi mi sento meglio», ha scritto.
Una frase breve ma importante, soprattutto dopo giorni nei quali le informazioni erano arrivate principalmente da persone vicine a lui e dalle autorità che stavano organizzando il possibile trasferimento.
Nello stesso messaggio ha confermato la volontà di lasciare Cuba il 4 settembre.
Anche durante il ricovero torna a parlare di Gaza
Di Battista ha accompagnato l’aggiornamento sulle proprie condizioni con una fotografia nella quale compare sorridente davanti a un muro di bandiere palestinesi.
Un’immagine non casuale.
Anche durante i giorni del ricovero, infatti, l’ex parlamentare non ha rinunciato alle proprie battaglie politiche e alla denuncia della situazione nella Striscia di Gaza.
La parte conclusiva del suo messaggio è tornata proprio sulla Palestina, tema che negli ultimi anni è diventato centrale nel suo attivismo pubblico.
Un elemento che conferma come, nonostante il malore e il ricovero, Di Battista abbia voluto mantenere intatta la propria identità politica e comunicativa.
La mobilitazione dei sostenitori
La notizia del ricovero aveva provocato un’immediata ondata di messaggi di vicinanza.
Sui social migliaia di persone hanno seguito gli aggiornamenti, chiedendo informazioni e manifestando solidarietà.
Anche l’associazione Schierarsi, fondata dallo stesso Di Battista, ha seguito da vicino la situazione.
La possibilità di organizzare una raccolta fondi in caso di necessità rappresenta un ulteriore segnale della mobilitazione creatasi attorno all’ex deputato.
Il ritorno in Italia potrebbe richiedere più tempo
La partenza da Cuba non significa necessariamente un arrivo immediato a Roma.
Il piano dipenderà innanzitutto dagli scali necessari per il rifornimento.
A questo si aggiunge la possibilità che i medici decidano di effettuare controlli intermedi prima di autorizzare l’ultima parte del viaggio.
Se Miami dovesse diventare effettivamente una delle tappe, il rientro potrebbe quindi slittare di alcune ore o anche di più, in funzione delle valutazioni sanitarie.
L’obiettivo rimane comunque quello di riportare Di Battista in Italia nel modo più sicuro possibile.
Il caso dell’aereo di Stato e la scelta privata
La decisione di rinunciare al volo governativo ha suscitato inevitabilmente anche un dibattito politico.
Da una parte c’è stata la disponibilità istituzionale, arrivata attraverso il ministro Tajani e la Farnesina.
Dall’altra la decisione dell’ex deputato di utilizzare una copertura assicurativa privata.
Una scelta che Di Battista ha voluto chiarire pubblicamente proprio per evitare che il suo ritorno venisse finanziato con risorse pubbliche.
Al di là delle polemiche, resta il fatto che le istituzioni italiane si sono mosse per garantire assistenza consolare e sanitaria durante una situazione delicata all’estero.
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L’attesa per il prossimo aggiornamento
Ora l’attenzione si concentra sul decollo dell’aeroambulanza e sulla rotta scelta per raggiungere l’Italia.
La Repubblica Dominicana resta indicata come possibile primo scalo tecnico, mentre Miami rappresenta una soluzione ulteriore qualora si decidesse di effettuare accertamenti negli Stati Uniti o di spezzare ulteriormente il viaggio.
Dopo giorni di apprensione, la notizia più importante resta comunque quella comunicata dallo stesso Di Battista: le sue condizioni sono migliorate abbastanza da consentire l’organizzazione del trasferimento.
Il viaggio verso casa, però, sarà necessariamente prudente e probabilmente a tappe.
Dopo il ricovero a Cuba, il rifiuto dell’aereo di Stato, il ringraziamento ai medici e la scelta dell’aeroambulanza privata, per Alessandro Di Battista comincia così l’ultima fase di una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso migliaia di persone: quella del ritorno in Italia.



















