Di Battista senza freni umilia Sechi in diretta da Gomez, ecco cosa ha provocato tutto – VIDEO

Un confronto acceso e senza filtri si è consumato nello studio di Un alieno in patria, il programma condotto da Peter Gomez. Ospite insieme al direttore responsabile di Libero, Mario Sechi, l’ex deputato e attivista Alessandro Di Battista ha preso la parola per contestare in modo netto la narrazione dominante sul conflitto israelo-palestinese e sulla natura dello Stato di Israele.

Il tema si è acceso quando Mario Sechi ha ribadito la linea di chi considera Israele una democrazia sotto attacco da forze che vogliono distruggerla, sostenendo che “in guerra certe cose purtroppo accadono”. Gomez ha lasciato la parola a Di Battista, chiedendogli una replica. E la risposta dell’ex parlamentare del M5S è stata tagliente e densa di riferimenti storici.

“Israele non è una democrazia, basta fingere”

“Israele non è una democrazia,” ha esordito Di Battista. “Non si può considerare democratico uno Stato che viola sistematicamente il diritto internazionale e i diritti umani, che pratica l’apartheid da decenni e attua una politica di pulizia etnica verso i palestinesi.”

Secondo Di Battista, il semplice fatto che in Israele si voti non basta a definirlo democratico: “Queste sono giustificazioni superficiali, o frutto di ignoranza della storia, o di comodo per chi ha una posizione politica da difendere”.

Il richiamo a Amnesty, Save the Children e la storia italiana

Per rafforzare la sua posizione, Di Battista ha citato documenti ufficiali e figure storiche italiane:

  • “Nel 2022 Amnesty International ha parlato esplicitamente di apartheid in Palestina.”

  • “Il 18 settembre 2023, poco prima del 7 ottobre, Save the Children ha pubblicato un rapporto sul 2023 come l’anno più letale per i bambini palestinesi – e questo prima che iniziasse l’operazione di Hamas.”

Poi, il richiamo al pensiero di due grandi figure della Prima Repubblica:

  • “Sandro Pertini, da Presidente della Repubblica, disse nel 1983 che senza una patria per i palestinesi non ci sarebbe stata pace. Allora Hamas ancora non esisteva, è nata nel 1987.”

  • “Bettino Craxi, nel 1985, con la vicenda di Sigonella, spiegò che senza riconoscere uno Stato palestinese, la lotta armata non si sarebbe fermata.”

Di Battista ha sottolineato che chi fa iniziare la storia il 7 ottobre 2023 (data dell’attacco di Hamas) “ignora deliberatamente decenni di occupazione, colonizzazione, oppressione e violazioni sistematiche dei diritti umani”.

Una lezione di storia e coerenza politica

Il confronto si è fatto teso, ma Di Battista ha mantenuto una linea argomentativa fondata su documenti, memoria storica e coerenza: “Chi continua a presentare Israele come una democrazia aggredita da terroristi senza analizzare il contesto è complice della rimozione di una verità scomoda: quella della negazione sistematica dei diritti di un popolo intero.”

Peter Gomez ha lasciato spazio all’intervento senza interrompere, riconoscendo la densità e la forza politica della posizione espressa. Di Battista ha anche fatto notare come figure della stessa area culturale di Sechi considerassero Craxi un grande statista, pur essendo stato tra i primi in Europa a denunciare l’ipocrisia dell’Occidente sulla Palestina.

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L’intervento di Di Battista non è solo una replica a un collega giornalista: è un atto politico e culturale che invita a rompere la narrazione semplicistica che dipinge Israele solo come una vittima e i palestinesi solo come aggressori. Citando fonti internazionali, dati umanitari e figure istituzionali italiane, ha rimesso al centro del dibattito la questione fondamentale della negazione di diritti e della memoria storica selettiva.

In un momento in cui la politica estera viene spesso semplificata in slogan, Di Battista ha richiamato alla complessità, alla coerenza e al dovere della verità. Perché, come ha ricordato, “non ci sarà pace fino a quando non ci sarà giustizia. E la giustizia non si costruisce ignorando la storia”.
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