Di Battista una furia e chiede le dimissioni subito. Ecco cosa svela ai cittadini italiani – INEDITO

Roma, 3 novembre 2025 –
Dopo la bufera scatenata dall’ultima puntata di Report dedicata al caso Agostino Ghiglia, membro dell’Autorità Garante per la Privacy, arriva anche la dura reazione di Alessandro Di Battista.
In un post pubblicato sui suoi canali social, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha denunciato “una verità lampante”: il Garante per la Privacy, ha scritto, “oggi è tutto fuorché un organo indipendente”.

Di Battista fa riferimento all’inchiesta di Report, che ha rivelato la visita di Ghiglia — componente dell’Autorità — alla sede di Fratelli d’Italia, pochi giorni prima della decisione di comminare una maxi-multa da 150mila euro alla Rai per la diffusione di un audio privato riguardante l’ex ministro Gennaro Sangiuliano.
Una vicenda che, secondo il giornalista Sigfrido Ranucci, solleva “un evidente conflitto d’interesse e un grave rischio di ingerenza politica su un’autorità che dovrebbe essere terza”.

“Da un gigante come Rodotà a un sistema di potere teleguidato”

Nel suo intervento, Di Battista ha accompagnato le parole con un’immagine eloquente: da un lato il volto del compianto Stefano Rodotà, storico giurista e primo presidente del Garante per la Privacy; dall’altro i volti degli attuali membri dell’Autorità, con i loghi di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico a rappresentare, secondo lui, la lottizzazione politica dell’istituzione.

“Siamo passati da un gigante come Stefano Rodotà all’ennesimo sistema di potere teleguidato dalla politica (con la p minuscola)”, scrive Di Battista, chiedendo esplicitamente le dimissioni dei vertici del Garante.

Un messaggio netto, che sintetizza la sua denuncia più ampia: il degrado delle autorità indipendenti italiane, ormai — sostiene — “strumentalizzate dai partiti al governo e dall’opposizione per spartirsi incarichi e influenze”.

Il caso Ghiglia e la diffida a Report

Il riferimento è chiaro: la diffida che Agostino Ghiglia ha inviato alla redazione di Report poche ore prima della messa in onda dell’inchiesta.
Ghiglia ha chiesto di bloccare la puntata e di rimuovere i contenuti dai social, sostenendo che il programma avesse “acquisito illecitamente dati personali” violando la corrispondenza privata.

Ranucci, però, ha respinto ogni accusa, definendo l’iniziativa del Garante “un tentativo di mettere il bavaglio a un’inchiesta giornalistica”.

“Non c’è stato nessun materiale trafugato o hackerato. Quello che si tenta di fare è interruzione di servizio pubblico”, ha dichiarato il conduttore.

Proprio questo episodio, secondo Di Battista, conferma la deriva politica dell’Autorità:

“Il Garante, nato per difendere i cittadini dal potere, oggi difende il potere dai cittadini. È inaccettabile.”

Un attacco al cuore del sistema delle garanzie

Nel suo post, l’ex deputato allarga il discorso: per Di Battista, il caso del Garante rappresenta “l’ennesima spia di un Paese dove le istituzioni indipendenti vengono sistematicamente colonizzate”.
Dalla Rai alla Corte dei Conti, dalle Authority economiche al CSM, “ogni centro di controllo – scrive – è ormai sotto l’influenza dei partiti che dovrebbero esserne controllati”.

“Rodotà rappresentava un’idea alta di istituzione: indipendenza, competenza, spirito di servizio. Oggi invece assistiamo alla degenerazione di tutto ciò. Chi dovrebbe vigilare sulla privacy dei cittadini usa il proprio ruolo per proteggere la classe politica.”

Di Battista ha poi pubblicato un link al suo articolo su Substack, dal titolo “Da Rodotà a Ghiglia: come abbiamo distrutto l’indipendenza del Garante per la Privacy”, dove approfondisce il tema e invita i lettori a “non rassegnarsi alla normalità dell’abuso”.

“Dimettetevi”: l’appello di Di Battista

Il post si chiude con un messaggio diretto, in maiuscolo:

“DIMETTETEVI!”

Un appello che non è solo rivolto ai membri del Garante, ma più in generale a una classe dirigente “che ha tradito il senso delle istituzioni”.

Di Battista, che negli ultimi mesi ha rilanciato la sua attività politica attraverso il suo blog e incontri pubblici, torna così a posizionarsi come voce di denuncia contro la commistione tra potere politico e organi di garanzia, tema centrale della sua visione post-parlamentare.

Leggi anche

Conclusione: una frattura tra potere e cittadini

Il caso sollevato da Report e rilanciato da Di Battista riapre un nodo cruciale: chi controlla davvero i controllori?
Se l’Autorità per la Privacy — nata per difendere i cittadini dagli abusi del potere — viene percepita come uno strumento della politica, la fiducia nelle istituzioni rischia di crollare definitivamente.

“Abbiamo smesso di indignarci,” scrive Di Battista. “Ma non è normale che un Garante minacci la libertà di stampa. Non è normale che chi deve garantire la trasparenza operi nell’ombra. Non è normale che tutto questo accada nel silenzio generale.”

Un’accusa frontale, che fa eco alle rivelazioni di Report e mette nuovamente sotto i riflettori la crisi di indipendenza delle istituzioni italiane.
Dal “gigante” Stefano Rodotà al “sistema di potere” denunciato da Di Battista, il passo — sembra dire l’ex parlamentare — è stato breve ma devastante.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini