Andrea Scanzi affida ai suoi canali un duro e sarcastico attacco a Matteo Renzi, contestando apertamente la narrativa – diffusa da alcune testate e commentatori – secondo cui il leader di Italia Viva sarebbe l’unico vero oppositore di Giorgia Meloni.
Secondo il giornalista del Fatto Quotidiano, l’idea che Renzi sia oggi il principale antagonista della presidente del Consiglio è una “illusione ottica”, alimentata da una stampa troppo indulgente con lui e da un circuito mediatico che amplifica i suoi interventi televisivi, spesso studiati per effetto ma senza reale impatto nel Paese reale.
Scanzi sottolinea come Renzi, più che opporsi al governo Meloni, si limiti a portare avanti una personale crociata contro chi, a suo avviso, gli avrebbe “rubato il posto a Palazzo Chigi”. Non un’azione politica coerente, ma un’operazione narcisistica di autopromozione, costruita su trovate da talk show e battute d’effetto.
Non solo: nelle questioni più importanti, Renzi sarebbe molto vicino alla linea della maggioranza, condividendo con Meloni posizioni su giustizia, guerra in Ucraina, politica economica e rigetto del salario minimo. Altro che opposizione: per Scanzi, è una “finta” costruita ad arte per ritagliarsi uno spazio nel dibattito pubblico.
Chi fa davvero opposizione?
Il giornalista passa poi in rassegna gli altri leader dell’area progressista, delineando una mappa critica ma più benevola di chi – almeno secondo lui – sta davvero provando a fare opposizione:
Giuseppe Conte: dopo un avvio incerto in questa legislatura, ha ritrovato slancio con il caso Almasri e altre battaglie sociali. Secondo Scanzi, ci mette impegno ma non basta.
Nicola Fratoianni: definito efficace, passionale e concreto nei suoi interventi.
Angelo Bonelli: criticato per le sue scelte passate e per la poca incisività, pur con alcune posizioni condivisibili (come su Gaza).
Elly Schlein: appesantita da un PD ancora diviso e intriso di vecchio renzismo, mostra limiti ma anche potenziale. Farle la guerra, scrive Scanzi, è un errore se si vuole restare a sinistra.
Calenda: più coerente di Renzi nell’opposizione ai 5 Stelle, ma più a suo agio nei salotti TV che tra gli elettori. “Perfetto per rifondare Forza Italia”, ironizza Scanzi.
Riccardo Magi: citato brevemente, con sarcasmo, come figura poco nota e senza reale impatto.
La vera sfida? Unire le forze (senza Renzi)
Per Scanzi, la vera partita si gioca sull’unità tra M5S, PD e sinistra ecologista. Una “squadra” composta da Conte, Schlein, Fratoianni e Bersani, capace di ricucire il rapporto con gli astenuti. Ma ogni apertura a Renzi – conclude – sarebbe controproducente: il suo ipotetico 2% verrebbe ampiamente annullato dai voti che l’alleanza perderebbe altrove, specialmente tra gli elettori di M5S e AVS.
In sintesi, per Andrea Scanzi Matteo Renzi non è la soluzione, ma parte del problema: una figura divisiva, che oggi fa più spettacolo che opposizione. E continuare a considerarlo centrale nel dibattito politico, secondo il giornalista, rischia di allontanare sempre di più la possibilità di costruire una vera alternativa di governo.
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Alla fine, il messaggio di Scanzi è chiaro: se l’opposizione vuole avere una possibilità concreta di sfidare la destra al governo, deve smettere di rincorrere illusioni mediatiche e figure ormai logorate come Matteo Renzi. Serve compattezza, visione e soprattutto credibilità. La strada passa da un’alleanza tra forze diverse, ma coerenti nei valori e nei programmi, capaci di parlare al Paese reale e di riconquistare l’attenzione di chi oggi si rifugia nell’astensionismo.
Continuare a inseguire personalismi o operazioni nostalgiche sarebbe, per Scanzi, un suicidio politico annunciato. Se l’alternativa alla Meloni è Renzi, allora – ironizza – tanto vale rinunciare in partenza. Ma se Conte, Schlein, Fratoianni e chi crede davvero in una sinistra moderna e sociale riusciranno a fare fronte comune, allora forse c’è ancora una partita da giocare. E da vincere.



















