Dopo la polemica con Sigfrido Ranucci e Report, Fratelli d’Italia ha aperto un nuovo fronte contro un altro volto del giornalismo televisivo italiano: Corrado Formigli, conduttore di PiazzaPulita su La7. Il partito guidato da Giorgia Meloni lo accusa di aver diffuso una “falsa notizia” riguardo alla posizione di Paolo Borsellino sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti.
L’accusa di Fratelli d’Italia
Tutto nasce da una puntata recente di PiazzaPulita, durante la quale Formigli ha ricordato come Paolo Borsellino fosse contrario alla separazione delle carriere, una delle riforme più discusse nel dibattito sulla giustizia italiana. Fratelli d’Italia, attraverso i propri canali ufficiali, ha replicato duramente accusando il giornalista di diffondere un falso per “colpire la Presidente del Consiglio” e delegittimare la posizione del governo.
La risposta di Formigli: “Ho solo riportato i fatti”
Come sottolineato anche dal giornalista Lorenzo Tosa in un post sui social, Formigli ha reagito in modo fermo e documentato, “facendo quello che ogni giornalista dovrebbe fare”: riportare i fatti con prove e fonti.
In risposta alle accuse, Formigli ha pubblicato un post dettagliato in cui cita direttamente le parole pronunciate da Borsellino nel 1987 a Marsala, durante un intervento sul ruolo del pubblico ministero. Quelle parole sono riportate nel libro “Paolo Borsellino, oltre il muro dell’omertà. Scritti su verità, giustizia e impegno civile” (ed. BUR, prefazione di Manfredi Borsellino).
Ecco un passaggio chiave citato dal conduttore:
“Le ricorrenti tentazioni del potere politico, quali che siano le motivazioni, di mortificare obiettivamente i magistrati del PM, prefigurandone il distacco dall’ordine giudiziario anche attraverso il primo passo della definitiva separazione delle carriere, non incoraggiano certo i giudici […] a indirizzare verso gli uffici di Procura le loro aspirazioni.”
Una posizione, dunque, chiarissima: Borsellino temeva che la separazione delle carriere potesse indebolire l’ordine giudiziario e aumentare l’influenza del potere politico sulla magistratura.
Un attacco politico alla stampa indipendente
L’episodio si inserisce in una scia di tensioni crescenti tra Fratelli d’Italia e il giornalismo critico, già esplosa nei giorni scorsi con le accuse contro Sigfrido Ranucci e Report, colpevoli — secondo esponenti del partito — di “fare propaganda contro il governo”.
Anche in questo caso, il bersaglio sembra essere un giornalista che esercita un diritto — e un dovere — di verifica e di approfondimento, senza cedere a pressioni politiche.
Come osserva Tosa, “capisco che la destra non sia abituata, ma i giornalisti, quelli bravi, fanno così”.
Da Ranucci a Formigli, il copione si ripete: ogni volta che un’inchiesta o un’analisi televisiva tocca un nervo scoperto, scatta l’attacco politico. Ma i fatti — nel caso di Borsellino, documentati e pubblici — raccontano un’altra storia.
La vera domanda, ora, non è se Formigli abbia detto il falso. È piuttosto perché un partito di governo senta il bisogno di mettere nel mirino chi esercita il proprio mestiere: informare i cittadini.
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In conclusione, il caso Formigli conferma un pattern: invece di misurarsi con il merito delle affermazioni documentate, si attacca chi le pronuncia. Le parole di Borsellino sono pubbliche e verificabili; se la maggioranza ritiene che la separazione delle carriere sia la strada giusta, lo dimostri con dati, comparazioni europee, impatti su indipendenza e tempi della giustizia—non con accuse di “fake” rivolte ai giornalisti.
La riforma della giustizia merita un confronto adulto, fondato su fonti e conseguenze attese. Ogni volta che il dibattito scivola nel tentativo di delegittimare la stampa critica, si indebolisce non solo l’informazione, ma la qualità della democrazia. Le opinioni si discutono; i fatti si verificano. E su quelli si dovrebbe decidere.



















