Durissimo intervento del leader M5S durante il voto sulla mozione per sospendere il memorandum militare Italia-Israele. Accuse dirette al governo e a Salvini
ROMA – «A Gaza si sta consumando un sistematico sterminio. Si chiama genocidio, e voi collaborate con chi lo sta compiendo»: è uno dei passaggi più forti dell’intervento di Giuseppe Conte alla Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla mozione presentata congiuntamente da PD, M5S e AVS per chiedere la sospensione del memorandum militare tra Italia e Israele. La mozione, come noto, è stata bocciata, ma il discorso del leader pentastellato ha scosso l’Aula e infiammato il dibattito parlamentare.
“Governo complice nella violazione del diritto umanitario”
Conte ha lanciato accuse durissime all’indirizzo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma anche dei suoi vicepremier Salvini e Tajani, affermando che il governo italiano “concorre con Israele nella violazione del diritto umanitario internazionale”. Secondo l’ex premier, la scelta di continuare la cooperazione militare con Tel Aviv equivale a una corresponsabilità politica e morale:
> “È un atto che vi rende concorrenti nella violazione del diritto umanitario internazionale. Come potete pretendere di difendere i valori della nostra Costituzione se non denunciate, se non stracciate questo memorandum?”
L’accusa di doppio standard: “Nessuna sanzione a Netanyahu, tantissime a Putin”
Nel suo intervento, Conte ha messo a confronto l’atteggiamento dell’Italia nei confronti di Israele con quello adottato verso la Russia di Vladimir Putin dopo l’invasione dell’Ucraina:
> “Nessuna sanzione contro la condotta criminale di Netanyahu e dei suoi ministri. Eppure tantissime – e noi le abbiamo sottoscritte – sono state fatte contro Putin. Questo è doppiopesismo, è ipocrisia istituzionalizzata”.
Conte ha così denunciato il paradosso di un’Italia che si dice difensore del diritto internazionale e dei diritti umani, ma che si rifiuta di agire di fronte a “bombardamenti su civili, bambini, ospedali, scuole e ora anche chiese”.
Le accuse a Salvini: “Ha stretto le mani insanguinate di Netanyahu”
Nel finale del suo intervento, Conte ha attaccato direttamente il vicepremier Matteo Salvini, accusandolo di aver legittimato politicamente il governo israeliano in pieno conflitto:
> “Salvini è andato a stringere le mani insanguinate di Netanyahu per farsi una foto. È una vergogna. Ve lo chiede la storia, ve lo chiederanno i vostri figli, le vostre coscienze”.
Un’accusa durissima che ha generato un momento di forte tensione in Aula, con urla e proteste dai banchi della maggioranza.
“Difendete la Costituzione o calpestatela apertamente”
Conte ha richiamato anche i principi della Costituzione italiana, accusando il governo di tradire “l’impegno per la pace, il ripudio della guerra e la tutela dei diritti umani”:
> “I membri del governo hanno giurato sulla Costituzione. Meloni si dice patriota: dovrebbe difendere i valori scolpiti nella nostra Carta, non ignorarli mentre un alleato bombarda civili inermi da 21 mesi”.
Il leader M5S ha anche denunciato l’incremento delle importazioni militari da Israele:
> “Continuate a comprare lancia missili, droni, bombe spia. Le importazioni sono quintuplicate. Ma davvero potete ancora parlare di pace e diritto internazionale?”
Un’aula divisa e una frattura politica aperta
Il discorso di Conte ha reso ancora più visibile la spaccatura politica e morale sul tema della guerra a Gaza. La mozione di PD-M5S-AVS è stata respinta con il voto contrario della maggioranza e l’astensione di molti centristi. Passata invece una mozione riformulata di Italia Viva, che non prevede lo stop al memorandum ma solo un “monitoraggio” degli accordi.
Un esito che, per Conte e le opposizioni più critiche, rappresenta “una resa morale” e un atto di complicità. Mentre il conflitto prosegue e il bilancio delle vittime palestinesi supera quota 60.000, le parole pronunciate in Aula risuonano come un atto d’accusa rivolto non solo alla politica italiana, ma alla sua coscienza.
L’intervento di Giuseppe Conte alla Camera non è stato soltanto una dichiarazione di voto, ma un atto d’accusa frontale contro il governo e, più in generale, contro una politica estera giudicata ipocrita e selettiva. Con toni durissimi, il leader del M5S ha messo a nudo le contraddizioni di un’Italia che si proclama paladina del diritto internazionale, ma che — secondo lui — volta lo sguardo di fronte a quello che ha definito senza mezzi termini “un genocidio”.
La mozione è stata respinta, ma il dibattito è tutt’altro che chiuso. Il discorso di Conte ha aperto una frattura profonda non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche nella coscienza pubblica, portando al centro dell’Aula una domanda scomoda: fino a che punto è possibile cooperare militarmente con un Paese accusato di gravi violazioni dei diritti umani, senza perdere credibilità e coerenza?
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In un Parlamento sempre più polarizzato, l’ex presidente del Consiglio ha scelto di rompere gli equilibri, mettendo governo e maggioranza di fronte a una responsabilità morale prima ancora che politica. E mentre a Gaza continua la distruzione, le sue parole restano come una ferita aperta nel dibattito istituzionale italiano.



















