Il capogruppo pentastellato alla Camera denuncia un ordine del giorno che, secondo il M5S, mirava a reintrodurre privilegi per i parlamentari. “Se non ci fossimo noi, ripristinereste tutto”, accusa Ricciardi. FdI smentisce, ma la polemica infiamma l’Aula.
Un ordine del giorno ritirato in fretta e furia
È scontro aperto alla Camera dei deputati sul tema dei vitalizi e dei privilegi parlamentari. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi, ha denunciato pubblicamente un tentativo della maggioranza di centrodestra di reintrodurre benefici economici per i deputati attraverso un ordine del giorno presentato da Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e esponente di Fratelli d’Italia.
Secondo Ricciardi, il testo in questione mirava a “superare eccessive differenziazioni nella disciplina di istituti comuni ai due rami del Parlamento”, con un chiaro riferimento allo “status dei parlamentari”. Tradotto: allineare gli stipendi dei deputati a quelli, più alti, dei senatori, con il rischio — secondo i 5 Stelle — di riaprire la porta ai vitalizi.
“Questo Odg è stato ritirato per la vergogna, come già successo per i pedaggi autostradali o per l’idea di evitare la presenza in Aula di ministri e sottosegretari il venerdì”, ha tuonato Ricciardi. “Ma non è un’iniziativa personale: dietro Rampelli c’è la linea di partito, c’è Giorgia Meloni”.
“Meloni direttamente coinvolta nella porcata”
Il tono dell’intervento di Ricciardi si è fatto ancora più acceso quando ha chiamato direttamente in causa la presidente del Consiglio. “Non ci venite a dire che è un’iniziativa personale, perché quando interviene un vicepresidente della Camera significa che c’è una linea politica chiara. Giorgia Meloni è direttamente coinvolta in questo tentativo di porcata che siamo riusciti a fermare solo grazie alla nostra presenza”, ha dichiarato in Aula.
Il capogruppo pentastellato ha poi rincarato la dose: “Abbiamo la certezza che, se domani non fossimo più qui, reintrodurreste tutti i privilegi che abbiamo smantellato con fatica. È solo grazie ai nostri componenti negli uffici di presidenza se quotidianamente si riescono a bloccare queste schifezze, mentre milioni di cittadini faticano ad arrivare alla fine del mese”.
Botta e risposta con Trancassini (FdI): “Non c’è nulla? Allora l’avete ritirato per la vergogna”
Le accuse del M5S non sono rimaste senza replica. Il questore della Camera, Paolo Trancassini (Fratelli d’Italia), ha smentito che ci fosse all’ordine del giorno un aumento degli stipendi parlamentari o la reintroduzione di vitalizi. Ma Ricciardi ha ribattuto con veemenza: “State dicendo che ce lo siamo inventati? O forse lo avete ritirato per la vergogna, per non farvi beccare ancora una volta con le mani nella marmellata?”
Il parlamentare grillino ha ricordato come episodi simili si siano già verificati nella legislatura: “Ci avete provato con i pedaggi, con l’assenteismo del venerdì. Ma ogni volta avete fatto marcia indietro solo grazie al nostro presidio costante. E ogni volta, come oggi, cercate di minimizzare”.
La linea del M5S: vigilanza totale contro il ritorno dei privilegi
Il Movimento 5 Stelle torna dunque ad alzare i toni su uno dei suoi cavalli di battaglia storici: la lotta ai privilegi della politica. In un momento in cui l’inflazione e il caro vita colpiscono duramente le famiglie italiane, Ricciardi ha rivendicato il ruolo del M5S come “argine” alla deriva dell’autoreferenzialità parlamentare.
Il messaggio, rivolto non solo all’Aula ma anche all’opinione pubblica, è chiaro: “Noi ci siamo, e continueremo a esserci, per impedire che i vecchi privilegi tornino a dominare la scena politica. Chi vuole aumentarsi lo stipendio e tornare al vitalizio, dovrà passare sopra di noi”.
La vicenda dell’ordine del giorno Rampelli — ritirato prima di essere discusso — ha sollevato un polverone politico che potrebbe non esaurirsi nelle prossime ore. Se da un lato la maggioranza minimizza, dall’altro il M5S ha trovato l’occasione per rilanciare una narrazione identitaria che lo ha contraddistinto sin dall’ingresso in Parlamento.
Resta da capire se la ritirata dell’Odg sia frutto di un errore tattico o di un effettivo ripensamento. In entrambi i casi, il Movimento 5 Stelle sembra deciso a non mollare la presa.
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Al di là del merito tecnico dell’ordine del giorno, il caso Rampelli ha riacceso una faglia profonda tra chi difende la sobrietà delle istituzioni e chi viene accusato di voler tornare ai privilegi del passato. Il Movimento 5 Stelle ha colto l’occasione per riaffermare la sua identità di forza “anti-casta”, mentre Fratelli d’Italia si difende parlando di “strumentalizzazione” e negando ogni intenzione di reintrodurre benefici per i parlamentari.
Ma il danno politico è fatto: in un’Italia attraversata da disuguaglianze crescenti, ogni segnale di autoreferenzialità parlamentare diventa benzina sul fuoco dell’indignazione. E anche un semplice Odg, ritirato in fretta e furia, può trasformarsi in un boomerang per la credibilità della maggioranza.



















