Elena Basile, la rivelazione: “Il Papa è stato oscurato dai poteri… e poi su Von der Leyen” – INEDITO

Nella nebbia della mistificazione mediatica globale, l’ambasciatrice Elena Basile lancia un’accusa senza appello contro il modo in cui il pensiero divergente viene risucchiato e neutralizzato dal sistema dominante. In un lungo intervento, Basile riflette sulla morte di Papa Francesco e sulla narrazione che ne è seguita, denunciando la strumentalizzazione del suo messaggio da parte di coloro che, in vita, lo avevano osteggiato o ignorato.

Il Papa oscurato e l’ipocrisia degli elogi postumi

“Francesco, oscurato, delegittimato, odiato da cattolici integralisti, dalla destra, dagli israeliani e dalla falsa sinistra russofoba, è divenuto con la sua morte il carro vincente sul quale salgono tutti”, denuncia Basile. Cinici commentatori, politici e opinionisti che avevano criticato il Pontefice per la sua sincerità disarmante sui crimini di Israele, sulla Russia e sulla condizione dei migranti, ora si accalcano nella retorica zuccherosa dell’elogio postumo.

In particolare, l’ex diplomatica punta il dito contro Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea: “Ascoltarla lodare Papa Francesco ci fa palpare come la macchina capitalistico-mediatica inghiotta ogni pensiero diverso, trasformandolo in strumento del proprio potere”.

Europa tra doppio standard e revisionismo

Basile amplia il discorso, accusando l’Unione Europea di adottare una doppia morale, di censurare la storia e riscrivere il passato secondo convenienze politiche contingenti. “Bruxelles non riconosce più il contributo sovietico alla liberazione dal nazismo”, ricorda, denunciando come la celebrazione del 9 maggio con i russi sia diventata un tabù politico.

Critica con durezza la politica europea verso la Serbia, accusata di essere ostaggio di un ricatto: l’adesione all’UE condizionata all’allineamento contro la Russia. “Gli stessi governi che difendono libertà e democrazia in Ucraina sono complici dei crimini di Gaza”, ammonisce Basile, evidenziando come gli interessi geopolitici abbiano prevalso sui valori umanitari.

Il nuovo militarismo europeo

L’ambasciatrice denuncia il ritorno del linguaggio di guerra: il riarmo, l’educazione militare dei giovani, la costruzione di un’economia di guerra. “Politici e intellettuali possono oggi parlare apertamente di rieducare i giovani a uno spirito guerriero senza che i molti si stupiscano”, osserva amaramente.

Nel suo racconto, l’Europa di oggi assomiglia sempre più a una macchina bellica incapace di accettare la complessità del mondo. Chi osa mettere in dubbio il mantra russofobo o denunciare il genocidio di Gaza rischia “di essere indagato come disfattista, antisemita, di venire linciato mediaticamente”.

Il conformismo e il silenzio degli intellettuali

Con toni che richiamano alla memoria i periodi più oscuri della storia europea, Basile parla di un conformismo diffuso: “Nei tempi più oscuri, la vigliaccheria conformista dell’umanità emerge, e una sordida voce alberga in ciascuno: ‘Menomale che non sia capitato a me'”.

Denuncia la solitudine di chi si oppone, raccontando anche il proprio caso: “Sono stata insultata pubblicamente per aver presentato il mio libro L’Occidente e il nemico permanente all’ambasciata russa, semplicemente per aver parlato con l’ambasciatore russo”.

La guerra permanente come destino

La prospettiva è cupa: l’Europa, secondo Basile, si sta preparando a un conflitto permanente con la Russia, sotto la guida di leader deboli come Macron e Starmer, incapaci di rappresentare i loro popoli. “Non ne possiamo più di vedere queste macchiette da spettacolo preparare la guerra alla Russia che ha 6000 testate nucleari”, sbotta.

L’idea di un armistizio, simile a quello coreano, non basterebbe a garantire la sicurezza di Mosca, spiega: Putin, in tandem tattico con Trump, prende tempo sperando che a Washington prevalga una linea più pragmatica. Ma se l’Europa è ormai cobelligerante, si domanda l’ambasciatrice, come può essere garante della pace?

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Una politica senza visione

Infine, Basile lancia un monito amaro: “Evitate di fare domande razionali a una politica che è solo tattica e podio per la sopravvivenza di politici che non rappresentano i propri popoli, ma che restano a galla grazie alla loro genuflessione davanti alle lobby delle oligarchie liberali”.

In questo quadro, chi continua a pensare, a dubitare, a dissentire diventa pericoloso. E forse proprio per questo, conclude Basile, il pensiero critico è il primo vero bersaglio del nostro tempo.

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