A pochi giorni dall’apertura dei seggi, quando la campagna elettorale dovrebbe vivere le sue ultime ore tra programmi, promesse e appelli agli indecisi, irrompe invece una lista destinata a pesare sul clima politico di molte città. Non è una lista di candidati forti, né di sfidanti in rimonta. È l’elenco dei 28 cosiddetti “impresentabili” individuati dalla Commissione parlamentare Antimafia in vista delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026.
La comunicazione, letta dalla presidente della Commissione Chiara Colosimo, riaccende infatti il dibattito sulla selezione delle candidature e sul rispetto del codice di autoregolamentazione dei partiti. Un tema che torna puntuale a ogni tornata elettorale, ma che stavolta assume un peso ancora più evidente perché investe candidati sindaci e consiglieri in numerosi Comuni italiani, dal Sud al Centro-Nord, coinvolgendo forze politiche molto diverse tra loro.
Il significato della lista dell’Antimafia
La verifica svolta dalla Commissione parlamentare Antimafia riguarda le eventuali violazioni del codice di autoregolamentazione sottoscritto dai partiti. In sostanza, l’organismo parlamentare controlla se tra i candidati figurino persone che, per la loro posizione giudiziaria o per precedenti incarichi amministrativi in Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, non dovrebbero essere presentate nelle liste.
Secondo quanto reso noto, su 28 casi complessivi, 21 candidature risultano incompatibili con le norme di autoregolamentazione, mentre altre 7 riguardano Comuni sciolti per mafia, dove non possono ricandidarsi soggetti che abbiano già ricoperto ruoli come sindaco o assessore.
Il dato politico è rilevante perché la lista coinvolge schieramenti diversi, confermando come il problema non sia confinato a una sola area, ma attraversi trasversalmente il sistema dei partiti.
I candidati sindaci finiti nell’elenco
Tra i nomi che fanno più rumore ci sono quelli di alcuni candidati alla carica di sindaco. Il caso che ha attirato maggiore attenzione è quello di Luigi Gentile, candidato ad Agrigento sostenuto da Democrazia Cristiana, Noi Moderati-Partito Popolare Europeo-Sud Chiama Nord, Lega Agrigento e Prima l’Italia. La contestazione nasce dal fatto che nel marzo 2021 sarebbe stato rinviato a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta.
Altro nome di grande rilievo è quello di Gianluca Festa, candidato ad Avellino con le liste W la libertà, Liberi e forti, Enjoy e Davvero. Nel suo caso, il riferimento è al decreto di giudizio immediato emesso nell’ottobre 2025 dal gip del tribunale di Avellino per reati che comprendono, secondo quanto riportato, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità.
Nell’elenco compare anche Alfio Pillera, candidato a Randazzo, in provincia di Catania, con la lista Trasparenza e legalità. Per lui si richiamano due distinti procedimenti: un rinvio a giudizio del gennaio 2025 per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche aggravata dal metodo mafioso, e un altro rinvio a giudizio, risalente al dicembre 2023, in un procedimento separato per accesso abusivo a sistema informatico.
Sempre a Randazzo risultano impresentabili anche Concetta Carla Luisa Foti, candidata con Responsabilità e futuro, e Gianluca Giuseppe Anzalone, candidato con Si muove la città. In questi casi il motivo non riguarda procedimenti penali indicati nel testo, ma il fatto che abbiano già ricoperto incarichi nell’amministrazione comunale: Foti come assessora, Anzalone anch’egli come assessore.
Lo stesso criterio è stato applicato a Tropea, dove compaiono Giovanni Macrì, candidato con Forza Tropea, e Giuseppe Rodolico, candidato con Insieme per Tropea, entrambi già sindaci del Comune.
L’elenco dei candidati consiglieri segnalati
La parte più ampia della lista riguarda i candidati consiglieri comunali. Ad Afragola, in provincia di Napoli, è stato segnalato Mauro Moccia, candidato con Afragola libera, rinviato a giudizio nel settembre 2022 per più condotte riconducibili alla bancarotta fraudolenta.
Ad Avellino figurano diversi nomi. Massimo Anniversario, candidato con Sceglie Nargi, è indicato per un rinvio a giudizio del novembre 2025 per bancarotta fraudolenta. Maria Maddalena Balbi, candidata con Liberi e forti, è stata rinviata a giudizio nel gennaio 2025 per riciclaggio. Gaetano Dentice, candidato con Fratelli di Avellino, è invece collegato a un rinvio a giudizio del maggio 2024 per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Nello stesso Comune compare anche Ernesto Panariello, candidato con Siamo Avellino, rinviato a giudizio nel dicembre 2022 per più condotte legate alla bancarotta fraudolenta.
A Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, risultano segnalati Anna Padovano Sorrentino, candidata con il Partito Democratico, rinviata a giudizio nel maggio 2019 per turbata libertà degli incanti, e Massimo Palladino, candidato con Nuovi Orizzonti, rinviato a giudizio nell’aprile 2024 per bancarotta fraudolenta.
Ad Enna compare Santina Bennici, candidata con Fratelli d’Italia, rinviata a giudizio nel dicembre 2025 per tentativo di estorsione ed estorsione aggravata.
A Ercolano, nel Napoletano, è stato inserito Giovanni Tagliamonte, candidato con il Partito Democratico, rinviato a giudizio nel novembre 2024 per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
A Imola il nome indicato è quello di Giuseppe Piccini, candidato con Forza Italia, rinviato a giudizio nel maggio 2024 per accesso abusivo a sistema informatico o telematico.
A Melito di Napoli figurano due candidature: Anna Ranucci, candidata con Un patto per Melito, rinviata a giudizio nell’ottobre 2024 per frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico o telematico, e Lucia Roma, candidata con Nuovo CDU Cristiani Democratici Uniti, condannata a un anno e due mesi nell’aprile 2026 per tentata estorsione.
A Messina è stato segnalato Salvatore Saglimbeni, candidato con Amo Messina, rinviato a giudizio per disastro ambientale.
A Portici, in provincia di Napoli, compare Alessandro Alfieri, candidato con il Partito Democratico, condannato in primo grado nel settembre 2024 a tre anni e tre mesi per bancarotta fraudolenta.
A Reggio Calabria figura Eleonora Maria Pia Megale, candidata con il Partito Democratico, rinviata a giudizio nel novembre 2021 per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
A Trani è stato inserito Mauro Verga, candidato con Trani Libera, condannato in primo grado nel dicembre 2021 a tre anni per tentata estorsione aggravata.
A Viareggio compaiono due nomi. Il primo è Tania Dello Margio, candidata con Maria Lina Marcucci sindaca, condannata a due anni, dieci mesi e venti giorni nel novembre 2023 per estorsione, con sentenza confermata in Cassazione nel giugno 2024. Il secondo è Maria Giulia Giuseppina Rao, candidata con Lista Santini Viareggio per Maria Lina sindaca, rinviata a giudizio nell’aprile 2025 per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e nuovamente rinviata a giudizio nel giugno 2025 per accesso abusivo a sistema informatico o telematico.
I casi legati ai Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose
Una parte significativa dell’elenco riguarda poi i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Qui la contestazione non nasce da procedimenti giudiziari pendenti o da condanne, ma dal fatto che alcuni candidati hanno già avuto un ruolo di governo in amministrazioni sciolte.
È il caso di Emilio Emanuele La Piana, candidato a Randazzo con Si muove la città, già assessore del Comune. E ancora di Caterina Marzolo e Greta Trecate, entrambe candidate a Tropea con Forza Tropea, entrambe già assessore del Comune.
Questi casi mostrano come la valutazione dell’Antimafia non si limiti alla dimensione strettamente giudiziaria, ma investa anche il profilo politico-amministrativo delle candidature, soprattutto nei territori segnati da precedenti scioglimenti per mafia.
I partiti coinvolti e il peso politico della vicenda
Guardando l’elenco nel suo insieme, emerge un dato difficile da ignorare: nessuna area politica può dirsi estranea alla questione. Nella lista figurano candidati sostenuti da forze del centrodestra, del centrosinistra e da civiche locali. Ci sono nomi collegati al Partito Democratico, a Fratelli d’Italia, a Forza Italia, alla Lega, a Noi Moderati, oltre a numerose liste civiche.
Questo rende la vicenda ancora più delicata. Perché se da un lato ogni caso ha una sua storia giudiziaria o amministrativa specifica, dall’altro il quadro complessivo restituisce l’immagine di una selezione delle candidature che continua a mostrare falle evidenti. E proprio alla vigilia del voto, quando la credibilità delle liste dovrebbe essere un punto di forza, il lavoro della Commissione Antimafia finisce invece per accendere interrogativi scomodi sulla capacità dei partiti di rispettare i criteri che essi stessi si sono dati.
Il caso Avellino e quello di Randazzo tra i più pesanti
Tra tutti i Comuni coinvolti, Avellino e Randazzo appaiono quelli maggiormente colpiti dal provvedimento sul piano numerico e simbolico. Avellino vede coinvolti un candidato sindaco e diversi candidati consiglieri, con accuse che spaziano dalla bancarotta alla corruzione, fino al traffico illecito di rifiuti. Una concentrazione che inevitabilmente rischia di segnare il dibattito pubblico locale e di pesare sulla campagna elettorale negli ultimissimi giorni.
Anche Randazzo presenta un quadro particolarmente complesso, tra candidati sindaci e consiglieri, alcuni dei quali segnalati per ragioni giudiziarie e altri per il precedente ruolo amministrativo ricoperto in un Comune sciolto. È un intreccio che rende evidente quanto la questione della qualità delle candidature resti centrale soprattutto nei territori più fragili.
La campagna elettorale si chiude sotto pressione
L’elenco degli impresentabili non cancella il confronto politico sui programmi, ma ne modifica inevitabilmente il tono. Da qui al voto, in molte città il tema non sarà soltanto chi governerà, ma anche con quale livello di credibilità e con quali garanzie sul piano etico e istituzionale.
La diffusione dei nomi da parte della Commissione Antimafia arriva infatti in un momento delicatissimo, quando i partiti sono chiamati a difendere le proprie scelte e gli elettori a valutare non solo le promesse, ma anche il profilo di chi si candida a rappresentarli. È un richiamo severo, che riporta al centro un principio spesso evocato ma non sempre applicato fino in fondo: la trasparenza nella selezione della classe dirigente.
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Alla vigilia delle amministrative 2026, la lista dei 28 impresentabili individuati dall’Antimafia pesa come un macigno sul finale della campagna elettorale. Non è soltanto un elenco di nomi e contestazioni: è lo specchio di una fragilità politica che continua a riemergere ogni volta che si aprono le urne. Dai candidati sindaci ai consiglieri, dai grandi partiti alle civiche locali, il messaggio che arriva da questa vicenda è netto: la qualità delle candidature resta una delle vere questioni aperte della politica italiana. E ancora una volta, proprio nel momento in cui si chiede fiducia ai cittadini, emergono ombre che finiscono per mettere in discussione la serietà delle scelte compiute.



















