Il voto nelle Marche, con la conferma di Francesco Acquaroli (FdI) e la sconfitta di Matteo Ricci (PD-M5S), non rappresenta solo l’ennesima affermazione del centrodestra nelle regioni italiane. Segna anche una svolta nel dibattito interno all’opposizione: il vero vincitore, pur restando fuori dalle urne marchigiane, potrebbe essere Giuseppe Conte.
Un risultato che indebolisce il PD
La sconfitta del candidato unitario del centrosinistra a Pesaro, sostenuto da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, riapre le fratture dentro il cosiddetto campo largo. Nonostante gli sforzi della segretaria Elly Schlein, l’elettorato non ha premiato l’alleanza. Il PD si ferma intorno al 20%, mentre i 5 Stelle restano marginali con un risultato vicino al 4-5%.
Per gli analisti, questo dato conferma la crisi di leadership del PD: il partito non riesce a guidare la coalizione né a recuperare consensi fuori dal proprio perimetro.
Conte, il favorito delle primarie del centrosinistra
In questo scenario, come sottolinea anche HuffPost, l’ex presidente del Consiglio appare oggi il vero protagonista dell’opposizione. Populista “al punto giusto”, capace di intercettare umori diversi e di cambiare registro a seconda dei temi, Conte si candida di fatto a diventare il leader più competitivo in vista delle primarie del centrosinistra e delle politiche del 2027.
Il suo profilo resta quello di un politico trasversale, capace di parlare agli elettori delusi della sinistra radicale, ma anche a settori moderati che non si riconoscono più nel PD.
L’egemonia dei 5 Stelle sui temi caldi
Negli ultimi mesi, Conte ha imposto la sua agenda dentro l’opposizione:
sulla politica estera, con una linea fortemente critica verso l’invio di armi e il sostegno militare all’Ucraina;
sulla questione sociale, insistendo sul salario minimo e sulla difesa dei sussidi;
sui diritti civili, con un linguaggio spesso più diretto ed efficace di quello del PD.
Il risultato è che il Movimento 5 Stelle, pur ridimensionato alle regionali, continua a dettare la narrazione politica più di quanto non faccia il partito di Schlein.
Schlein in affanno
La segretaria dem paga la scelta di puntare sulla “testarda unità” senza riuscire a rafforzare l’identità del suo partito. Mentre lei si concentra sul tenere insieme il villaggio del centrosinistra, a dettare la linea sono spesso altri: Conte in primis.
Il voto marchigiano ne è la conferma: nonostante l’alleanza, il centrosinistra non sfonda e si trova di nuovo a inseguire.
Il nodo dell’astensione
Altro dato cruciale è la partecipazione: nelle Marche ha votato appena il 50% degli elettori, in calo di nove punti rispetto al 2020. Un calo che colpisce soprattutto la sinistra e i 5 Stelle, incapaci di mobilitare i propri delusi.
Conte punta a presentarsi come il leader in grado di riportare al voto quella fetta di elettorato che oggi si rifugia nell’astensione.
Verso le politiche del 2027
Il quadro che emerge è chiaro:
Il centrodestra resta compatto e vince quasi ovunque.
Il centrosinistra rischia di implodere se non chiarisce leadership e identità.
Giuseppe Conte si candida a essere il volto del nuovo fronte progressista.
Il paragone con gli anni ’90, quando il PD (allora Pds-Ds) dettava la linea alle altre forze della coalizione, oggi non regge più: l’egemonia si è spostata altrove.
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Dopo il voto nelle Marche, sembra inevitabile l’avvio di una stagione di primarie vere per scegliere il candidato premier dell’opposizione. Per la prima volta, il PD non potrà dare per scontata la leadership.
E se oggi si dovesse votare, il favorito sarebbe proprio Giuseppe Conte. Piaccia o meno, è lui a rappresentare meglio lo spirito, il linguaggio e i contenuti dell’opposizione italiana.



















