Un caso che intreccia politica, affari e montagne.
Nel pieno dei preparativi per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, esplode la polemica sulla decisione di chiudere tutti i rifugi dell’area delle Tofane, nelle Dolomiti, tranne uno: quello legato al compagno della ministra del Turismo Daniela Santanchè, l’imprenditore Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena.
La notizia, riportata da Il Fatto Quotidiano in un articolo di Giuseppe Pietrobelli, è stata rilanciata con toni durissimi da Andrea Scanzi, che su Facebook ha scritto:
“Gioite tutti. Chiudono tutti i rifugi nell’area delle Tofane. L’unico che si salva? Quello del compagno della Santanchè. Sempre così: perché loro sono loro e noi non siamo un ca… Come il Marchese del Grillo.”
Il caso: l’unico rifugio operativo è quello del compagno della ministra
Secondo quanto emerso, per consentire i lavori di preparazione alle gare olimpiche, tutti gli impianti e rifugi dell’area delle Tofane saranno chiusi o resi inaccessibili per diversi mesi, provocando ingenti perdite economiche agli operatori locali.
L’unica eccezione sarebbe rappresentata dal rifugio El Camineto (El Caminet), locale situato in una posizione strategica, di cui è socio Dimitri Kunz, imprenditore e compagno della ministra Santanchè.
Proprio questo rifugio — riporta Il Fatto Quotidiano — sarebbe destinato a diventare un punto logistico di riferimento per gli organizzatori olimpici, restando quindi operativo e in attività mentre le altre strutture saranno chiuse.
La reazione di Scanzi: “Un copione che si ripete”
Il giornalista e opinionista Andrea Scanzi non ha usato mezzi termini nel denunciare quella che definisce “l’ennesima ingiustizia a vantaggio dei potenti”:
“A differenza delle altre strutture, che subiranno danni economici per la chiusura degli impianti, quella di Kunz – compagno della Santanchè – diventerà un punto strategico per gli organizzatori. Sempre così: loro sono loro e noi non siamo un ca…”.
Il riferimento finale di Scanzi alla celebre battuta del Marchese del Grillo di Alberto Sordi (“Io sono io e voi non siete un ca…”) sintetizza il tono di una critica più ampia: quella a un sistema di potere che continua a favorire chi è vicino al governo, anche in contesti che dovrebbero essere gestiti con imparzialità e trasparenza.
Le accuse e le ombre sull’organizzazione olimpica
La vicenda solleva interrogativi anche sul piano istituzionale e amministrativo.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono un evento pubblico finanziato con miliardi di euro di fondi statali e regionali.
La scelta di mantenere aperta una sola struttura — proprio quella riconducibile a un nome legato a un ministro in carica — rischia di trasformarsi in un caso politico.
Al momento non risulta alcuna violazione formale accertata, ma la questione pone seri dubbi di opportunità e di conflitto d’interessi.
In particolare, considerando che la ministra Santanchè — già al centro di polemiche per le inchieste legate alle sue società — mantiene la delega al Turismo, settore strettamente collegato alla gestione delle località montane e degli impianti ricettivi.
Il precedente di Santanchè e il nodo etico
Non è la prima volta che il nome di Daniela Santanchè viene associato a presunti favoritismi o anomalie nella gestione delle attività economiche collegate alla sua sfera personale.
Già nel 2023, la ministra era finita nell’occhio del ciclone per il caso Visibilia, con accuse di mala gestio e ritardi nei pagamenti ai dipendenti.
Ora, la coincidenza tra la chiusura generalizzata dei rifugi e la salvezza dell’unico legato al suo compagno riaccende i sospetti di intrecci tra politica e interessi privati.
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Conclusione: “Loro sono loro, noi no”
La denuncia di Scanzi è diventata virale sui social, raccogliendo migliaia di condivisioni e commenti indignati.
Molti utenti sottolineano come questo episodio rappresenti un simbolo perfetto del privilegio politico in Italia, dove — come scrive il giornalista — “loro sono loro e noi non siamo un ca…”.
Mentre gli operatori turistici delle Dolomiti si preparano a un inverno senza lavoro, resta aperta una domanda:
è giusto che, ancora una volta, chi è vicino al potere riesca a salvarsi, mentre tutti gli altri vengono sacrificati?



















