Ennesima proposta shock della Lega di Salvini – Parte subito la bufera sul Ministro – Assurdo!

Roma, 3 novembre 2025 —
Mentre il Paese affronta una crisi economica, un’inflazione ancora alta e un crollo di fiducia nel governo Meloni, la Lega di Matteo Salvini sceglie un nuovo, singolare terreno di battaglia: fermare la “proliferazione” di parrucchieri e barbieri.
Un disegno di legge depositato alla Camera — a firma del deputato Gianpiero Zinzi, commissario regionale del Carroccio in Campania, e sostenuto dal capogruppo Riccardo Molinari — propone di limitare il numero di licenze rilasciate ogni anno in ciascun Comune per i prossimi cinque anni.

Il testo, ora all’esame della commissione Attività produttive, prevede anche sanzioni fino a 50mila euro per chi esercita la professione senza licenza.
Una misura che ha già scatenato ironie, polemiche e accuse di “assurdità burocratica”.

Cosa prevede la proposta di legge

Secondo la bozza del ddl, sarà il ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con le Regioni e le associazioni di categoria, a decidere ogni anno quante nuove licenze potranno essere rilasciate per Comune.
Il decreto dovrà tener conto di tre parametri principali:

il numero di esercizi già presenti sul territorio,

la popolazione residente,

e la quantità di turisti che visitano l’area.


Il blocco varrà per cinque anni, ma potrà essere aggiornato annualmente.
Chi volesse aprire un nuovo salone dovrà quindi attendere che nel proprio Comune ci siano “posti disponibili” nella quota stabilita.

Il ddl introduce anche incentivi alla chiusura volontaria per chi già possiede un’attività e desidera cessarla, nonché la possibilità di “riconversione” professionale per chi si trova in aree “sature”.

Le sanzioni diventano durissime: da 5mila a 50mila euro per chi lavora senza autorizzazione, con la chiusura immediata del negozio e il divieto di esercitare la professione per cinque anni in caso di recidiva.

Il motivo ufficiale: “Troppi saloni, qualità in calo”

La Lega giustifica la proposta parlando di una “offerta sovrabbondante” di parrucchieri e barbieri, soprattutto nelle città.
Secondo i promotori, questa situazione avrebbe due effetti negativi:

1. una concorrenza eccessiva, che renderebbe difficile mantenere in vita i negozi esistenti;


2. un calo della qualità dei servizi, dovuto alla corsa all’apertura senza adeguata formazione.

 

“Serve un riequilibrio del mercato – si legge nel testo – per tutelare la concorrenza leale e garantire la qualità professionale”.

La realtà dei numeri: nessuna invasione

Ma i dati ufficiali raccontano tutt’altra storia.
Secondo Unioncamere, nel 2023 in Italia erano registrate circa 94mila imprese tra parrucchieri e barbieri, 4mila in meno rispetto al 2018.
La pandemia e l’aumento dei costi energetici hanno già messo in ginocchio il settore, portando centinaia di attività a chiudere.

Nessuna “invasione di forbici”, dunque, ma semmai un comparto che fatica a sopravvivere, soprattutto nei piccoli centri.
Le associazioni di categoria, infatti, segnalano che l’occupazione nel settore dell’acconciatura è calata del 7% negli ultimi cinque anni, mentre i prezzi al pubblico sono aumentati solo marginalmente.

Le reazioni: “Un delirio burocratico, colpisce i piccoli artigiani”

Le critiche non si sono fatte attendere.
Tra gli operatori del settore c’è sconcerto e rabbia per una proposta definita da molti “incomprensibile”.

Confartigianato Benessere ha commentato con durezza:

“Invece di sostenere un comparto già in crisi, si vuole limitarne la libertà d’impresa. È un accanimento inspiegabile verso chi lavora, spesso da solo, e paga tasse e contributi.”

Sui social, la proposta è stata accolta con ironica indignazione:
meme e battute sul “contingentamento dei tagli” si moltiplicano, mentre molti utenti accusano la Lega di distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese.

“Mentre gli stipendi stagnano e i prezzi aumentano, la priorità della Lega sono i parrucchieri. È l’ennesimo delirio ideologico di un partito che non sa più cosa inventarsi per far parlare di sé”, si legge in un commento virale.

Una legge contro il libero mercato

Anche alcuni economisti hanno sottolineato l’incongruenza del provvedimento.
“Introdurre un tetto alle licenze commerciali – spiega un docente di diritto dell’economia – viola il principio di libera concorrenza e rischia di aprire la strada a favoritismi locali e burocrazia paralizzante.
Il rischio è che a beneficiarne siano pochi saloni consolidati, a scapito dei giovani imprenditori che vorrebbero iniziare.”

In altre parole, la misura che la Lega dice di voler introdurre “per difendere la concorrenza” finirebbe per ucciderla, creando un mercato chiuso e stagnante.

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Dopo la proposta sul permesso di soggiorno a punti per i minori stranieri e l’emendamento per vietare l’educazione sessuale a scuola, la nuova crociata del Carroccio contro i parrucchieri e i barbieri appare come l’ennesimo cortocircuito politico di un partito sempre più lontano dalle priorità del Paese.

“La Lega – scrive un commentatore – ha trasformato la politica in un barbiere della realtà: taglia a caso, ma non aggiusta niente.”

Con la disoccupazione giovanile in aumento, le famiglie schiacciate dalle bollette e la fiducia nel governo Meloni ai minimi storici, la proposta di limitare le licenze per chi apre un negozio di parrucchiere suona come una caricatura del potere.

L’Italia, ancora una volta, si trova a discutere di un falso problema, mentre quelli veri restano senza risposta.
Un “ennesimo delirio” normativo che — tra ironia e indignazione — racconta perfettamente il cortocircuito politico di questo governo.

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