Enzo Iacchetti torna a intervenire nel dibattito politico con parole durissime contro Roberto Vannacci e Matteo Salvini. Intervistato dal giornalista Andrea Scanzi durante il festival “Naturalmente Pianoforte”, a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, il conduttore e attore ha attaccato le posizioni sulla cosiddetta “remigrazione” e ha lanciato una provocazione destinata a far discutere.
“Io vorrei che i pomodori in Puglia in agosto venissero raccolti da quelli che vogliono la remigrazione. Sogno di vedere Vannacci e Salvini sudare, a un euro all’ora”, ha affermato Iacchetti nel corso dell’incontro.
Una frase pronunciata in tono polemico, con la quale l’artista ha voluto richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro spesso durissime vissute da migliaia di braccianti stranieri impiegati nei campi italiani.
L’attacco alla “remigrazione”
Al centro dell’intervento di Iacchetti c’è il tema della remigrazione, espressione utilizzata in alcuni ambienti politici per indicare il ritorno nei Paesi d’origine di una parte degli immigrati presenti sul territorio nazionale.
Il termine è diventato negli ultimi tempi uno dei punti più controversi del dibattito politico, soprattutto dopo essere stato rilanciato da Roberto Vannacci e da esponenti della destra radicale.
Iacchetti ha contestato questa impostazione ricorrendo a un’immagine concreta: quella della raccolta dei pomodori nelle campagne pugliesi durante le settimane più calde dell’anno. Un lavoro fisicamente pesante, spesso svolto da lavoratori stranieri e in alcuni casi segnato da salari bassissimi, sfruttamento, caporalato e condizioni abitative precarie.
La provocazione rivolta a Vannacci e Salvini vuole dunque mettere in evidenza, secondo il ragionamento dell’artista, la distanza tra la retorica politica contro l’immigrazione e la realtà di interi settori produttivi che dipendono in maniera rilevante dalla manodopera straniera.
“Vorrei vederli sudare a un euro l’ora”
La parte più forte dell’intervento è quella in cui Iacchetti immagina Vannacci e Salvini impegnati direttamente nei campi.
“Sogno di vedere Vannacci e Salvini sudare, a un euro all’ora”, ha dichiarato.
Il riferimento al compenso simbolico di un euro all’ora serve a denunciare le condizioni di sfruttamento che possono verificarsi nell’agricoltura e a evidenziare quanto spesso il lavoro degli immigrati venga considerato indispensabile ma, nello stesso tempo, scarsamente tutelato e mal retribuito.
Non si tratta di una proposta politica concreta, ma di una provocazione con cui Iacchetti intende rovesciare la prospettiva: chi sostiene politiche drastiche di espulsione dovrebbe, secondo lui, confrontarsi personalmente con i lavori che vengono normalmente svolti da coloro che si vorrebbero allontanare.
Il ruolo degli artisti nel dibattito pubblico
Durante l’intervista, Iacchetti ha affrontato anche una questione più ampia: il diritto, e in alcuni casi il dovere, degli artisti di prendere posizione sui grandi temi politici e sociali.
Secondo il conduttore, chi lavora nel mondo dello spettacolo non dovrebbe necessariamente limitarsi all’intrattenimento o evitare di esprimere giudizi per paura delle polemiche.
Iacchetti ha rivendicato la possibilità di schierarsi apertamente, anche a costo di dividere il pubblico o di attirare critiche. Una posizione che si inserisce in un confronto ricorrente sul rapporto tra cultura, spettacolo e politica.
Da una parte c’è chi ritiene che artisti e personaggi televisivi debbano mantenere una certa neutralità; dall’altra chi sostiene che la notorietà comporti anche la responsabilità di intervenire quando sono in gioco diritti, guerre, migrazioni o questioni umanitarie.
Il precedente scontro televisivo sul conflitto a Gaza
Nel corso dell’incontro con Scanzi, Iacchetti ha ricordato anche il duro confronto avuto in televisione con Eyal Mizrahi, presidente dell’associazione Amici d’Israele, durante una trasmissione condotta da Bianca Berlinguer.
In quell’occasione il dialogo era degenerato, con Iacchetti che aveva reagito in modo particolarmente acceso a una frase pronunciata dall’interlocutore. Il conduttore aveva utilizzato un insulto e aveva minacciato di raggiungerlo fisicamente, provocando immediate polemiche.
Riprendendo quell’episodio, Iacchetti ha rivendicato la scelta di essersi schierato sulla situazione nella Striscia di Gaza e di aver espresso apertamente la propria indignazione.
L’artista ha descritto il conflitto come un tema sul quale non sarebbe possibile, a suo giudizio, mantenere una posizione neutrale.
La critica a Francesco De Gregori
Nel ragionamento sul ruolo degli artisti, Iacchetti ha rivolto una critica anche a Francesco De Gregori.
Il riferimento riguarda la posizione del cantautore sul rapporto tra musica, arte e impegno politico. Iacchetti ha contestato l’idea che un artista possa o debba sottrarsi al confronto sui temi più divisivi.
Per il conduttore, la libertà artistica comprende anche il diritto di schierarsi e di utilizzare la propria visibilità per denunciare ciò che si ritiene ingiusto.
La critica a De Gregori si inserisce quindi in una riflessione più ampia: non tutti gli artisti devono necessariamente esprimere la stessa opinione, ma nessuno dovrebbe essere accusato di uscire dal proprio ruolo soltanto perché interviene nel dibattito pubblico.
Una provocazione che riaccende lo scontro politico
Le parole contro Vannacci e Salvini sono destinate ad alimentare nuove polemiche.
Il riferimento alla raccolta dei pomodori e al salario di un euro all’ora contiene infatti una critica diretta non soltanto ai due leader politici, ma all’intera impostazione che propone la remigrazione come risposta ai problemi dell’immigrazione.
Iacchetti suggerisce che dietro gli slogan esista una realtà economica e sociale molto più complessa. Interi comparti produttivi, dall’agricoltura alla logistica, dall’edilizia all’assistenza alle persone, utilizzano in misura significativa lavoratori stranieri.
Una politica migratoria credibile, secondo questa prospettiva, dovrebbe quindi affrontare contemporaneamente il controllo degli ingressi, la regolarizzazione del lavoro, la lotta al caporalato e la tutela dei diritti.
Il problema dello sfruttamento nei campi
La provocazione di Iacchetti richiama indirettamente una delle questioni più gravi del mercato del lavoro italiano: lo sfruttamento dei braccianti agricoli.
In diverse aree del Paese, soprattutto nei periodi di raccolta, lavoratori italiani e stranieri possono trovarsi in condizioni di forte vulnerabilità. Turni estenuanti, alte temperature, paghe molto basse, trasporti non sicuri e alloggi inadeguati sono fenomeni più volte denunciati da sindacati, associazioni e inchieste giornalistiche.
Il ricorso a manodopera irregolare rende inoltre più difficile controllare il rispetto dei contratti e delle norme sulla sicurezza.
Quando Iacchetti parla di lavorare “a un euro l’ora”, utilizza una formula volutamente estrema per denunciare una realtà nella quale il valore del lavoro può essere drasticamente ridotto e la dignità dei lavoratori messa in discussione.
Il confronto con le posizioni di Vannacci
Roberto Vannacci ha costruito una parte importante della propria proposta politica attorno ai temi dell’identità nazionale, dell’immigrazione e della sicurezza.
La sua crescita nei sondaggi e la nascita di Futuro Nazionale hanno dato maggiore visibilità a concetti come quello di remigrazione, aprendo un confronto anche all’interno del centrodestra.
Iacchetti contesta radicalmente questo approccio. La sua posizione parte dall’idea che non si possa discutere di immigrazione senza riconoscere il contributo economico e sociale offerto da chi vive e lavora in Italia.
La contrapposizione è quindi netta: da una parte una linea che insiste sul ritorno degli immigrati nei Paesi d’origine, dall’altra la richiesta di riconoscere il loro ruolo e combattere lo sfruttamento.
Salvini chiamato direttamente in causa
La provocazione coinvolge anche Matteo Salvini, da anni protagonista del dibattito politico sull’immigrazione.
Il leader della Lega ha costruito una parte significativa della propria identità politica sulla richiesta di maggiore controllo delle frontiere, sui rimpatri e sulla lotta all’immigrazione irregolare.
Accostando Salvini a Vannacci, Iacchetti attribuisce ai due una visione simile, pur in presenza di percorsi politici differenti e di rapporti non sempre semplici tra la Lega e il movimento dell’ex generale.
Il messaggio dell’artista è comunque chiaro: chi utilizza il tema migratorio per ottenere consenso dovrebbe confrontarsi con le conseguenze concrete delle proprie proposte.
Tra satira, politica e indignazione
Lo stile utilizzato da Enzo Iacchetti mescola provocazione, satira e indignazione.
La frase sui pomodori non è presentata come una soluzione al problema migratorio, ma come un modo per evidenziare una contraddizione e stimolare il pubblico.
È un linguaggio volutamente diretto, che può essere giudicato efficace da chi condivide la sua posizione e offensivo o semplicistico da chi la contesta.
In ogni caso, l’intervento dimostra ancora una volta come il dibattito politico italiano sia sempre più attraversato da dichiarazioni forti, pensate per circolare rapidamente sui social e diventare oggetto di confronto immediato.
Le parole di Iacchetti dividono inevitabilmente l’opinione pubblica.
I sostenitori dell’artista vedono nella sua provocazione una denuncia delle condizioni di sfruttamento e una risposta alla propaganda contro gli immigrati. I critici, invece, possono considerarla un attacco personale nei confronti di Vannacci e Salvini e una semplificazione di un problema complesso.
Al di là delle reazioni, il tema sollevato resta centrale: come conciliare la gestione dei flussi migratori con le esigenze del mercato del lavoro e con la tutela della dignità delle persone.
La frase pronunciata a Pratovecchio riporta l’attenzione proprio su questa contraddizione: molti lavoratori stranieri vengono descritti come una presenza da respingere, ma allo stesso tempo risultano indispensabili in numerosi settori dell’economia italiana.
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L’intervento di Enzo Iacchetti va letto come un attacco politico, ma anche come una denuncia sociale.
Dietro la provocazione rivolta a Vannacci e Salvini c’è la richiesta di guardare alla realtà dei campi, dei lavoratori e delle condizioni in cui vengono prodotti molti beni consumati quotidianamente.
Il dibattito sull’immigrazione non può essere ridotto a una contrapposizione tra accoglienza indiscriminata ed espulsioni di massa. Deve affrontare sicurezza, legalità, integrazione, lavoro e diritti.
Iacchetti ha scelto un linguaggio duro e volutamente divisivo per ricordare che dietro la parola “remigrazione” ci sono persone reali, famiglie e lavoratori. La sua frase farà discutere, ma pone una domanda concreta: chi raccoglierebbe quei pomodori, sotto il sole di agosto, nelle condizioni che ancora oggi vengono denunciate in molte campagne italiane?




















