Nuova bufera televisiva attorno a Enzo Iacchetti, protagonista di un acceso intervento durante la puntata di È sempre Cartabianca su Rete 4, condotta da Bianca Berlinguer.
Il comico e conduttore, ormai figura di riferimento per una parte del pubblico filo-palestinese, è tornato a commentare il fragile cessate il fuoco tra Israele e Hamas, mostrando scetticismo e disillusione:
> “Secondo me questa pace è solo una firma di Donald Trump per i fatti suoi. Lo spero, ma non ci credo per niente.”
“Non credo che quest’odio terminerà”
Mentre la fase due dell’accordo per la transizione a Gaza sta prendendo forma, con la creazione del Board internazionale che dovrà gestire la ricostruzione, Iacchetti ha espresso tutta la sua amarezza per la situazione nella Striscia:
“Sono sconvolto dalle immagini che ho visto. La gioia di chi riabbraccia il proprio figlio è comprensibile, anche tra i prigionieri israeliani. Ma questa storia esiste da quando ero piccolo: non credo che quest’odio terminerà.”
Un commento che ha trovato alcuni applausi tra il pubblico, ma che ha rapidamente scatenato polemiche sui social per il tono scettico e fatalista.
“È tutto finto, Trump ha fatto costruire gli edifici distrutti”
Il momento più controverso è arrivato quando Iacchetti ha messo in dubbio la genuinità delle immagini che mostrano il ritorno dei prigionieri palestinesi nelle proprie case, dopo il cessate il fuoco:
“Tornano a casa? Dove? Quale casa? Le avete viste le case?”, ha detto con tono sarcastico.
“C’è chi dice che sia tutto finto, che Trump abbia fatto costruire questi edifici ridotti così da bombe, missili e droni. Secondo me, con il primo fiammifero che si accende, riparte tutto quanto.”
Un’uscita durissima, che ha lasciato spiazzati anche gli altri ospiti in studio, alimentando un clima già carico di tensione.
Il contesto: dopo lo scontro con il mondo pro-Israele
Le parole di Iacchetti arrivano a pochi giorni dal suo precedente scontro televisivo con un rappresentante del mondo pro-Israele, sempre nel talk di Berlinguer.
Da allora il conduttore è finito nel mirino di accuse di parzialità e disinformazione, mentre una parte del pubblico lo ha elevato a simbolo della “voce controcorrente”.
Durante la diretta, Iacchetti ha mostrato un tono veemente e visibilmente carico di tensione, segno che la ferita del dibattito resta apertissima.
“Questa pace – ha aggiunto – è solo un foglio firmato. Al primo incidente, si torna a combattere. È come spegnere un incendio con la benzina.”
Un commento che divide: tra consenso e sdegno
Le dichiarazioni di Iacchetti hanno generato reazioni immediate.
Sui social c’è chi parla di “verità scomoda detta in faccia”, e chi lo accusa invece di minimizzare un processo diplomatico delicatissimo, in un momento in cui ogni parola può pesare sulla fragile tregua in corso.
Anche diversi analisti hanno commentato la frase sulla “firma di Trump”, leggendola come una critica politica alla regia americana della pace, che secondo Iacchetti celerebbe un disegno strategico più ampio.
“Dietro l’apparente concordia – scrive The Social Post – Iacchetti lascia intendere l’idea di un piano politico costruito altrove, dove la pace è solo un atto di facciata.”
Il comico, che da anni alterna l’ironia alla denuncia civile, torna così al centro del dibattito politico con parole che rompono il linguaggio convenzionale dei talk show.
Una provocazione amara, che riflette il disincanto di molti spettatori ma anche il rischio di alimentare sospetti e tensioni.
Mentre Gaza cerca di ricostruire, Iacchetti sembra voler dire che la vera ricostruzione è quella della fiducia, ma per ora — conclude —
“Basta una scintilla, e tutto può tornare a bruciare.”
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Il “caso Iacchetti” è la cartina di tornasole di un dibattito esaurito a slogan e sospetti: tra satira, indignazione e letture complottiste, il rischio è smarrire i fatti mentre la tregua resta fragilissima. La sua provocazione intercetta un sentimento diffuso di sfiducia, ma in tv — specie su guerra e diplomazia — le parole pesano quanto i fatti che descrivono. Se l’obiettivo è non spegnere la fiducia “con la benzina”, servono verifica, responsabilità e misura: ai conduttori nel moderare, agli ospiti nel argomentare, al pubblico nel chiedere prove. Solo così la discussione resta utile e non diventa l’ennesima miccia in un clima già infiammabile.


















