Enzo Iacchetti risponde all’attacco di Antonio Tajani in diretta da Berlinguer – VIDEO EPICO

L’attacco del ministro degli Esteri

Il dibattito su Gaza si accende anche negli studi televisivi. Durante l’ultima puntata di È sempre Cartabianca su Rete 4, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scelto la linea dell’attacco personale contro Enzo Iacchetti, da settimane voce critica sul conflitto. “Il signor Iacchetti parla senza conoscere le cose. Basta bugie, basta fare propaganda politica sulla pelle della popolazione civile a Gaza”, ha detto il titolare della Farnesina.

Secondo Tajani, non è vero che il governo italiano sia rimasto inattivo: “Noi abbiamo mandato decine di tonnellate di beni alla popolazione palestinese, siamo il Paese che ha accolto il maggior numero di rifugiati da Gaza. Iacchetti fa il comico benissimo, poi si fa eleggere e viene a parlare di politica senza conoscere nulla”.

Parole che hanno destato indignazione e che hanno aperto un nuovo fronte politico e mediatico: la delegittimazione del dissenso, soprattutto se espresso da chi non appartiene alla classe politica.

La risposta di Iacchetti: “Non sono un violento”

Iacchetti non è rimasto in silenzio. Tornato in trasmissione dopo la lite della scorsa settimana con Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, ha ribadito con fermezza la sua posizione: “Quando uno mi dice definisci bambino non si può rispondere diplomaticamente. Non sono un violento, non uccido nemmeno le mosche. Non avrei torto nemmeno un capello a quel signore”.

Per l’attore e conduttore, il punto resta uno solo: “Il contraddittorio può esistere in un incidente stradale tra due automobilisti. Ma quando c’è un genocidio riconosciuto da tutti, il contraddittorio non esiste”.

Il diritto di parola non è dei soli politici

Le frasi di Tajani hanno sollevato un problema più ampio: il diritto di esprimersi. L’idea che “solo i politici possano parlare di politica” stride con i principi democratici. Artisti, intellettuali e cittadini comuni hanno pieno diritto di dire la loro su un tema che riguarda la vita e la morte di migliaia di civili.

La retorica del “comico faccia il comico” è vecchia quanto il potere stesso e serve a screditare chi osa denunciare verità scomode. Ma la forza delle parole di Iacchetti, arrivate dritte alle piazze, dimostra che oggi la credibilità può appartenere più a un artista che a un ministro.

Minacce, piazze e solidarietà

Da giorni, Iacchetti è diventato un simbolo delle manifestazioni per Gaza. “Non potevo immaginare che a Milano, Roma o Bologna ci fosse la mia fotografia nelle manifestazioni per Gaza”, ha raccontato. Ma insieme alla solidarietà sono arrivate anche le minacce: “Uno mi ha scritto persino l’orario in cui mi viene a uccidere. C’è la polizia postale, su queste cose non si scherza”.

Le sue parole risuonano nelle piazze italiane, che sabato scorso hanno visto mezzo milione di persone manifestare in 82 città per chiedere la fine delle stragi e un cambio radicale della politica estera.

Il vuoto del governo italiano

L’attacco a Iacchetti non riesce a nascondere la sostanza: il governo Meloni non ha assunto alcuna posizione incisiva per fermare il massacro a Gaza. Non è stato sospeso l’export di armi verso Israele, non sono state promosse sanzioni vere contro il governo Netanyahu e non c’è stato alcun passo concreto verso il riconoscimento dello Stato di Palestina, sempre definito “prematuro” e “controproducente”.

Limitarsi a inviare aiuti umanitari non basta: “tonnellate di beni” non fermano le bombe. È un gesto minimo, quasi obbligato, che non può essere usato come alibi politico.

Una voce scomoda che divide ma resiste

Iacchetti sa che le sue posizioni hanno un prezzo anche personale e professionale: “Ho contratti teatrali fino al 2028, ma da quando parlo sul web fatico ad avere gli stessi inviti dello scorso anno. Molti non mi chiamano perché temono che io mi metta a tirare frecciate durante uno spettacolo”.

Eppure il comico non arretra. La sua voce divide, ma proprio per questo rompe il silenzio e costringe la politica a misurarsi con la realtà.

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VIDEO: il boomerang di Tajani

Alla fine, l’offensiva verbale di Tajani si è trasformata in un boomerang. Invece di spegnere il dibattito, ha rafforzato la figura di Iacchetti come simbolo di una società civile che non si rassegna.

Un governo che accusa gli artisti di “non sapere nulla” mentre evita di assumere responsabilità politiche concrete appare sempre più distante dal Paese reale. E oggi, paradossalmente, un comico che denuncia un genocidio risulta più serio, credibile e umano di chi, da ministro, preferisce insultare anziché agire.

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