ESCLUSIVO – Avvistamento shock a Montecitorio di AD Rai con FDI? Ecco cosa hanno scoperto

Avvistamento che fa rumore a Montecitorio. Nel primo pomeriggio di martedì 28 ottobre, Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai, è stato visto entrare nella sede dei gruppi parlamentari di via degli Uffici del Vicario, a due passi dalla Camera dei Deputati.
Un dettaglio non da poco: nello stesso palazzo ha sede anche il gruppo di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni.

Secondo quanto riportato da Domani, Rossi avrebbe incontrato Francesco Filini, capogruppo FdI in commissione di Vigilanza Rai e figura di fiducia del premier e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, tra i principali registi della politica meloniana sulla televisione pubblica.

Un incontro riservato, ma dal peso politico evidente, che arriva in un momento delicatissimo per la Rai e per la maggioranza.

La versione ufficiale: “Si è parlato di riforma e legge di Bilancio”

Dall’azienda di Viale Mazzini è arrivata una nota nel pomeriggio che prova a smorzare le polemiche:

“L’ad Rossi ha intrattenuto interlocuzioni sulla riforma legislativa, sul Media Freedom Act e sulla legge finanziaria.”

In altre parole, un incontro istituzionale per discutere dei provvedimenti che riguardano il futuro della televisione pubblica e il suo finanziamento.
Rossi, ricordano dalla Rai, ricopre ad interim anche il ruolo di direttore delle relazioni istituzionali, dopo la nomina di Angela Mariella alla Direzione editoriale per l’offerta informativa (Deoi).

Ma dietro la formalità della nota, la tempistica e il luogo dell’incontro sollevano più di un sospetto.

Riforma Rai e canone al centro del confronto politico

Secondo indiscrezioni raccolte a Montecitorio, tra i temi trattati ci sarebbe anche la posizione del governo sulla riforma della governance Rai e la questione, sempre calda, del canone di abbonamento.

Fratelli d’Italia – da sempre vicino ai vertici aziendali – spinge per stabilizzare il canone e garantire un flusso di risorse costante per la tv pubblica, anche per difendere la posizione dell’ad Rossi.
Al contrario, la Lega continua a fare della riduzione del canone una battaglia identitaria, specie in vista delle prossime campagne elettorali.

Un braccio di ferro che si era già visto lo scorso anno, quando la manovra si chiuse con un taglio netto alle risorse Rai, costringendo Viale Mazzini a operare tagli e ridimensionamenti nei palinsesti.
Ora, con la nuova legge di Bilancio in arrivo, il rischio di un nuovo scontro interno alla maggioranza è concreto.

Usigrai: “Tempismo inopportuno e silenzi inaccettabili”

Durissima la reazione del sindacato dei giornalisti Rai, Usigrai, che ha definito l’incontro “istituzionalmente inopportuno”.
In una nota diffusa in serata, l’associazione scrive:

“Apprendiamo dalla stampa della visita dell’amministratore delegato della Rai nella sede parlamentare, con un tempismo quantomeno inopportuno alla vigilia della riunione dell’Ufficio di Presidenza della commissione di Vigilanza che deve decidere se convocare il conduttore di Report Sigfrido Ranucci.”

Un richiamo pesante, soprattutto perché l’episodio arriva a ridosso della discussione sulla possibile audizione di Ranucci in Vigilanza, dopo l’attacco mediatico e politico che ha seguito la trasmissione dell’audio tra il ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini.

L’Usigrai sottolinea inoltre il “silenzio” di Rossi su altri episodi recenti, come le dichiarazioni della capo ufficio stampa Rai durante un convegno al Cnel il 12 ottobre:

“Rispecchiano o meno la posizione dell’azienda?”, si chiede il sindacato.

Il caso Report e il gelo tra Viale Mazzini e il governo

Non è un caso che il nome di Sigfrido Ranucci ritorni in questo contesto.
Il conduttore di Report è nel mirino di Fratelli d’Italia e Lega da settimane, dopo l’inchiesta sul rapporto tra il ministro Sangiuliano e ambienti imprenditoriali vicini al governo.
La trasmissione, giudicata “scomoda” da diversi esponenti della maggioranza, è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare da parte di FdI, che l’ha definita “un programma ridotto a costruire teoremi fini a se stessi”.

La Rai, in un primo momento, aveva difeso la legittimità della messa in onda, ma non ha ancora annunciato se presenterà ricorso contro la sanzione del Garante per la privacy.
Una situazione di stallo che alimenta il sospetto di pressioni politiche sulla redazione.

Gli altri dossier sul tavolo

Secondo fonti interne, l’incontro tra Rossi e Filini non si sarebbe limitato alla legge di Bilancio.
Tra i temi trattati anche:

la riattivazione della commissione di Vigilanza Rai, ferma da mesi;

il “caso Ghiglia”, il consigliere del Garante Privacy filmato da Report mentre entrava nella sede di Fratelli d’Italia;

le tensioni interne ai palinsesti, dai cali di ascolto di Domenica In e Ballando con le Stelle al duello tra Affari Tuoi e la nuova Ruota della Fortuna.


Un mosaico complesso che dimostra come la Rai resti, anche sotto l’era Meloni, un terreno di battaglia politica e mediatica.

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Conclusione: la Rai tra politica e vigilanza

Il vertice riservato tra l’ad Rossi e il capogruppo meloniano Filini, nel cuore di Montecitorio, conferma ancora una volta quanto sia sottile la linea di confine tra la Rai come servizio pubblico e la Rai come terreno di influenza politica.

Mentre i partiti litigano sul canone e sulla riforma della governance, il sindacato dei giornalisti chiede trasparenza, e l’opinione pubblica continua a interrogarsi su un’azienda che dovrebbe garantire indipendenza, ma che appare sempre più schiacciata tra logiche di potere e manovre di palazzo.

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