Fabio Panetta lancia l’allarme: “L’Italia si è fermata all’1% di crescita, ora bisogna prepararsi alla fine dei fondi europei”. Il Piano di Ripresa, voluto da Conte, resta l’unico motore economico del Paese
ROMA –
“È essenziale innalzare stabilmente il ritmo di crescita dell’economia oltre quell’1% stentato su cui sembriamo esserci assestati, preparando fin d’ora il terreno per la fase in cui non saranno più disponibili i fondi del PNRR.”
Con queste parole, pronunciate alla Giornata Mondiale del Risparmio, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha lanciato un monito chiaro: la crescita italiana è ferma, e senza il Piano di Ripresa e Resilienza – ideato e avviato dal governo Conte – l’economia rischia di collassare.
Un messaggio che suona come una smentita implicita della propaganda economica dell’esecutivo Meloni, che continua a rivendicare “una stagione di crescita solida e duratura”.
Panetta: “Crescita stentata, dobbiamo prepararci al dopo-PNRR”
Nel suo intervento, Panetta ha fotografato con lucidità la fase di stagnazione in cui si trova l’Italia:
“Ora dobbiamo volgere l’attenzione alla crescita. L’espansione della domanda interna è decisiva e per conseguirla occorre rafforzare la capacità innovativa del sistema produttivo, orientando le risorse verso investimenti ad alto contenuto tecnologico.”
Parole che ribadiscono un concetto già espresso in diverse sedi internazionali: l’Italia ha sfruttato i fondi europei come un sostegno temporaneo, ma non ha ancora costruito una strategia di crescita autonoma e strutturale.
Secondo Bankitalia, con la fine del PNRR – prevista entro il 2026 – il Paese rischia un “rallentamento strutturale” della produttività, aggravato da salari stagnanti, calo demografico e bassa spesa in innovazione.
Il PNRR, l’eredità di Conte che ha tenuto in piedi il PIL
Il monito di Panetta conferma ciò che Giuseppe Conte sostiene da mesi: la crescita italiana post-pandemia è dovuta quasi esclusivamente al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ideato e negoziato dal suo governo nel 2020-2021, in piena crisi economica e sanitaria.
Grazie a quell’accordo, l’Italia ottenne 209 miliardi di euro tra fondi europei e prestiti agevolati, la quota più alta mai ricevuta da un singolo Paese dell’Unione.
Il piano, fondato su investimenti in transizione ecologica, digitalizzazione, infrastrutture e istruzione, ha sostenuto il PIL tra il 2021 e il 2024, portando la crescita al 6,7% cumulato nel biennio post-Covid.
Conte lo aveva definito “una rivoluzione industriale per l’Italia”, ma già nel 2023 aveva avvertito:
“Se non si mantiene la tabella di marcia, se i progetti si bloccano o si politicizzano, la crescita tornerà a zero.”
Ed è esattamente ciò che oggi conferma la Banca d’Italia.
Dati impietosi: PIL in frenata e investimenti fermi
I dati diffusi da Bankitalia e Istat mostrano una tendenza preoccupante:
Il PIL italiano cresce dell’1% nel 2025, dopo il +0,9% del 2024.
Gli investimenti pubblici finanziati dal PNRR coprono quasi il 70% della crescita attuale.
La spesa privata resta stagnante, schiacciata da inflazione e calo del potere d’acquisto.
Con l’esaurimento dei fondi europei nel 2026, non esiste ad oggi un piano di sostituzione: nessuna misura di investimento strutturale, nessun fondo nazionale capace di replicare l’effetto propulsivo del Recovery Fund.
“L’economia si regge ancora su quei finanziamenti – spiegano da Bankitalia – ma l’inerzia politica e i ritardi amministrativi rischiano di neutralizzarne gli effetti.”
L’allarme sulla produttività e sul rischio “decrescita programmata”
Panetta ha insistito anche sul nodo della produttività, da trent’anni stagnante, e sulla necessità di “rafforzare la capacità innovativa del sistema produttivo”.
Ma senza un quadro di stabilità e una politica industriale di lungo periodo, gli investimenti rischiano di evaporare insieme ai fondi europei.
Secondo le proiezioni del Centro Studi di Confindustria, dal 2027 la crescita italiana potrebbe scendere sotto lo 0,5%, con il rischio concreto di una “decrescita programmata”.
Un’ipotesi che ricalca quanto denunciato da Conte a luglio 2024:
“Finito il PNRR, finirà anche la crescita. Lo dicevo un anno fa e ora lo conferma la Banca d’Italia. Questo governo non ha una visione, né un piano alternativo.”
Una conferma politica, oltre che economica
Le parole del governatore arrivano in un momento delicatissimo per il governo Meloni, impegnato nella manovra economica 2026 tra tagli, deficit elevato e tensioni con Bruxelles.
Nonostante le rassicurazioni della premier, le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso anche dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Commissione Europea.
Bankitalia si unisce ora al coro degli organismi che chiedono una svolta industriale vera, e non più “un elenco di bonus e slogan”.
“Se il PNRR di Conte ha garantito ossigeno – osservano gli analisti – il governo Meloni non ha ancora costruito un sistema che possa respirare da solo.”
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Conclusione: un Paese senza motore
La fotografia di Panetta è chiara: l’Italia è ferma, e presto rischia di tornare indietro.
Senza nuovi investimenti pubblici e privati, senza una strategia tecnologica e senza il PNRR, la crescita dell’1% è destinata a dissolversi.
È la conferma di ciò che l’ex premier Giuseppe Conte aveva avvertito da tempo:
“Non si può vivere di rendita sul lavoro fatto. Il PNRR non è eterno, ma il governo si comporta come se lo fosse.”
Ora lo dice anche la Banca d’Italia. E, per la prima volta, la politica economica del governo Meloni appare nuda di fronte ai numeri: finito il piano di rilancio europeo, finisce anche la crescita dell’Italia.



















